Stellantis: ecco le ultime notizie, dopo il tavolo al Ministero

Non c’è pace per l’industria automobilistica italiana.

Come si apprende da today mentre la produzione cala ai minimi storici e il destino di molti lavoratori di Stellantis resta incerto, il governo ha convocato, venerdì 30 gennaio al Mimit, una tavolo rotonda per riavviare il dialogo con le sigle del comparto i sindacati e le Regioni che ospitano gli stabilimenti di assemblaggio auto.

Un incontro che ha visto la contestazione degli operai fuori al ministero e che si è tradotto nella certificazione di una vera e propria impasse.

A denunciare apertamente il rischio di un fallimento sono stati i sindacati che, al termine dell’incontro, hanno parlato di una situazione ormai insostenibile.

Così il segretario generale Uilm, Rocco Palombella:

“Abbiamo denunciato che il 2025 è stato un anno orribile e che non possiamo continuare così.

L’azienda ci ha riconosciuto che ci sono dei problemi e ha provato a raccontarci che il 2026 sarà un anno diverso, dando alcune risposte su alcuni stabilimenti ma non su altri.

Non vogliamo più cassa integrazione né ammortizzatori sociali”, chiedendo risposte per tutti i siti produttivi e per i lavoratori dell’indotto, “che continuano a soffrire più di tutti”.

Ancora più dura la Fiom che ha parlato di “pesante crisi” dopo il presidio di circa mille metalmeccanici davanti al ministero, denunciando anche il taglio del fondo automotive da 8 a 1,6 miliardi in cinque anni.

Il riferimento è al taglio degli incentivi varati nel 2022 per la riconversione delle auto termiche nel corso della legge di Bilancio dello scorso anno.

Secondo Michele De Palma e Samuele Lodi, oggi le produzioni Stellantis in Italia sono ai minimi storici e circa 10mila addetti stanno terminando le tutele, con il rischio concreto di licenziamenti se non arriveranno nuove misure e un vero piano industriale.

Secondo un rapporto della Fiom i dipendenti di Stellantis sono passati da 37.288 nel 2020 a 27.632 nel 2024: una diminuzione di circa 10mila lavoratori in appena 4 anni.

Gli esuberi dichiarati nel 2024 sono stati 3.700 e 2.352 nel 2025, per un totale di 6.052 con costi di queste ristrutturazioni che ammontano a ben 777.276.000 euro.

Non solo, la produzione di auto prodotte in Italia si è quasi dimezzata in 10 anni, mentre le spese in ricerca e sviluppo sono diminuite di circa 600 milioni di euro.

Per fare solo un esempio: se dallo storico stabilimento di Mirafiori nel 2004 uscivano circa 200mila autovetture, nel 2024 ne sono state prodotte appena 25 mila.

Un calo drammatico che si riflette sui lavoratori. Oggi circa il 60 per cento del personale di Stellantis, denuncia la Fiom, usufruisce di armonizzatori sociali come la cassa integrazione con un costo sociale e pubblico non indifferente.

Intanto il gruppo prevede di ampliare lo stabilimento di Tafraoui, a cui sono stati assegnati sei nuovi modelli, con l’obiettivo di arrivare all’assemblaggio di 90mila vetture l’anno.

In questa cornice si inserisce anche l’incontro “Stellantis Algeria meets Turin companies”, organizzato all’Unione Industriali di Torino per spingere i fornitori a investire in Algeria e creare un polo dell’indotto in grado di coprire oltre il 35% dei componenti.

Stellantis ha chiarito che l’espansione in Algeria non riguarda delocalizzazioni destinate all’Europa, ma un modello produttivo pensato esclusivamente per il mercato locale.

“Niente a che fare con produzioni realizzate in Algeria per essere esportate in Europa, ma un modello di produzione sul mercato algerino per il mercato algerino”, ha dichiarato al Sole 24 Ore il ceo di Stellantis Algeria.

Dal canto suo Stellantis riconduce le difficoltà al quadro normativo europeo e alla transizione ecologica.

“Per rilanciare il settore riteniamo fondamentale avere regole pragmatiche e sostenibili: le attuali regole hanno danneggiato l’industria e reso le automobili meno accessibili”, ha affermato Emanuele Cappellano, responsabile Europa del gruppo.

Secondo Stellantis, il nuovo pacchetto automotive della Commissione europea è “un primo passo”, ma “privo delle misure urgenti necessarie” per affrontare le criticità immediate, in particolare nei veicoli commerciali.

L’azienda chiede di rafforzare il meccanismo di flessibilità sui target (“fixing”), rivedere gli obiettivi e introdurre ulteriori margini per gestire la transizione, puntando anche su incentivi al rinnovo del parco circolante e su criteri “Made in Europe” graduali.

Stellantis ha inoltre annunciato un aumento della produzione in Italia nel 2026, ma senza entrare nel dettaglio su nuovi modelli, volumi e impatti occupazionali, punto su cui i sindacati chiedono un confronto immediato e vincolante.