“Dopo l’approvazione della legge delega sul nucleare, qualcuno si sta già facendo avanti per proporre la Basilicata come territorio disponibile”. La richiesta

“Ora che il Governo italiano ha riaperto la strada al nucleare e qualcuno immagina già un possibile coinvolgimento della Basilicata, è necessario aprire una riflessione seria sul futuro energetico della nostra regione.

Tanto più che c’è già chi sembra considerare la Basilicata il luogo ideale per ospitare nuove infrastrutture energetiche.

La nostra regione garantisce oltre l’80 per cento della produzione nazionale di petrolio e si lavora già per aumentare ulteriormente questa quota attraverso nuove ricerche e prospezioni.

Proprio domani il Consiglio regionale discuterà due atti amministrativi relativi ad altrettante richieste di permesso di ricerca”.

Lo dichiara Antonio Bochicchio, Capogruppo di Avs-Psi-LBp in Consiglio regionale che prosegue:

“Le estrazioni hanno certamente prodotto ricadute economiche, ma hanno generato anche impatti sul territorio che non possono essere ignorati.

E soprattutto resta una domanda di fondo, se royalties e compensazioni ambientali sono state davvero gestite nel modo migliore, perché la Basilicata continua a rimanere indietro nelle classifiche dello sviluppo e della ricchezza nazionale?

Dopo l’approvazione della legge delega sul nucleare, qualcuno si sta già facendo avanti per proporre la Basilicata come territorio disponibile.

Non abbiamo pregiudizi nei confronti del nucleare in quanto tale.

È una fonte energetica ‘pulita’, ma resta aperto il tema della gestione delle scorie radioattive e della sicurezza degli impianti.

Ci chiediamo però se una regione che continuerà a sostenere per decenni il peso delle estrazioni petrolifere debba farsi carico anche di ulteriori responsabilità.

Il problema non è solo tecnologico, ma politico.

Se molti lucani guardano con diffidenza a queste prospettive è perché chi ha gestito petrolio, royalties e compensazioni non sempre si è dimostrato all’altezza delle aspettative.

C’è poi una contraddizione che non possiamo ignorare.

Le risorse provenienti dal petrolio avrebbero dovuto aiutare la Basilicata a costruire il proprio futuro energetico. Per anni si è parlato di transizione energetica, finanziando programmi e progetti costati milioni di euro.

Se oggi si sostiene che per raggiungere gli obiettivi energetici serva anche il nucleare, significa che quanto fatto finora non è stato sufficiente. Da anni assistiamo alla pubblicazione di bandi e avvisi che avrebbero dovuto trasformare il sistema energetico regionale.

Eppure quello scatto in avanti annunciato non si è visto.

Per questo serve una riflessione profonda che coinvolga tutta la Basilicata.

Non abbiamo alcun pregiudizio antiscientifico, ma segnaliamo alcuni problemi e criticità.

Da una parte si punta ad aumentare le estrazioni petrolifere, dall’altra si guarda già alla possibilità di installare reattori nucleari sul territorio regionale.

Nel frattempo, la transizione energetica di cui si parla da anni appare ancora lontana dagli obiettivi promessi.

Una cosa, però, deve essere chiara le decisioni di questa portata non possono essere prese senza il pieno coinvolgimento delle comunità interessate.

Troppo spesso, in passato, i territori sono stati informati a giochi fatti o coinvolti solo formalmente in scelte che riguardano direttamente il loro futuro e questo non deve accadere di nuovo”.