Matera, un ponte tra carcere e società: la Basilicata punta su lavoro e reinserimento. Ecco il progetto

La Giunta regionale della Basilicata ha approvato, con la D.G.R. n. 315 del 28 maggio 2026, la Scheda attuativa e lo schema di Convenzione tra la Regione Basilicata e l’Agenzia Regionale A.R.L.A.B. per la realizzazione delle attività previste dal progetto “Prison Farm – Rete Lucana per l’Economia Carceraria”, finalizzato all’attuazione di modelli di intervento per l’inclusione attiva delle persone detenute (AMA DE).

L’intervento si inserisce nel quadro delle azioni promosse dalla Regione Basilicata per favorire l’inclusione sociale e lavorativa delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale e rappresenta uno degli strumenti più innovativi messi in campo per sostenere percorsi di riabilitazione, formazione professionale e reinserimento nella società.

Il progetto, per un valore complessivo di 1.497.457,72 euro, è interamente finanziato dal Ministero della Giustizia nell’ambito del Programma Nazionale Inclusione e Lotta alla Povertà 2021-2027, a valere sul Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+).

Con il provvedimento approvato dalla Giunta, la realizzazione delle attività viene affidata all’A.R.L.A.B., che già gestisce servizi e misure di inclusione nell’area giudiziaria attraverso il progetto “Vale la Pena lavorare”.

I destinatari delle attività saranno le persone detenute presso la Casa Circondariale di Potenza, nelle sezioni maschile e femminile, la Casa Circondariale di Matera, la Casa Circondariale di Melfi e l’Istituto Penale per i Minorenni di Potenza.

Le attività progettuali saranno realizzate fino al 31 marzo 2029, salvo eventuali proroghe disposte dal Ministero della Giustizia e dalla Regione Basilicata.

Dichiara l’Assessore regionale allo Sviluppo Economico, Lavoro e Servizi alla Comunità, Francesco Cupparo:

«Con il progetto “Prison Farm – Rete Lucana per l’Economia Carceraria” la Basilicata rafforza il proprio impegno per costruire percorsi concreti di inclusione sociale e lavorativa delle persone detenute. Siamo convinti che il lavoro e la formazione rappresentino strumenti essenziali per restituire dignità, autonomia e prospettive di futuro a chi sta scontando una pena e si prepara a rientrare nella società.

Il carcere deve essere anche un luogo in cui acquisire competenze, sviluppare capacità professionali e prepararsi a una nuova opportunità di vita. Investire nelle persone significa investire nella sicurezza delle comunità, perché il reinserimento sociale e lavorativo costituisce uno dei principali strumenti per prevenire la recidiva e favorire una reale integrazione».

Il progetto si propone di creare una vera e propria rete regionale per l’economia carceraria, favorendo la collaborazione tra istituzioni, sistema penitenziario, imprese, enti di formazione e soggetti del terzo settore.

L’obiettivo è superare la frammentazione degli interventi e costruire percorsi integrati capaci di accompagnare i detenuti dalla formazione all’inserimento lavorativo.

Le attività previste comprendono corsi di formazione professionale finalizzati al conseguimento di qualifiche spendibili sul mercato del lavoro, percorsi di formazione “on the job” da svolgere sia all’interno degli istituti penitenziari sia presso aziende esterne autorizzate, oltre a misure di incentivazione per la creazione e il rafforzamento di attività produttive dentro e fuori gli istituti di pena.

Particolare attenzione sarà rivolta alla valorizzazione delle vocazioni produttive del territorio e delle opportunità occupazionali presenti nei diversi comparti economici regionali, affinché le competenze acquisite possano tradursi in reali possibilità di inserimento lavorativo una volta concluso il percorso detentivo.

Conclude Cupparo:

«Questo progetto rappresenta un importante investimento in capitale umano e capitale sociale.

Attraverso la collaborazione tra istituzioni e mondo produttivo vogliamo costruire opportunità concrete per persone che desiderano ricostruire il proprio percorso di vita.

Una società più inclusiva è anche una società più forte, più sicura e più coesa.

Per questo continuiamo a sostenere politiche che mettano al centro la persona e il valore del lavoro come strumento di crescita, responsabilizzazione e partecipazione alla vita della comunità».