INCIDENTE SCALO SALANDRA E SVERSAMENTO OLIO ESAUSTO: “I LUCANI DEVONO SOSTENERE I COSTI”

Il Comitato Mediterraneo No Scorie ha notificato l’istanza di accesso ai documenti relativi alle operazioni di bonifica eseguite a causa del ribaltamento di un’autocisterna contenente olio esausto avvenuto lo scorso 6 Novembre sulla Basentana, nei pressi dello svincolo di Salandra.

In seguito ai provvedimenti dell’Asm (Azienda Sanitaria locale di Matera), per impedire l’utilizzo dell’acqua nella zona interessata dallo sversamento e all’intervento dell’Anas (Azienda Nazionale Autonoma delle Strade), per sopperire alle mancanze della ditta proprietaria del mezzo, sembra che l’inquinante sia stato rimosso.

Ciò che si chiede, a questo punto, è di conoscere le modalità di recupero dell’olio esausto e se l’ARPAB (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Basilicata) abbia continuato a monitorare la situazione delle falde.

Questa la nota del Comitato:

“In effetti, a causa del ribaltamento di un’autocisterna, l’Asm ha chiesto al Sindaco di Salandra, Gianfranco Tubito, l’emissione di un’ordinanza che vieti l’utilizzo dell’acqua per qualsiasi scopo nella zona coinvolta dallo sversamento.

L’incidente, avvenuto in seguito al ribaltamento dell’autocisterna proveniente dalla provincia di Taranto e diretta a Pignola, probabilmente a causa della strada resa viscida dalla pioggia, determinò la chiusura dell’arteria per circa 24 ore per ripulire l’asfalto, rimettere in sesto il mezzo e bonificarlo della parte residuale dell’olio rimasto nelle cisterne.

L’autocisterna trasportava olio esausto da utilizzare per la bitumazione delle strade, sostanza estremamente pericolosa e dannosa per l’ambiente che si è purtroppo riversata non solo sull’asfalto creando al manto stradale rilevanti danni, ma è poi confluito nelle cunette.

L’Anas, proprietaria della strada, ha dovuto procedere direttamente alle operazioni di bonifica a causa dell’inerzia ‘definitiva’ della ditta proprietaria del mezzo.

Nelle settimane successive Mediterraneo no scorie, con le telecamere di Jonica tv, si è recata sul luogo dell’incidente per verificare lo stato del recupero dell’olio esausto e in quell’occasione abbiamo constatato che, purtroppo, parte delle sostanze erano ancora presenti, all’epoca delle riprese video, nelle cunette, con grave pericolo per l’ambiente, le falde acquifere e di conseguenza per la salute dell’uomo.

Ad oggi sembra che l’olio esausto sia stato rimosso, ma a questo punto è necessario sapere in che modo il recupero è avvenuto e se l’ARPAB e la Regione Basilicata ha disposto il monitoraggio delle falde.

È necessario anche sapere a quanto ammonta il costo sino ad oggi sostenuto per i predetti lavori, visto che l’Anas ha dichiarato che la ditta che trasportava i rifiuti è rimasta inerte costringendola così a intervenire e a recuperare il materiale.

Il fatto pone alla luce un problema che noi, in tutti questi anni, abbiamo sempre sottoposto alla Regione Basilicata, ossia quello delle polizze fideiussorie in materia ambientale per assicurare il trasporto su ruote di sostanze altamente pericolose per l’ambiente.

In effetti, in caso di danno o disastro ambientale, anche se la legge prevede che il risanamento è a carico del responsabile, qualora questo è insolvibile, ricade sulla collettività la necessità di farsene carico.

Non ci risulta, salvo smentite, che per il trasporto di petrolio, di reflui petroliferi e di olio esausto sia imposta una simile clausola di garanzia.

Siamo, quindi, alle solite.

I cittadini lucani devono sostenere non solo i costi ambientali, ma anche quelli economici per l’inquinamento, perché quando a pagare sono gli enti pubblici, gli effetti ricadono, per ovvie ragioni, sulla collettività; il tutto per colpa di una politica non attenta e insensibile a questioni così importanti.

L’accesso alle informazioni ambientali su questo grave incidente e sulle operazioni di recupero e eventualmente di bonifica e/o monitoraggio è stato quindi inviato al Comune di Salandra, all’Arpab e alla Regione Basilicata.

Auspichiamo non solo una celere riposta sulla domanda di accesso alle informazizoni ambientali, ma soprattutto l’interesse della politica sulla vicenda”.