Gioco d’azzardo, una vera emergenza sociale.
In Basilicata 1,6 miliardi bruciati ogni anno: chiediamo una strategia regionale di contrasto immediata”.
Così scrivono le Consigliere regionali del Movimento 5 Stelle Basilicata, Alessia Araneo e Viviana Verri.
Continuano:
“I dati pubblicati dalla quarta edizione del Libro Nero dell’Azzardo — elaborato da Cgil, Federconsumatori e Fondazione Isscon — ci consegnano una fotografia che non è possibile ignorare e che impone una risposta politica seria, strutturata e urgente.
In Basilicata il gioco d’azzardo, fisico e online, ha bruciato nel 2025 complessivamente 1,6 miliardi di euro: un miliardo e trentadue milioni nella sola provincia di Potenza, i restanti 593 milioni in quella di Matera.
Sono numeri che non appartengono alla dimensione dell’intrattenimento.
Appartengono alla dimensione dell’emergenza sociale.
La raccolta pro capite online si è raddoppiata nel giro di soli cinque anni, passando da 1.097 euro nel 2020 a 2.189 euro nel 2025, trecento euro in più rispetto all’anno precedente.
Questo non è un dato congiunturale: è una tendenza strutturale, costante, senza alcun anno di flessione.
La Basilicata si colloca nel gruppo delle regioni del Mezzogiorno dove il gioco da remoto cresce senza sosta, con entrambe le province — Matera con 3.673 euro e Potenza con 3.481 euro pro capite — che superano la media nazionale di 3.283 euro.
La nostra regione, che ha redditi inferiori alla media nazionale, una popolazione che invecchia, fragilità economica diffusa e povertà relativa in aumento, paga un prezzo sproporzionato rispetto alle proprie risorse.
Il Report definisce questo fenomeno con un’espressione che riteniamo profondamente giusta: una tassa sulla povertà.
E ha ragione.
Perché l’azzardo non colpisce in modo uniforme: colpisce chi non può permettersi di perdere.
Colpisce i pensionati con redditi fissi, i lavoratori precari, le famiglie già in difficoltà, i giovani che cercano un’uscita rapida da condizioni di marginalità.
In Basilicata questo meccanismo opera con una crudeltà amplificata dal contesto socioeconomico: il peso delle perdite supera il quattro per cento del reddito nelle aree più deboli del Paese, e la nostra regione è esattamente una di quelle aree.
Le conseguenze sanitarie e sociali che il Report documenta sono quelle di un fenomeno che non viene contenuto: aumento del sovraindebitamento familiare, rischio di usura e ricorso al credito informale, compromissione dei percorsi educativi e lavorativi, crescita delle situazioni di isolamento sociale, soprattutto tra giovani e anziani.
Sono patologie sociali che gravano sul sistema sanitario regionale, sui servizi sociali, sulla tenuta delle comunità.
E sono patologie che la Basilicata — già esposta al sottofinanziamento sanitario, già gravata da una mobilità passiva che costa 95 Milioni di euro all’anno — non può permettersi di ignorare.
C’è poi un elemento che il Libro Nero segnala con nettezza e che riguarda direttamente la funzione di governo: l’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli di Stato continua a non fornire i dati comunali relativi alle slot e alle Video Lottery Terminal, impedendo di fatto a Regioni e Comuni di programmare interventi efficaci.
Questa opacità non è amministrativa: è politica.
È la scelta consapevole di tutelare interessi economici commerciali a spese della salute pubblica e della capacità delle istituzioni locali di governare un fenomeno che le investe direttamente.
Il Report evidenzia inoltre variazioni anomale di gioco online in alcuni Comuni lucani, fenomeno che viene messo in relazione con possibili attività di riciclaggio o con concentrazioni di conti gioco ad alta intensità.
Si tratta di un segnale di allarme che non può restare confinato nelle pagine di un documento di ricerca: richiede un’interlocuzione istituzionale con le Prefetture e le forze dell’ordine, e una Regione che si assuma la responsabilità di coordinare questa risposta.
Come consigliere regionali del Movimento 5 Stelle, chiediamo con forza che la Regione Basilicata adotti senza ulteriori rinvii una strategia organica di contrasto al gioco d’azzardo patologico.
Non sono sufficienti gli interventi spot o le dichiarazioni di principio: servono misure concrete.
Serve che la Regione eserciti tutta la pressione istituzionale disponibile affinché vengano resi pubblici i dati comunali oggi negati, perché senza dati non si governano i fenomeni.
Serve un piano regionale di prevenzione con attenzione specifica ai giovani, alle famiglie vulnerabili, agli anziani: tre categorie su cui il gioco da remoto esercita una pressione crescente e documentata.
Serve il rafforzamento dei servizi sanitari e sociali dedicati al disturbo da gioco d’azzardo, che in Basilicata — già ultima in Italia per spesa in salute mentale, con 53,8 euro pro capite contro una media nazionale di 78 — sono del tutto inadeguati rispetto alla domanda reale.
Chiediamo inoltre che la Regione si faccia promotrice, nelle sedi appropriate, del ripristino del divieto di pubblicità del gioco d’azzardo, oggi aggirato sistematicamente attraverso testimonial, sponsorizzazioni sportive e marketing digitale.
Un divieto che il Movimento 5 Stelle aveva introdotto con il decreto Dignità e che il governo attuale ha di fatto svuotato nella pratica.
La libertà di fare pubblicità all’azzardo non è un diritto da tutelare: è un danno da prevenire.
Lo Stato incassa 11,4 miliardi di entrate fiscali dal gioco.
Ma i costi sanitari, sociali e giudiziari che l’azzardo genera superano ampiamente quelle entrate.
In una regione fragile come la Basilicata questo squilibrio è ancora più evidente, ancora più inaccettabile.
Non possiamo continuare a governare questa emergenza come se fosse normale, come se 1,6 miliardi bruciati ogni anno fossero un dato di sfondo e non una ferita aperta nel tessuto sociale della nostra comunità.
Presenteremo nelle prossime settimane un’interrogazione in Consiglio regionale per chiedere alla Giunta quali iniziative intenda adottare in risposta ai dati pubblicati dal Libro Nero dell’Azzardo 2025 e quali risorse siano state destinate ai servizi per il disturbo da gioco d’azzardo nell’ambito del Piano Sanitario Regionale 2026-2030.
Il silenzio non è un’opzione”.





















