Condono edilizio? C’è ancora una possibilità: le ultime notizie

Il nuovo condono edilizio non è nella legge di bilancio.

Ormai è evidente, ma il tema non è stato messo da parte.

Infatti, gli emendamenti relativi al condono edilizio sono passati attraverso un ordine del giorno approvato dal Parlamento che impegna il Governo a valutare le proposte.

Restano infatti aperte le ipotesi per una riapertura del condono previsto dal decreto-legge 269/2003, però da estendere a tutto il territorio nazionale.

Potrebbe rientrare, secondo quanto si apprende da quifinanza, in una riforma più ampia come quella del Testo Unico dell’Edilizia, ma le tempistiche di discussione e approvazione non sono ancora calendarizzate e quindi risultano piuttosto lunghe.

La volontà di un condono edilizio esiste, ma non sembra essere tra le priorità.

All’interno della legge di Bilancio non sono rientrati i tre emendamenti proposti che fanno parte di un pacchetto più ampio relativo al condono edilizio.

Anche se nel dibattito pubblico si parla della riapertura del condono del 2003, i protagonisti della discussione alla legge di Bilancio 2026 erano appunto tre emendamenti.

Il primo emendamento era l’unico che faceva riferimento alla riapertura del condono edilizio del 2003.

Con questo si sarebbe potuto concedere di sanare gli abusi edilizi commessi fino al 2003 appunto.

Risultava particolarmente interessante per diversi soggetti perché permetteva di regolarizzare abusi edilizi anche in aree che sono soggette a vincoli.

Il secondo emendamento invece avrebbe allargato la finestra fino al 2025.

Proponeva di sanare gli abusi esistenti entro il 30 settembre del 2025, applicando però le regole del condono edilizio del 1985.

Questo non avrebbe permesso lo stesso tipo di sanatoria rispetto al primo emendamento, ma di regolarizzare quelle che sono definite “lievi difformità interne”, facendo riferimento a:

  • tettoie;
  • portici;
  • balconi;
  • logge;
  • ristrutturazioni senza titolo edilizio o in difformità.

Il limite di questo condono era non aver apportato un aumento del volume all’edificio oltre ai limiti consentiti.

Infine, il terzo emendamento aveva lo scopo di superare il principio detto della “doppia conformità asincrona”.

Si trattava della possibilità di eliminare l’obbligo di dimostrare che l’intervento edilizio fosse conforme alle norme in vigore al momento della realizzazione, ma anche a quelle attuali.

Si trattava di un passaggio tecnico che avrebbe permesso di semplificare le procedure per la regolarizzazione degli abusi con molti anni sulle spalle, permettendo di snellire le pratiche pendenti.

Il Governo si è impegnato a superare tutte le normative regionali che hanno creato un’eccessiva burocrazia nel tempo.

In particolare, si fa riferimento al condono del 2003.

Infatti, secondo il Governo c’è bisogno di armonizzare le norme a livello nazionale, soprattutto per quanto riguarda il superamento del vincolo della doppia conformità.

Un impegno preso proprio in seguito alla legge di bilancio, quando con un ordine del giorno il Governo ha confermato tale volontà.

Quando verrà approvato il condono edilizio 2026 è ancora difficile da dire, ma si sta proseguendo intanto con l’esame del Testo unico dell’edilizia abbinato al nuovo Codice delle Ricostruzioni.

Proprio all’interno di questo potrebbero esserci margini per intervenire sulle normative regionali e statali.

Il Testo unico fa riferimento al 2001, ma potrebbe essere riaperto proprio includendo proposte nuove relative al condono e ai tre emendamenti.