Matera, la vertenza Callmat arriva allo sciopero: a rischio 350 famiglie

Le Segreterie Regionali Basilicata di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni, considerato definitivamente chiuso con esito negativo il tentativo di raffreddamento della vertenza, così come evidenziato nel verbale di mancato accordo sottoscritto con la Direzione CALLMAT in data 22 Maggio 2026 e nel successivo incontro del 28 Maggio u.s. presso la Prefettura di Matera, proclamano lo sciopero con astensione dal lavoro per l’intero turno lavorativo nella giornata del 10 Giugno 2026:

“Le Organizzazioni Sindacali denunciano con forza che l’artefice principale di questa drammatica vertenza è il committente TIM, che ha deciso unilateralmente di ridurre del 15% i volumi di attività affidati al sito CALLMAT di Matera, aprendo di fatto la strada ad una progressiva desertificazione occupazionale fino alla chiusura totale del sito entro la fine dell’anno.

Una scelta gravissima, irresponsabile e socialmente devastante che mette a rischio il futuro di circa 350 famiglie, gettando centinaia di lavoratrici e lavoratori in una condizione di disperazione e totale incertezza occupazionale.

È inaccettabile che logiche esclusivamente economiche e finanziarie possano cancellare anni di lavoro, sacrifici, professionalità e dignità umana in un territorio già fortemente colpito dalla crisi occupazionale.

Le OO.SS. ribadiscono che metteranno in campo ogni forma di protesta pacifica, legale e democratica affinché non venga perso neanche un solo posto di lavoro e venga garantita continuità produttiva e serenità occupazionale per il sito di Matera. Non permetteremo che il territorio lucano venga ancora una volta abbandonato nel silenzio generale.

TIM, Regione Basilicata e MIMIT devono assumersi immediatamente le proprie responsabilità politiche, istituzionali e sociali, aprendo un tavolo urgente e concreto finalizzato alla salvaguardia occupazionale e alla continuità industriale del sito CALLMAT di Matera.

Le lavoratrici e i lavoratori non possono essere trattati come numeri da cancellare da un bilancio.

Il 10 Giugno dovrà essere una giornata di mobilitazione forte, compatta e partecipata, per difendere il lavoro, la dignità e il futuro di centinaia di famiglie”.