Coltivazione grano duro in Basilicata: segnali incoraggianti per i nostri produttori. I dettagli

 

La campagna cerealicola 2025-2026 si presenta con segnali incoraggianti per i produttori lucani di grano duro.

Le stime illustrate nel corso dei Durum Days di Foggia, il principale appuntamento internazionale della filiera grano-pasta, indicano una produzione nazionale destinata a tornare attorno a 3,8 milioni di tonnellate, con un incremento di circa il 5% rispetto alla scorsa annata.

Per la Basilicata, dove il grano duro rappresenta una coltura strategica non solo dal punto di vista economico ma anche sociale, occupazionale e ambientale, il superamento del deficit idrico che negli ultimi due anni aveva pesantemente condizionato le produzioni costituisce una notizia particolarmente positiva.

Le piogge registrate durante l’inverno e la primavera hanno favorito lo sviluppo delle colture, restituendo fiducia agli agricoltori e prospettive migliori per i raccolti ormai prossimi.

Sottolinea la Cia Agricoltori Basilicata:

“La cerealicoltura continua a essere uno dei pilastri dell’agricoltura lucana e i segnali che arrivano dalla campagna in corso consentono di guardare con maggiore ottimismo al futuro del comparto, pur senza sottovalutare le criticità che restano sul tavolo”.

In Basilicata la coltivazione dei cereali interessa circa 159 mila ettari, dei quali oltre 115 mila destinati al grano duro.

Le aziende coinvolte sono più di 23 mila e la produzione complessiva supera i 4,2 milioni di quintali, generando un valore della produzione agricola di oltre 110 Milioni di euro.

Il solo grano duro produce circa 3,27 milioni di quintali per un valore superiore agli 81 Milioni di euro, incidendo in maniera significativa sull’economia agricola regionale.

Si tratta di numeri che confermano il ruolo centrale della cerealicoltura, responsabile di circa il 10% dell’intera produzione lorda vendibile del settore primario lucano.

La regione può inoltre vantare sistemi produttivi sempre più orientati alla sostenibilità.

Sono diffuse le rotazioni colturali con leguminose e altre colture miglioratrici, le pratiche di agricoltura integrata e biologica e cresce l’adozione della semina su sodo e delle tecniche di agricoltura conservativa, che contribuiscono alla tutela della fertilità dei terreni e alla riduzione delle emissioni.

Accanto agli aspetti positivi, permangono tuttavia alcuni elementi di attenzione.

L’aumento dei costi di produzione continua a limitare gli investimenti agronomici delle aziende; preoccupano inoltre la diffusione di fitopatie, in particolare ruggini e oidio, e le incognite legate alla qualità delle produzioni, soprattutto per quanto riguarda il contenuto proteico delle cariossidi, parametro fondamentale per la valorizzazione commerciale del grano duro.

Per questo motivo assume particolare importanza il contributo della ricerca e dell’innovazione.

Durante i Durum Days il CREA ha presentato i progressi ottenuti attraverso le Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), che consentono di sviluppare varietà più resistenti alle principali malattie fungine e maggiormente adattabili agli stress climatici.

A Foggia sono già disponibili linee sperimentali di grano duro caratterizzate da una maggiore resistenza a ruggini e oidio, che saranno presto sottoposte a prove in campo.

Evidenzia la Cia:

“Le innovazioni genetiche e tecnologiche rappresentano una leva fondamentale per garantire redditività alle aziende e competitività alla filiera.

Occorre sostenere la ricerca e accelerare il trasferimento delle innovazioni alle imprese agricole, affinché possano affrontare le sfide climatiche e di mercato che caratterizzeranno i prossimi anni”.

La filiera cerealicola lucana alimenta produzioni di eccellenza riconosciute sui mercati nazionali e internazionali.

Dal grano duro nasce una qualificata industria della pasta presente sul territorio con numerosi marchi, mentre nel comparto della panificazione spicca il prestigioso Pane di Matera IGP, simbolo della tradizione agroalimentare regionale.

Anche l’orzo sta assumendo un ruolo crescente grazie alla presenza di Agroalimentare Sud S.p.A., che produce il malto commercializzato con il marchio Italmalt e destinato a importanti aziende del settore brassicolo.

Per la Cia Agricoltori Basilicata il percorso da seguire resta chiaro: rafforzare la filiera grano duro-pasta, migliorare ulteriormente la qualità delle produzioni, valorizzare la biodiversità e le varietà storiche, favorire l’aggregazione tra produttori e sostenere gli investimenti in innovazione.

Conclude la Cia:

“Il grano duro non è soltanto una coltura agricola ma un elemento identitario della Basilicata, un presidio per le aree interne e una risorsa strategica per l’economia regionale.

Le prospettive della nuova campagna confermano la vitalità del comparto e la capacità dei cerealicoltori lucani di affrontare con professionalità le sfide del futuro”.