Il consigliere regionale Nicola Morea esprime totale solidarietà e profonda vicinanza alle lavoratrici, ai lavoratori, alle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) e a tutte le sigle sindacali del Gruppo Natuzzi, attualmente mobilitati contro la decisione unilaterale dell’azienda di chiudere tre stabilimenti strategici per il distretto del mobile imbottito dell’Alta Murgia – Santeramo, Jesce 2 e Graviscella – per delocalizzare ulteriormente la produzione in Romania.
Morea sottolinea come la storia del marchio Natuzzi sia indissolubilmente legata all’identità produttiva italiana e, in particolare, al tessuto economico e sociale a cavallo tra Basilicata e Puglia.
Di fronte a questo annuncio, che va in direzione opposta rispetto agli accordi e ai sacrifici fatti negli anni dalle maestranze, Morea sottolinea come la Regione Basilicata sia presente sulla questione e stia dando il proprio contributo nell’ambito di una regia istituzionale forte in vista del tavolo cruciale convocato il prossimo 11 giugno presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit).
Dichiara:
«La decisione del Gruppo Natuzzi di smobilitare tre siti produttivi fondamentali e spostare i volumi in Romania rappresenta un colpo durissimo e inaccettabile per la nostra terra.
Parliamo di una realtà che ha costruito la sua fama globale grazie alle mani, al sacrificio e al saper fare dei lavoratori lucani e pugliesi.
Abbandonare il territorio significa tradire la propria storia.
Esprimo la mia più ferma vicinanza a chi oggi scende in piazza e alle sigle sindacali che stanno portando avanti questa battaglia di dignità.
Non possiamo permettere che la crisi venga scaricata interamente sulle spalle delle famiglie, dopo oltre vent’anni di ammortizzatori sociali e contratti di solidarietà.
L’incontro dell’11 giugno al Ministero è dirimente: l’azienda presenti un piano industriale serio di rilancio e di salvaguardia occupazionale, non un piano di ritirata.
Come Regione Basilicata, insieme ai colleghi della Puglia, faremo muro comune con il Ministro Urso e Invitalia per pretendere la tutela del Made in Italy e il blocco delle delocalizzazioni a difesa dei lavoratori e delle lavoratrici».





















