Grassano: ritorna a restaurata la misteriosa statua di un “Cristo deposto”

A Grassano, in provincia di Matera, nella cappellina de la Madunned, semi nascosto in una nicchia è riemerso recentemente un “Cristo deposto” ottocentesco di bottega leccese: una piccola statua fragile e preziosa, ritrovata quasi spezzata in tre parti, che oggi torna alla devozione popolare dopo un impegnativo restauro reso possibile anche grazie a uno sponsor privato.

Domenica 22 febbraio 2026, alle ore 11.00, nella Chiesa madre, questo Cristo sarà benedetto e restituito alla comunità. Non è solo un’opera d’arte: è un frammento della pietas popolare lucana, quella fede domestica, dove la religiosità viveva nei gesti quotidiani e nei segni semplici della gente (Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli, Einaudi, 1945).

Probabilmente questa statua proveniva da uno dei tanti oratori privati, oggi scomparsi, censiti nell’Ottocento durante le Sante Visite dal vescovo di Tricarico nei palazzi padronali di Grassano. Erano piccoli luoghi di preghiera familiare, spazi raccolti dove si recitavano rosari e devozioni domestiche, ma anche ambienti in cui le famiglie esponevano oggetti d’arte sacra di pregio, segni di fede e insieme di prestigio sociale.

Un intreccio tipico della spiritualità meridionale, dove l’intimità della preghiera conviveva con il desiderio di lasciare memoria e bellezza.

La statua, realizzata in cartapesta e legno secondo la tradizione delle botteghe leccesi del XIX secolo, mostra una lavorazione fine e delicata: il corpo modellato con strati di carta e colla su una struttura lignea, la policromia sobria che restituisce le ferite con misura, i capelli lavorati a ciocche morbide e il volto inclinato in un abbandono silenzioso.

Materiali poveri ma intensi, pensati per portare nelle case e nelle cappelle private un’immagine vicina, umana, quasi familiare. La cartapesta, diffusissima nel Sud tra Sette e Ottocento, permetteva infatti di creare statue leggere e realistiche destinate alla devozione quotidiana (F. Vona, La cartapesta leccese tra arte e devozione popolare, Congedo Editore, 2001).

Nella terra lucana queste immagini non erano semplici ornamenti: erano presenze vive. Piccole nella dimensione, ma profonde nel significato, custodite spesso in teche di vetro e legno come quella che per anni ha protetto anche questo Cristo ritrovato in pezzi nella piccola cappellina de la Madunned.

Il suo ritorno alla visione dei fedeli oggi racconta molto più di un restauro: parla di una memoria che riaffiora, di una fede che resiste nelle pieghe del tempo, di una comunità che ritrova un volto familiare della propria storia.

Dopo la Messa seguirà la presentazione dell’intervento conservativo a cura della Ditta Etruria. Un’occasione per guardare da vicino non solo una statua restaurata, ma un pezzo autentico della spiritualità lucana.