Basilicata: “90 famiglie sull’orlo del baratro. Il Ministro Urso intervenga”. Le richieste

“Ho scritto al Ministro Urso perché non posso restare in silenzio davanti a novanta lavoratori e lavoratrici che da mesi presidiano giorno e notte i cancelli di uno stabilimento svuotato dai macchinari, in attesa di sapere se avranno ancora un futuro lavorativo.

È una situazione di gravità eccezionale, che richiede un intervento diretto e urgente delle istituzioni.

La vertenza PMC Automotive di San Nicola di Melfi non è solo una crisi aziendale.

È il simbolo di una desertificazione industriale che avanza silenziosa nel Mezzogiorno, e che rischia di consumarsi nel disinteresse generale. Novanta famiglie lucane si trovano oggi sull’orlo del baratro, dopo anni di lavoro svolto in via esclusiva per conto di Stellantis.

Non possono essere abbandonate.

Dal 2014 queste lavoratrici e questi lavoratori continuano a svolgere le stesse mansioni, producendo componenti destinati alle vetture dello stabilimento centrale di Melfi.

Oggi, semplicemente perché Stellantis non ha assegnato loro commesse per i modelli di nuova generazione, PMC Automotive ha avviato la fase liquidatoria, collocando tutti in cassa integrazione straordinaria a zero ore e rimuovendo i macchinari dallo stabilimento.

Peraltro, i due tavoli già tenuti al Mimit — il 26 novembre 2025 e il 21 gennaio 2026 — non hanno prodotto alcun esito concreto.

Ho chiesto, quindi, al Ministro Urso di fare in modo che il prossimo incontro non sia l’ennesima occasione perduta. Servono soluzioni vincolanti, non dichiarazioni di intenti.

A Stellantis chiedo, invece, che si valuti seriamente l’internalizzazione di tutti i lavoratori e di tutte le lavoratrici PMC presso lo stabilimento centrale di Melfi, garantendo il mantenimento integrale delle professionalità maturate in anni di servizio.

Qualora Stellantis non fosse nelle condizioni di procedere, invito l’azienda a chiarire formalmente se sia disponibile a cedere il capannone ex ITCA — attualmente di sua proprietà — per consentire il subentro di un nuovo imprenditore.

È indispensabile che questa disponibilità sia accertata prima che vengano rimossi tutti i mezzi di produzione: una volta smantellate le linee produttive, non ci sarà più nulla su cui trattare.

Il rischio è ben noto a chi ha seguito altre vertenze simili nel Mezzogiorno.

L’esperienza ci insegna che quando i macchinari escono da uno stabilimento, con essi escono anche le speranze di reimpiego.

Non possiamo permettere che accada ancora. Non in un territorio come la Basilicata, già fortemente provato da decenni di crisi industriale e di fuga dei giovani.

Al Ministro Urso ho evidenziato, infine, la necessità di fornire risposte e non ulteriori rinvii a queste novanta persone non rinvii.

Meritano di sapere se c’è ancora una politica industriale in questo Paese che considera il lavoro un valore costituzionale e non una variabile da ottimizzare nei bilanci aziendali.

Continuerò a seguire questa vertenza con tutta l’attenzione che merita”.

È quanto dichiara l’europarlamentare Pasquale Tridico, capo delegazione del Movimento Cinque Stelle a Bruxelles.