Ci sono questioni che, in sanità, smettono presto di essere “tecniche” e diventano vita quotidiana.
La Fials Basilicata e la Fials Potenza hanno:
“portato in Regione una di queste: in diversi casi, operatori del 118 in servizio nel Materano, con prescrizioni e limitazioni certificate, vengono indirizzati verso Potenza, con chilometri aggiuntivi e costi ricorrenti che ricadono direttamente sui lavoratori.
È un impatto che si sente dopo un turno impegnativo: spesa che si accumula, recupero che si restringe, tempo familiare che si assottiglia.
E quando la tutela sanitaria si traduce in distanza e aggravio economico, la tutela perde forza e la continuità del servizio nel Materano paga lo stesso prezzo.
La proposta di legge regionale è stata illustrata al Presidente del Consiglio regionale Marcello Pittella e successivamente presentata in IV Commissione al Presidente Nicola Morea e ai Consiglieri presenti, registrando attenzione e ascolto sul merito. A guidare l’iniziativa sindacale sono Gianni Sciannarella, Segretario Regionale Fials Basilicata, e Giuseppe Costanzo, Segretario Provinciale Fials Potenza e Delegato della Segreteria Regionale Confsal. Con loro erano presenti ai lavori vi erano il Segretario Confsal Matera Marco Bigherati, Mario Tamburriello RSU Asp e Alessandro Patruno RSU Asm”.
«Quando una limitazione è certificata, la risposta organizzativa deve essere prossima e compatibile: è questo il punto di civiltà organizzativa che chiediamo di rendere uniforme», sottolinea Gianni Sciannarella. «Una norma regionale limpida evita prassi disallineate, rende prevedibili i passaggi e rafforza la fiducia del personale nel sistema».
Giuseppe Costanzo mette a fuoco la ricaduta concreta:
«Qui si sommano chilometri e costi a carico dei lavoratori, turno dopo turno. Se la gestione delle limitazioni diventa distanza, la tutela si capovolge e diventa aggravio. La Fials porta una soluzione che regge nel tempo: regole operative chiare, tracciabili, applicabili»..
Il 118 è un presidio essenziale e impegnativo: interventi in contesti variabili, tempi di risposta serrati, movimentazione di barelle e presidi, posture forzate, gestione di pazienti complessi, responsabilità continue nel trasporto e nella sicurezza.
Nel soccorso, spesso, il lavoro si svolge in spazi stretti, su scale, in condizioni meteo variabili, con la necessità di restare lucidi e pronti anche nelle ore più dure. È in questa quotidianità che l’usura diventa esperienza: nel tempo emergono prescrizioni, limitazioni funzionali, giudizi di idoneità con limitazioni.
E proprio lì, quando la salute traccia un perimetro certificato, l’organizzazione del lavoro deve tradurlo in mansioni compatibili e soluzioni protettive.
Nel frattempo, viene annunciato un possibile protocollo d’intesa tra Direzioni Generali.
La Fials prende atto degli annunci, ma evidenzia un dato che i lavoratori conoscono fin troppo bene: il protocollo viene evocato, ma tarda ad arrivare nella sua forma operativa e, per sua natura, resta limitato a un periodo, legato a rinnovi e a stagioni amministrative.
È uno schema già utilizzato in passato: utile nell’immediato, ma esposto alla fragilità del “tempo che passa” e delle priorità che cambiano.
Per questo la scelta della Fials è diversa: una legge regionale. Una cornice stabile rende replicabili le soluzioni, evita disallineamenti applicativi e impedisce che la tutela venga rimessa ciclicamente a strumenti a termine. È anche una scelta che guarda avanti: l’emergenza-urgenza resta un lavoro usurante e l’età media cresce; è prevedibile che, nel tempo, situazioni analoghe possano riguardare altri profili, inclusi autisti soccorritori e infermieri. Una regola che regge nel tempo protegge oggi e prepara anche domani.
La politica regionale ha ascoltato; la fials ha portato un impianto pronto per diventare decisione. Ora serve un percorso definito che traduca l’ascolto in un esito applicabile: tutela effettiva per chi lavora, prossimità organizzativa per il Materano, continuità del servizio per i cittadini”.





















