Sale al +3,2% l’inflazione italiana di maggio 2026, da +2,7% di aprile, mentre i prezzi al consumo aumentano dello 0,4% in un solo mese.
Lo certifica l’Istat con il comunicato del 16 giugno 2026 sui prezzi al consumo definitivi, che conferma la stima preliminare diffusa a fine maggio.
L’accelerazione arriva dai prezzi dell’energia non regolamentata (da +9,6% a +12,5% annuo) e dai servizi di trasporti e tempo libero. Frena invece il carrello della spesa, che dal +2,3% di aprile scende al +1,9% di maggio.
A trainare l’aumento, precisa quifinanza, sono ancora i beni energetici non regolamentati, cioè quelli con i prezzi non amministrati, benzina e gasolio in primo luogo.
La benzina sale del +10,7% su maggio 2025, in accelerazione netta da +1,1% di aprile, e in un solo mese cresce del +6,9%.
Gli altri carburanti accelerano a +9,8% annuo (da +3,4%). Restano in tensione anche i beni energetici regolamentati (gas e luce di tutela), che passano da +5,3% a +5,6%.
I trasporti, complessivi, sono la divisione di spesa con la spinta più forte: +5,5% annuo (da +3,8%). Da soli contribuiscono per 0,844 punti percentuali alla crescita dell’indice generale dei prezzi. Subito dopo c’è la voce abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili (da +5,1% a +5,8%, contributo 0,711 p.p.).
Cambia anche il tempo libero. I servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona accelerano dal +2,6% al +3,0% annuo e sono la voce che spinge di più la variazione mensile, con +1,4% su aprile. Per chi va al ristorante o in albergo i prezzi salgono del +3,5% annuo (da +2,8%), con un aumento di +1,7% in un solo mese.
Va in controtendenza il carrello della spesa, cioè i prezzi degli alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona. La crescita annua scende al +1,9% (da +2,3% di aprile), trascinata in basso da prodotti alimentari e bevande analcoliche, che decelerano da +2,9% a +2,6%. Rallentano anche le bevande alcoliche e i tabacchi, da +2,7% a +2,4%. È il principale fattore di freno dell’inflazione di maggio.
Segno opposto per i prodotti ad alta frequenza d’acquisto, quelli che le famiglie comprano più spesso: salgono dal +4,2% al +4,4% annuo.
Cresce anche l’inflazione di fondo, quella calcolata al netto dei prezzi più volatili (energia e alimentari freschi). Sale da +1,6% a +1,7% annuo.
Al netto dei soli energetici la variazione tendenziale passa da +1,9% a +2,1%. Significa che la spinta sui prezzi non resta più confinata alla bolletta e ai carburanti: si sta trasferendo anche sulla componente più stabile dell’indice, soprattutto attraverso i servizi (da +2,4% a +2,8%).
Il dato nazionale del +3,2% dell’inflazione di maggio nasconde differenze territoriali importanti. I dati più alti tra i grandi capoluoghi si registrano a Reggio Calabria (+4,4%), Verona (+3,7%) e Rimini, Venezia e Roma, tutte e tre al +3,6%. All’estremo opposto Aosta è la città con la dinamica più contenuta, +2,3%.
Per regione in cima ci sono Calabria (+3,9%), Lazio (+3,6%) e Veneto (+3,5%).
Il riferimento più importante in prospettiva è l’inflazione acquisita: con i prezzi al consumo rilevati fino a maggio, l’aumento medio del 2026 è già pari a +2,6%, anche se da qui a dicembre i prezzi non dovessero variare ulteriormente.
Sull’Ipca, l’indice armonizzato che la Bce usa per i confronti europei, la lettura definitiva è stata rivista al ribasso a +3,2% (da +3,3% della stima preliminare). Resta sul tavolo l’effetto delle quotazioni dell’energia, che senza un esito positivo dei negoziati tra Iran e Usa potrebbero ripartire e tenere alta la pressione su carburanti e bollette nei prossimi mesi.






















