Il governo Meloni punta sul decreto fiscale per ricompattarsi dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia.
Il provvedimento, atteso al Consiglio dei Ministri del 26 marzo 2026, segna la riapertura del cantiere della riforma tributaria e introduce misure concrete su commercio, investimenti e sistema fiscale.
In un momento delicato, segnato dalle tensioni interne alla maggioranza dopo l’esito del referendum, l’esecutivo cambia strategia.
L’attenzione, fa sapere quifinanza, si sposta su uno dei dossier più attesi da imprese e operatori economici.
Il decreto fiscale 2026 rappresenta il primo passo di un percorso più ampio, con l’obiettivo di chiudere il cantiere tributario entro l’estate e arrivare all’approvazione del Codice unico fiscale.
Il testo si basa su quattro interventi principali già annunciati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze nei comunicati del 27 febbraio e del 12 marzo 2026:
- stop temporaneo alla tassa sui pacchi extra Ue;
- chiarimenti sull’IVA nelle operazioni di permuta;
- estensione dell’iperammortamento oltre i confini europei;
- slittamento delle ritenute per le agenzie di viaggio.
La misura più immediata riguarda la cosiddetta “tassa sui pacchi”.
Il contributo fisso di 2 euro sulle spedizioni di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra Ue, introdotto dalla Legge di Bilancio 2026, viene sospeso fino al 30 giugno 2026.
Il rinvio è necessario per consentire all’Agenzia delle Dogane di adeguare i propri sistemi informatici, ma risponde anche a una strategia più ampia.
Un’altra novità riguarda il sistema produttivo italiano.
Il decreto elimina la clausola introdotta dalla Legge di Bilancio che limitava il beneficio fiscale ai soli beni strumentali prodotti in Europa o nei Paesi dello Spazio economico europeo.
Con questa modifica, ribattezzata da alcuni operatori “norma Caterpillar”, in riferimento al gruppo statunitense Caterpillar Inc., le imprese italiane potranno accedere all’agevolazione anche acquistando tecnologie e macchinari da fornitori extra Ue.
L’iperammortamento si applica agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.
Tuttavia, ad oggi si attende ancora la pubblicazione del decreto attuativo.
Il provvedimento interviene anche su un tema tecnico spesso oggetto di interpretazioni controverse.
Viene chiarito che la nuova base imponibile Iva sarà calcolata sull’ammontare complessivo dei costi.
Le nuove regole si applicano ai contratti stipulati o rinnovati dal 1° gennaio 2026.
Per quelli precedenti resta valido il vecchio criterio, così da tutelare i soggetti che avevano già definito accordi prima dell’entrata in vigore della norma.
Un ulteriore intervento riguarda le ritenute del 23% applicate alle provvigioni di agenzie di viaggio e turismo, agenti marittimi e aerei e agenti di imprese petrolifere.
La Legge di Bilancio 2026 aveva fissato l’avvio al 1° marzo 2026, ma l’entrata in vigore slitta al 1° maggio per consentire l’adeguamento dei sistemi informatici.
La base imponibile varia in base alla struttura dell’agenzia: in assenza di dichiarazioni specifiche si calcola sul 50% della provvigione, mentre scende al 20% se l’agenzia dichiara di avvalersi di dipendenti o collaboratori.
Per il momento il decreto non include interventi sui prezzi dei carburanti, tema molto sentito dagli italiani alle prese con i rincari di benzina e gasolio.
Il viceministro dell’economia e delle finanze Maurizio Leo ha spiegato che la questione è ancora in valutazione, ma non dovrebbe tradursi in interventi concreti nel decreto fiscale.





















