Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dell’On. Arnaldo Lomuti:
“Ho partecipato al convegno di Assoprovider a Matera portando una riflessione che va oltre la dimensione tecnica: il problema delle aree interne non è solo un problema di connettività. È un problema politico, industriale e di visione del Paese.
La Strategia Nazionale per le Aree Interne nasce con un obiettivo giusto: contrastare spopolamento, perdita di servizi e isolamento.
Dopo oltre dieci anni, però, quell’obiettivo non è stato raggiunto. Le aree interne continuano a perdere popolazione, imprese e opportunità. Il modello è rimasto troppo frammentato e incapace di generare sviluppo duraturo.
Questo Governo ha fatto pochissimo.
Le principali risorse oggi disponibili per digitalizzazione, connettività e sanità di prossimità derivano dal PNRR ottenuto durante il Governo Conte e sostenuto dal Movimento 5 Stelle.
Avrebbero dovuto rappresentare il punto di partenza per una politica industriale organica. Sono rimaste, invece, interventi isolati, senza una visione complessiva.
Occorre un cambio di paradigma. Le aree interne non devono essere territori da assistere, ma una risorsa strategica per il Paese.
L’intelligenza artificiale e la trasformazione digitale lo rendono possibile, a condizione che si costruiscano tre infrastrutture integrate: mobilità fisica efficiente, connettività digitale capillare e capacità computazionale adeguata.
Senza tutte e tre insieme, l’innovazione resta un privilegio delle grandi città.
In questo quadro si inserisce il tema dei data center, le fabbriche dell’economia digitale.
Nella proposta di legge delega cui ho contribuito avevamo inserito un principio preciso: favorire il recupero delle aree industriali dismesse nelle aree interne, senza nuovo consumo di suolo.
Significa rigenerare patrimoni abbandonati, attrarre investimenti, creare lavoro qualificato e indotto tecnologico nei territori che oggi ne hanno più bisogno.
Dobbiamo passare dai contributi ai progetti di sviluppo, dall’assistenza alla politica industriale.
Questo Governo tratta le aree interne come una voce secondaria. Noi pensiamo che proprio da quei territori possa partire una parte importante della sovranità digitale italiana”.





















