Riappropriarsi degli spazi non significa semplicemente riempirli di attività, ma restituire loro un senso profondo di abitabilità.
Spazi intesi come luoghi fisici e, insieme, come categorie mentali: contesti sicuri, non giudicanti, in cui sia possibile essere vulnerabili, sperimentare, conoscersi e costruire relazioni significative.
È da questa visione che nasce il ciclo di Escape Game ideato dai Peer Educator del Peer Education Center di Miglionico, attivo presso il Centro Polivalente “D’Amoroso Foco”, nell’ambito del Progetto “Peer Education Center: Vivere da Protagonisti il Territorio” – CUP: G14H25000260001, realizzato con il finanziamento ministeriale concesso alla Regione Basilicata per l’annualità di riferimento dell’ADP 2022-2024, ai sensi dell’art. 72, C. 1 DLGS 117/2017 s.m.I. Il gruppo, composto da dieci ragazze e ragazzi tra i 20 e i 35 anni, è impegnato da un anno in un percorso di formazione e mentoring sul campo.
Un cammino che ha posto al centro la consapevolezza di sé, il riconoscimento dei propri punti di forza e delle proprie fragilità e, soprattutto, l’idea che il benessere mentale non sia una condizione individuale da misurare o diagnosticare, ma una pratica collettiva che si costruisce attraverso l’ascolto, la fiducia e la cura delle relazioni.
La scomparsa di un loro coetaneo, ha rappresentato un momento di grande dolore per la comunità, richiamando con forza l’importanza del benessere mentale e della costruzione di contesti di supporto e prossimità.
Un evento che ha inciso profondamente sul tessuto della comunità, lasciando una ferita aperta e interrogativi difficili.
Da quel dolore è emersa con forza l’urgenza di creare spazi in cui potersi fermare, parlare, condividere emozioni e prendersi cura di sé, del contesto sociale in cui si vive.
La salute mentale, in questa prospettiva, esce dai confini di un tabù, diventa responsabilità condivisa, pratica di cura, costruzione quotidiana di legami e attenzione reciproca.
Attraverso momenti di riflessione e brainstorming, i e le Peer Educator hanno raccolto paure, ansie, frustrazioni, ma anche desideri, sogni e aspettative.
Da questa elaborazione collettiva è nata l’idea di utilizzare il linguaggio del gioco – nello specifico l’Escape Game – come strumento per parlare di benessere psicosociale in modo accessibile, coinvolgente e non stigmatizzante.
Il luogo scelto per dare forma a questa esperienza non è casuale: il Centro Polivalente stesso, riattivato come presidio concreto e simbolico di cura.
Durante i lavori di riorganizzazione di alcune aree dell’edificio, il ritrovamento di vecchi documenti scolastici degli anni Sessanta, Settanta, Ottanta e Novanta – quando la struttura ospitava una scuola media – ha acceso l’immaginazione del gruppo.
Quelle carte impolverate hanno permesso di immaginare le vite, i pensieri, le paure e le speranze di chi aveva abitato quegli spazi prima di loro, creando un dialogo ideale tra generazioni diverse, unite da bisogni profondamente umani e condivisi.
Da questo processo è nato un Escape Game in tre puntate, che si sono svolte il 31 Ottobre e il 23 Dicembre 2025 e il 13 Febbraio scorso, con una Escape Room ambientata negli anni ’70 in cui la fiducia nella persona con cui si sceglie di giocare è l’unica leva per uscire.
Le storie mettono in scena personaggi alle prese con dinamiche relazionali complesse, il bisogno di appartenenza, il confronto con i giudizi della comunità, le questioni legate all’identità, al riconoscimento e alla possibilità di essere se stessi/e.
Temi che parlano di benessere psico sociale in modo diretto favorendo riflessione, immedesimazione e dialogo.
Per i/le Peer Educator, il processo creativo è stato profondamente trasformativo: le fragilità riconosciute si sono progressivamente tradotte in risorse e poi in azioni concrete.
Dare un nome alle emozioni, condividerle e trasformarle in un’esperienza collettiva ha permesso di restituire valore allo spazio e alle relazioni che lo attraversano.
Gli eventi hanno coinvolto ragazze e ragazzi dai 13 ai 35 anni, confermando quanto sia diffuso il bisogno di luoghi in cui il benessere possa essere coltivato insieme.
L’esperienza di Miglionico mostra come un futuro sostenibile per le comunità possa trovare spazio in una progettazione che parte dal basso, lontana dalla logica della performatività e radicata nei bisogni reali delle persone.
Un futuro possibile solo se questi percorsi vengono riconosciuti, validati e sostenuti dalla comunità e dalle istituzioni, nel rispetto delle loro peculiarità.
Perché prendersi cura degli spazi significa, in ultima analisi, prendersi cura delle persone e delle relazioni che li abitano.





















