Nella partita della rappresentanza, la presenza delle quote rose nelle amministrazioni pubbliche lucane ha segnato un punto importante.
Il sindaco di Colobraro Nicola Lista, ieri 7 maggio, ha nominato assessore Maria Angela Valicenti, mettendo la parola fine a una vicenda arrivata anche davanti al giudice amministrativo per iniziativa della consigliera comunale Concetta Sarlo, che in questi mesi si è molto battuta perché, per una questione di rispetto delle regole e di civiltà, nella giunta fosse presente una donna.
Commenta la Consigliera di parità della Regione Basilicata, Ivana Pipponzi:
“Una battaglia vinta ma il cammino per la parità e l’inclusione della componente femminile nei processi istituzionali è ancora lungo.
La questione della composizione della giunta comunale di Colobraro, fino a ieri tutta al maschile, era stata subito sollevata dopo le nomine avvenute il 24 Aprile scorso, in quanto illegittima.
La Consigliera, esercitando i poteri di controllo e vigilanza attribuiti al suo ufficio, in una nota aveva diffidato “l’amministrazione comunale ad annullare con urgenza e in autotutela il decreto sindacale e a nominare contestualmente la nuova giunta rispettando la quota di genere”.
Dopo diverse contestazioni e un ricorso, pendente davanti al Tar della Basilicata, che avrebbe dovuto pronunciarsi il 10 Giugno, il sindaco ha ritenuto di chiudere il caso prevedendo l’ingresso di una donna nella sua giunta.
Sottolinea Pipponzi:
“Il 24 e il 25 Maggio in Basilicata si voterà in dieci Comuni per eleggere i sindaci e i consiglieri.
Ricordo che nei Comuni al di sotto dei tremila abitanti, dove non si applica la legge Delrio, la rappresentanza di genere nelle istituzioni deve essere sempre prevista.
In queste amministrazioni non sono vincolanti le regole che prevedono la presenza del sesso meno rappresentato in misura non inferiore al 40 per cento dei componenti dell’organo collegiale.
Se il sindaco, però, ritiene di derogare al principio della pari rappresentatività, è tenuto a motivare chiaramente la sua scelta.
E se lo Statuto comunale lo prevede, è possibile attingere a un assessore esterno facendo ricorso a un interpello rivolto al genere meno rappresentato”.
Nei Comuni con oltre 3.000 abitanti, invece, nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40 per cento con un arrotondamento aritmetico.
Conclude Ivana Pipponzi:
“Anche per queste amministrazioni comunali vale la regola della necessità di documentare l’istruttoria messa in campo per garantire la rappresentanza di genere.
Vigileremo perché queste norme non rimangano sulla carta ma vengano attuate.
La presenza femminile negli organi di vertice delle amministrazioni pubbliche e private non è pura formalità, ma è un principio basilare garantito dalla nostra stessa Costituzione per affermare pari dignità ed equilibrio sociale”.





















