Il lavoro agile rappresenta una delle trasformazioni più significative del mercato del lavoro degli ultimi anni.
Tuttavia, i dati dimostrano che questa evoluzione non ha prodotto gli stessi effetti in tutto il Paese e, anziché ridurre i divari territoriali, rischia di accentuarli.
È quanto evidenzia la Confsal Basilicata, che richiama l’attenzione sulla necessità di politiche mirate per il Mezzogiorno e, in particolare, per la Basilicata.
Durante la pandemia il lavoro da remoto ha registrato una crescita senza precedenti, passando da fenomeno residuale a modalità organizzativa ampiamente diffusa.
Anche dopo la fine dell’emergenza sanitaria, il ricorso allo smart working è rimasto stabile in molti comparti, confermando come questa modalità rappresenti ormai una componente strutturale del mercato del lavoro.
I benefici, però, non sono stati distribuiti in modo uniforme.
Il Nord Ovest continua a essere l’area del Paese con la più alta diffusione del lavoro agile, seguito dal Centro e dal Nord Est, mentre il Mezzogiorno resta significativamente indietro.
Una distanza che riflette la minore presenza di grandi imprese, una struttura produttiva caratterizzata da attività che richiedono la presenza fisica e una più limitata concentrazione di servizi ad alto valore aggiunto.
Per la Basilicata questa situazione assume un valore ancora più rilevante.
In una regione che continua a confrontarsi con il calo demografico, l’emigrazione dei giovani e la difficoltà di attrarre nuove professionalità, il lavoro agile può rappresentare uno strumento concreto per favorire l’occupazione qualificata, trattenere competenze sul territorio e rendere più attrattivi anche i piccoli comuni e le aree interne.
Per questo la Confsal Basilicata propone che la Regione promuova un programma di incentivi rivolto alle imprese con sede fuori regione, che vada oltre la clausola della sede operativa in Basilicata come fatto in alcuni bandi dalla regione, che assumano e stabilizzino giovani lucani in modalità di lavoro agile.
Un’iniziativa che potrebbe ispirarsi alle esperienze sviluppate in altre realtà del Mezzogiorno, come il progetto “South Working”, nato per valorizzare il lavoro da remoto come opportunità di sviluppo territoriale e di contrasto allo spopolamento.
Dichiara il segretario della Confsal Basilicata, Gerardo de Grazia:
“Il lavoro agile, non può diventare un privilegio riservato alle aree economicamente più forti del Paese.
Se vogliamo costruire un mercato del lavoro realmente moderno ed equo, è necessario garantire anche alle regioni del Mezzogiorno le condizioni per cogliere le opportunità offerte dalla trasformazione digitale.
La Basilicata dispone di professionalità, competenze e di una qualità della vita che possono rappresentare un importante fattore competitivo.
Chiediamo alla Regione di compiere un passo in avanti, prevedendo incentivi per le aziende che, pur avendo sede in altre regioni, assumano e stabilizzino giovani lucani consentendo loro di lavorare dalla Basilicata.
In questo modo si creerebbe occupazione qualificata, si sosterrebbero i consumi sul territorio e si contribuirebbe concretamente a contrastare lo spopolamento.”
Secondo la Confsal Basilicata, il lavoro agile deve entrare stabilmente nelle politiche di sviluppo regionale, accompagnato da investimenti nelle infrastrutture digitali, nella formazione delle competenze e nel rafforzamento di un sistema produttivo sempre più innovativo e competitivo.
Conclude Gerardo de Grazia:
“Se un giovane lucano può lavorare per un’impresa di Milano, Bologna o Torino senza essere costretto a lasciare la propria terra, vincono tutti, il lavoratore, che mantiene il proprio legame con il territorio; l’impresa, che amplia il bacino di competenze disponibili; e la Basilicata, che trattiene capitale umano, reddito e prospettive di crescita.
È questa la direzione verso cui devono orientarsi le politiche regionali del lavoro, trasformando lo smart working da semplice modalità organizzativa a autentica leva di sviluppo economico e sociale.”





















