Basilicata: crescono le assunzioni estive, ma due su tre sono contratti precari. I dati

“La Basilicata ha bisogno di un lavoro di qualità, stabile e ben retribuito.

Solo così sarà possibile contrastare lo spopolamento, trattenere le competenze e costruire un percorso di sviluppo duraturo per il territorio”.

Così, in una nota, il segretario regionale della Basilicata della Uil, Vincenzo Tortorelli, evidenziando che “con l’avvicinarsi della stagione estiva è più forte il ricorso ai contratti ‘poveri’ e a termine segnati dalla precarietà”.

Il rappresentante sindacale sottolinea che “i dati del Bollettino Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro – 13.550 nuove assunzioni in Basilicata entro il mese di agosto – confermano che il mercato del lavoro lucano continua a mostrare segnali contraddittori.

Da un lato registriamo una domanda di lavoro che tiene e che, nel mese di giugno, evidenzia persino una crescita rispetto allo scorso anno; dall’altro restano irrisolti nodi strutturali che da tempo denunciamo come organizzazione sindacale.

Mentre seguiamo l’evolversi delle grandi vertenze – tra le quali CallMat, Natuzzi – perché nessun posto di lavoro vada perduto, continua a preoccupare innanzitutto il fatto che quasi due assunzioni su tre sono legate a contratti a termine e stagionali.

Questo significa che una parte rilevante delle opportunità occupazionali non si traduce in lavoro stabile e in prospettive di vita certe per migliaia di giovani e lavoratori lucani.

La precarietà resta una delle principali fragilità del nostro sistema economico e produttivo.

Al tempo stesso il 38% delle figure professionali richieste dalle imprese risulta difficile da reperire.

Non siamo di fronte a una semplice mancanza di lavoratori, ma al segnale evidente di uno squilibrio tra formazione, orientamento scolastico, politiche attive e reali esigenze del tessuto produttivo regionale.

Troppe competenze richieste dalle aziende non trovano corrispondenza nell’offerta formativa e molti giovani continuano a lasciare la Basilicata per cercare altrove occasioni di lavoro più qualificate e meglio retribuite.

Il rischio è quello di un mercato del lavoro sempre più fragile: da una parte imprese che non trovano personale specializzato, dall’altra giovani costretti ad accettare occupazioni precarie o a emigrare.

Per questo servono investimenti straordinari nella formazione tecnica e professionale, un rafforzamento degli Istituti Tecnologici Superiori, politiche industriali capaci di creare occupazione stabile e un maggiore collegamento tra scuola, università e mondo del lavoro.

Anche il crescente ricorso alla manodopera straniera dimostra che alcuni comparti strategici, dall’agricoltura all’edilizia fino al turismo, faticano a trovare lavoratori disponibili.

È un fenomeno che va governato garantendo diritti, sicurezza e piena integrazione”.