Basilicata: premio di 240 euro per questi allevatori

Da quest’anno gli allevamenti bovini in Basilicata con meno di 20 UBA (Unità di Bestiame Adulto) potranno accedere al premio di 240 euro per UBA senza dover sostenere i costi per la certificazione SQNBA (Sistema di Qualità Nazionale Benessere Animale).

A riferirlo è Cia-Agricoltori Potenza-Matera sottolineando che la decisione in Basilicata riguarda circa 1.000 allevamenti, in gran parte di piccole dimensioni e situati nelle aree interne, dove zootecnia e agricoltura rappresentano non solo reddito, ma anche presidio ambientale e coesione sociale.

Sottolineano il presidente e il direttore Cia Potenza Giambattista Lorusso e Giovanna Perruolo:

“E’ il risultato importante dell’iniziativa incalzante della Cia che ha coinvolto l’assessore alle Politiche Agricole Carmine Cicala al quale va dato atto di aver raccolto la nostra forte sollecitazione.

La deroga rappresenta una risposta concreta alle difficoltà segnalate dai piccoli allevatori, spesso penalizzati dai costi e dagli adempimenti necessari per accedere ai regimi premiali della nuova PAC.

Aggiunge la Cia Potenza-Matera:

«È una scelta di equità e buon senso.

Finalmente si riconosce la specificità delle piccole aziende zootecniche lucane, che garantiscono benessere animale, qualità delle produzioni e tutela del territorio, ma che non sempre hanno la forza economica per affrontare ulteriori costi burocratici».

Secondo l’organizzazione agricola, la misura consentirà di ampliare la platea dei beneficiari dell’Ecoschema 1 – livello 2, rafforzando la sostenibilità economica di aziende familiari che operano in contesti marginali e montani.

Un impatto strategico per le aree interne.

In Basilicata la zootecnia estensiva svolge un ruolo chiave nella manutenzione del territorio, nella prevenzione del dissesto idrogeologico e nel contrasto allo spopolamento.

La deroga all’obbligo di certificazione per le aziende sotto le 20 UBA va dunque letta come una misura che coniuga sostenibilità ambientale e sostenibilità.

Secondo i dati disponibili più recenti sul territorio lucano, il patrimonio bovino regionale si attesta intorno a circa 90.000 capi allevati in poco più di 2.200 aziende zootecniche dedicate alla produzione di carne e latte.

Questi numeri collocano la Basilicata tra le regioni italiane con una significativa presenza di allevamenti, anche se la densità zootecnica è inferiore rispetto alle grandi regioni del Nord.

È importante sottolineare che buona parte di questi bovini è allevata in sistemi estensivi o semi-estensivi: in molte aziende, soprattutto nelle aree interne, gli animali trascorrono gran parte dell’anno all’aperto o al pascolo.

Questo modello di allevamento, pur non essendo registrato con la stessa precisione statistica dei sistemi intensivi, rappresenta una componente culturale e ambientale distintiva della Basilicata e delle regioni del Sud Italia, legata anche a razze autoctone come la razza Podolica, diffusa proprio nei pascoli lucani.

Affermano Lorusso e Perruolo (Cia) :

“Le aziende bovine lucane non svolgono soltanto un ruolo economico tradizionale: custodiscono i paesaggi rurali, contribuendo all’uso sostenibile dei pascoli e alla prevenzione del dissesto idrogeologico; mantengono viva la biodiversità, soprattutto attraverso la conservazione di razze locali come la Podolica; sono un elemento di coesione sociale nelle aree interne, dove attività agricole e zootecniche sono spesso l’unica occasione di reddito stabile e di radicamento al territorio.

In questo quadro, la semplificazione dell’accesso ai sostegni PAC per le aziende sotto soglia non è solo un’agevolazione tecnica, ma un intervento che può rafforzare la sostenibilità delle imprese agricole lucane, offrendo loro dignità economica e prospettive per il futuro.