Riceviamo e pubblichaimo un comunicato stampa di Alessia Araneo, Viviana Verri (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata):
“I dati li conosciamo tutti, ma continuiamo a fare finta che non esistano.
Produrre una tonnellata di grano duro in Basilicata costa, in media, oltre 318 euro, lo certifica ISMEA.
Le borse merci di Foggia e Bari la pagano tra 251 e 285 euro.
Ogni tonnellata prodotta si trasforma dunque in una perdita.
Per un’azienda con cinquanta ettari, parliamo di somme che si aggirano tra i seimila e i dodicimila euro di rosso a campagna.
Questa non è una crisi congiunturale: è una condizione strutturale che erode anno dopo anno la possibilità di restare in campo.
Sul pomodoro da industria la situazione nel Vulture e nel Metapontino è ancora più seria.
Al Nord l’accordo per la campagna 2026 è stato firmato a fine marzo, con un prezzo netto di 134 euro a tonnellata — il terzo calo consecutivo rispetto ai 150 euro del 2024.
Nel Bacino Centro-Sud, quello che riguarda direttamente le nostre campagne, la campagna è già cominciata e un prezzo concordato non c’è ancora.
L’industria offre 135 euro a tonnellata. I produttori ne chiedono almeno 150 per coprire i costi. In mezzo c’è il silenzio della Regione Basilicata.
Il 7 giugno scorso Donato Vito Garofalo, coordinatore CIA di Lavello, ha inviato una lettera formale a Prefettura, Giunta Regionale, Assessorato all’Agricoltura e Consiglio Regionale.
Ha chiesto l’apertura di un Tavolo Nazionale di crisi per grano e pomodoro.
Una richiesta precisa, firmata, protocollata.
Quella lettera non ha ricevuto risposta operativa. Non è la prima volta: nel luglio 2025 Copagri Basilicata aveva fatto la stessa cosa, con lo stesso risultato.
Ed è di ieri lo sciopero nazionale indetto dalla Coldiretti contro le speculazioni del mercato.
Riprendiamo le parole di Garofalo, perché è giusto ascoltare ed è doveroso dare risposte: “Da quaggiù, dall’inferno dei campi, il grido di dolore degli agricoltori non arriva lassù, nell’Eden della politica.”
Non stiamo chiedendo nulla che non sia già stato fatto altrove. La Puglia — prima regione italiana per superficie a grano duro — ha convocato il 16 luglio 2025 un tavolo regionale specifico sul prezzo del grano, sul modello già sperimentato per il latte.
La Sicilia ha stanziato 30 milioni di euro direttamente ai cerealicoltori, raggiungendo oltre ventunomila aziende. Entrambe le regioni governate dal centrodestra, come la Basilicata di Bardi.
Non è una questione di colore politico. È una questione di volontà.
La Basilicata ha 159.000 ettari investiti a cereali, di cui oltre 115.000 a grano duro.
Ha il Metapontino, uno dei principali distretti nazionali del pomodoro da industria.
Ha una filiera cerealicola che vale oltre 81 milioni di euro l’anno e alimenta l’industria della pasta e il Pane di Matera IGP. Eppure la Giunta Bardi non ha convocato un solo tavolo specifico sul prezzo, non ha scritto una riga al Ministero per chiedere un tavolo nazionale. Niente.
Quello che ha fatto è rispondere, quando ha risposto, suggerendo agli agricoltori di puntare sull’associazionismo e sulla filiera corta. Come se chi perde migliaia di euro a campagna avesse bisogno di consigli, e non di atti.
C’è poi una conseguenza che non possiamo non nominare, perché Garofalo la nomina con lucidità e noi la condividiamo: il deprezzamento progressivo dei terreni agricoli, che accompagna la perdita cronica di reddito, apre la strada alla riconcentrazione fondiaria. Non è un’ipotesi di scuola.
È la logica del mercato quando lo Stato si defila.
In una regione come la Basilicata, con aree interne già demograficamente fragili, una struttura agraria fatta di piccole e medie aziende, e una storia di dipendenza dal latifondo che ha impiegato decenni a essere superata, questo processo può produrre danni che non si riparano in poco tempo.
Una Basilicata in cui la piccola azienda cerealicola scompare, sostituita da grandi capitali che comprano terreni deprezzati, è esattamente la direzione verso cui si va se non si interviene adesso. Chi governa questa regione ha la responsabilità di dirlo chiaramente. Noi lo diciamo.
Come consigliere regionali del Movimento 5 Stelle chiediamo tre cose, con tempi precisi e senza margine di ambiguità.
Prima: la convocazione immediata di un tavolo regionale sul prezzo del grano duro e del pomodoro da industria, con le Organizzazioni dei Produttori, le Confederazioni agricole e l’industria di trasformazione.
Seconda: la promozione formale da parte della Giunta presso il Ministero delle politiche agricole dell’apertura di un Tavolo Nazionale di crisi, come già avvenuto per il comparto olivicolo-oleario.
Terza: l’individuazione di risorse regionali dedicate al sostegno del reddito dei cerealicoltori lucani, sul modello dei trenta milioni stanziati dalla Sicilia”.






















