Il nuovo anno ha portato un ritocco alle tariffe, ma al casello il conto non è uguale in ovunque.
Gli aumenti legati all’inflazione incidono in modo diverso a seconda delle percorrenze e di altre voci che compongono il costo finale per gli automobilisti.
Dopo i rincari entrati in vigore a inizio 2026, la rete italiana restituisce una mappa di costi disomogenea.
Come spiega Adnkronos, i rincari dei pedaggi non dipendono da una scelta discrezionale, ma da un meccanismo regolato.
Tre le ragioni principali degli aumenti nel 2026.
Il primo è l’adeguamento all’inflazione: ogni tratto della rete autostradale è gestito sulla base di un Piano economico-finanziario (Pef), cioè il documento che stabilisce per quanti anni la concessionaria può incassare pedaggi, con quali investimenti e con quali aumenti programmati.
Quando questo piano è scaduto o deve essere aggiornato, le tariffe possono essere ritoccate in base all’andamento dell’inflazione.
È ciò che succede nel 2026, dopo che l’Autorità di regolazione dei trasporti ha chiarito, a seguito di una sentenza della Corte costituzionale, che i pedaggi non possono essere congelati automaticamente.
Il risultato, si apprende da tg24, è un aumento medio intorno all’1,5%, che però si traduce in importi diversi.
Il secondo motivo è che non tutte le autostrade funzionano allo stesso modo perché non tutte sono gestite dalla stessa società.
Alcune concessionarie hanno già definito i propri piani finanziari o hanno deciso di non applicare aumenti nel 2026; altre, invece, hanno recepito per intero l’adeguamento all’inflazione.
Ecco perché oggi convivono situazioni molto diverse.
Infine la terza ragione è che il pedaggio contribuisce anche a finanziare una serie di voci strutturali: manutenzione ordinaria e straordinaria, oneri versati allo Stato, investimenti sulla rete e costi operativi delle concessionarie.
L’aumento delle tariffe riflette quindi anche i rincari dei costi necessari a mantenere e gestire infrastrutture spesso complesse, soprattutto sui tratti più trafficati o con viadotti e gallerie.
Guardando ai numeri, la media annunciata dei rincari è dell’1,5%, mentre su un campione di 38 tratte analizzate da Altroconsumo l’incremento medio rilevato scende intorno all’1,1%.
Nella pratica spesso significa pagare 10 o 20 centesimi in più, e in pochi casi 30 centesimi su tratte lunghe e già costose.
Tuttavia, anche per chi viaggia ogni giorno, anche pochi centesimi possono incidere di decine di euro in più a fine anno.
L’indagine di Altroconsumo ha messo a confronto 38 collegamenti tra i più utilizzati della rete italiana.
Ne esce una fotografia molto disomogenea, con costi che variano sensibilmente non solo tra Nord e Sud, ma anche tra autostrade di lunghezza simile.
Ecco quanto costa oggi viaggiare sulle autostrade italiane, dalla più cara alla meno costosa (tra parentesi è riportato l’aumento del gennaio 2026 già applicato al costo):
- A4 Milano Est–Venezia Mestre: 22,30 euro (+0,10 euro);
- A14 Napoli–Bari Nord: 21,60 euro (+0,30 euro);
- A14 Pescara Nord–Roma Est: 21,40 euro (+0,00 euro);
- A1 Firenze Sud–Roma Nord: 20,00 euro (+0,30 euro);
- A1–A24 Napoli Nord–Roma Est: 17,80 euro (+0,20 euro);
- A14 San Lazzaro di Savena–Ancona Nord: 15,70 euro (+0,20 euro);
- A4 Torino Rondissone–Novara Ovest: 11,50 euro (+0,20 euro);
- A7 Genova Bolzaneto–Milano Ovest: 10,70 euro (+0,10 euro);
- A14 Ancona Sud–Pescara Nord: 10,60 euro (+0,10 euro);
- A14 Bologna Borgo Panigale–Verona Sud: 9,60 euro (+0,10 euro);
- A14–A1 Bologna Casalecchio–Firenze Nord: 8,90 euro (+0,20 euro);
- A14 San Lazzaro di Savena–Rimini Nord: 8,20 euro (+0,10 euro);
- A4 Novara Est–Milano Ghisolfa: 6,90 euro (+0,10 euro);
- A16 Napoli–Benevento: 6,70 euro (+0,10 euro);
- A22 Trento Centro–Verona Nord: 6,40 euro (+0,10 euro).
