Dopo la “sirena d’allarme” della Cgia di Mestre (più 80milioni di euro per imprese lucane a causa dei rincari di gas, petrolio ed elettricità con l’individuzione del comparto alimentare tra i più esposti) anche Cia-Agricoltori parla di un cortocircuito inaccettabile che stringe l’agricoltura in una triplice morsa: costi di produzione in esplosione a causa degli eventi bellici e delle speculazioni energetiche, mercati globali sulle montagne russe e pratiche commerciali sleali che deprimono il valore riconosciuto nei campi.
Dichiara il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini:
“I rincari ingiustificati dei carburanti denunciati in queste ore, con il gasolio ai massimi da due anni a fronte di anomalie sulle quotazioni internazionali, colpiscono al cuore le nostre aziende.
All’avvio delle lavorazioni primaverili, le imprese del comparto stanno facendo i conti con rincari inaccettabili del 30-35% sul gasolio agricolo.
Apprezziamo il faro acceso dal Mimit e da Mister Prezzi, ma chiediamo che l’allerta anti-speculazione tuteli anche le forniture all’ingrosso per il settore primario.
Non possiamo assorbire questo ennesimo shock energetico mentre il resto della filiera ci taglia i margini di guadagno”.
A confermare l’allarme sui rincari di energia e fertilizzanti è arrivata la diffusione del nuovo Indice sui prezzi alimentari.
Il dato di Febbraio certifica l’interruzione di 5 mesi di calo, con un rimbalzo globale dello 0,9% trainato da fiammate speculative su cereali e carne, ma le quotazioni restano comunque ampiamente al di sotto dei livelli di due anni fa (e i prossimi dati non lasciano presagire nessun miglioramento).
Ancora una volta, gli eventi mostrano la vulnerabilità italiana rispetto all’approvvigionamento di gas e petrolio e la necessità di mettere concretamente in piedi un modello alternativo che il Dl Bollette -precisa Cia- sta di fatto disincentivando, a cominciare dal taglio degli aiuti alle imprese agricole produttrici di biogas.
Aggiunge Fini:
“Attenzione il provvedimento è attualmente in Parlamento per la sua conversione in legge e si può invertire la rotta a sostegno dei costi energetici agricoli e della transizione green nazionale.
Il Dl Bollette può essere davvero di visione di fronte a un cotesto incerto e che negli ultimi giorni si è ulteriormente e drammaticamente aggravato.
Servono misure straordinarie e immediate contro il caro-bollette e a salvaguardia della produttività agricola, di nuovo tragicamente centrale, con i costi energetici (a partire dal gasolio agricolo) che sono tornati inesorabilmente a salire, mettendo ulteriormente a rischio la sostenibilità economica delle imprese.
Eppure il comparto primario resta l’arma di ricatto nei conflitti e non la risorsa vitale per l’umanità intera e per questo da preservare”.
Per lo stesso motivo, il governo deve sollecitare l’Europa per un intervento rapido sulla disponibilità di fertilizzati, che in buona parte transitano da Hormuz, ribadendo un vincolo pericoloso con quelle aree di guerra, come da Russia e Bielorussia.
Vista la situazione, poi, spingere per piani strategici di stoccaggio e pretendere la sospensione immediata del CBAM, il Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere applicata sui fertilizzanti, una mannaia sui rincari alle porte.
L’Italia non molli neanche sul fronte dazi Usa.
L’ultima follia di Trump con tariffe globali al 10% è bastata a creare altra incertezza alla dogana per migliaia di aziende agroalimentari esportatrici in Usa di un patrimonio da 8 miliardi di euro.
Aziende già colpite dalle perdite che, a partire dalla seconda parte dello scorso anno, hanno totalizzato circa 400 Milioni di euro in meno sul 2024.
I nuovi dazi, infatti, contromossa alla bocciatura della Corte Suprema delle sue tariffe di Agosto al 15% – andando a sommarsi alle aliquote di base stabilite dal WTO secondo il principio MFN (Nazione più favorita) e con variazioni prodotto per prodotto – potrebbero rivelarsi un’ulteriore batosta o, nei casi più ottimistici, una parziale riduzione delle forti perdite accumulate nei mesi post Accordo di Agosto Usa-Ue.
Il vino potrebbe recuperare qualcosa dell’attuale perdita competitiva e insieme a pasta, olio e aceto con un “dazio misto” scendere sotto il 15% (valore superiore rispetto al periodo “pre-Trump”), mentre si prefigura un duro colpo per i formaggi con un rincaro esplosivo fino al 25% del valore del prodotto.
Anche le conserve e i pelati ne uscirebbero molto penalizzate, superando la soglia del 21% di tariffa totale.
Senza dimenticare l’effetto deprezzamento valore del dollaro.





