Proseguendo nella classifica si trovano:
- A14 San Lazzaro di Savena–Ravenna: 5,70 euro (+0,10 euro);
- A24 Teramo – L’Aquila Est: 5,40 euro (+0,00 euro);
- A4 Verona Est–Padova Ovest: 5,30 euro (+0,10 euro);
- A21 Torino–Asti Ovest: 5,20 euro (+0,00 euro);
- A1 Civitavecchia–Roma Sud: 4,70 euro (+0,10 euro);
- A1–A24 Valmontone–Roma Est: 4,20 euro (+0,10 euro);
- A22 Trento Nord–Bolzano Sud: 3,90 euro (+0,10 euro);
- A4 Bergamo–Milano Est: 3,80 euro (+0,10 euro);
- A8 Varese–Milano Nord: 3,60 euro (+0,00 euro);
- A4 Dalmine–Milano Est: 3,50 euro (+0,10 euro);
- A4 Venezia Mestre–Padova Est: 3,10 euro (+0,00 euro);
- A1 Ponzano Romano–Roma Nord: 2,90 euro (+0,00 euro);
- A4 Capriate–Milano Est: 2,80 euro (+0,00 euro);
- A7 Pavia–Milano Est: 2,80 euro (+0,00 euro);
- A2–A3 Napoli–Cosenza: 2,30 euro (+0,00 euro);
- A24 Tivoli–Roma Est: 2,20 euro (+0,00 euro);
- A4 Cavenago–Milano Est: 2,00 euro (+0,00 euro);
- A14 Bologna Borgo Panigale–Modena Sud: 1,90 euro (+0,00 euro);
- A8 Malpensa T1–Milano: 1,90 euro (+0,00 euro);
- A4 Agrate Brianza–Milano: 1,70 euro (+0,10 euro).
Il costo di un viaggio in autostrada non dipende solo dalla distanza percorsa.
Tariffe al chilometro, Iva, arrotondamenti e caratteristiche del tracciato incidono sul prezzo finale molto più di quanto si immagini.
Il calcolo di base funziona così:
- si moltiplica la tariffa unitaria per chilometro per i chilometri percorsi tra l’entrata e l’uscita;
- si aggiungono eventuali bretelle, svincoli e tratti gestiti dal concessionario lungo il percorso; al totale si applica l’Iva (22%) prevista per i pedaggi;
- la classe di veicolo: un’auto paga meno di un veicolo commerciale pesante, perché le tariffe unitarie cambiano in base alla categoria del mezzo;
- poi l’importo viene arrotondato ai 10 centesimi più vicini prima di essere addebitato al casello o al sistema di telepedaggio.
Un sistema complesso che spiega perché, al casello, due percorrenze simili possano avere prezzi molto diversi e perché gli aumenti, anche quando sembrano minimi, finiscono per pesare soprattutto su chi l’autostrada la percorre ogni giorno.
Il confronto tra pedaggi e inflazione negli ultimi anni mostra che il costo per viaggiare in autostrada è cresciuto più dell’aumento generale dei prezzi al consumo.
Secondo indagini sulle reti europee, negli ultimi dieci anni i pedaggi autostradali in Italia sono aumentati mediamente di circa il 27%, con alcune arterie molto percorse come la A1 o la A4 che hanno visto incrementi fino al 40% nel lungo periodo.
Anche l’adeguamento tariffario annuale è stato un fenomeno ricorrente: nei primi anni 2020 gli aumenti previsti per il 2020 furono rinviati, ma negli anni successivi le tariffe sono tornate a crescere seguendo l’inflazione programmata, con effetti cumulativi sul costo complessivo per gli automobilisti.





















