“La sanità penitenziaria deve essere sempre più al centro delle politiche sanitarie regionali.
Il diritto alla salute è un diritto universale, che va garantito a tutti, soprattutto a chi vive una condizione di particolare fragilità e difficoltà”.
Lo dichiara il consigliere regionale e capogruppo di Azione Nicola Massimo Morea, intervenuto questa mattina al convegno “Distanze brevi, sguardi lunghi – Il carcere nelle regioni a scala umana”, promosso dal Co.N.O.S.C.I. nella Sala Inguscio della Regione Basilicata:
“Desidero rivolgere un sincero ringraziamento alla Garante regionale delle persone private della libertà personale, Tiziana Silletti, al Co.N.O.S.C.I. e al CSV Basilicata per aver promosso un momento di confronto di così alto valore istituzionale e umano, capace di riportare al centro dell’attenzione un tema troppo spesso trascurato.
Parlare di salute in carcere significa parlare di civiltà.
La pena non può mai tradursi nella negazione di un diritto fondamentale come quello alla salute. Garantire cure adeguate, assistenza specialistica e percorsi di presa in carico rappresenta un dovere delle istituzioni e un investimento per l’intera comunità”.
Nel corso dell’iniziativa, Morea ha evidenziato come il tema della sanità penitenziaria debba procedere di pari passo con quello del reinserimento sociale:
“L’obiettivo deve essere quello di accompagnare le persone detenute verso un reale percorso di reintegrazione.
Nel frattempo, è nostro compito assicurare loro il miglior trattamento sanitario possibile, perché una società si misura anche dalla capacità di tutelare la dignità delle persone più vulnerabili”.
Il consigliere regionale ha quindi richiamato il valore delle esperienze già avviate in Basilicata, come i progetti di prevenzione sanitaria realizzati negli istituti penitenziari lucani grazie alla collaborazione tra istituzioni, aziende sanitarie e Terzo Settore:
“La nostra regione ha tutte le caratteristiche per diventare un laboratorio di buone pratiche a livello nazionale.
Le dimensioni della Basilicata possono trasformarsi in un punto di forza, favorendo una rete efficace tra sistema sanitario, amministrazione penitenziaria e servizi territoriali.
È così che si costruisce una società più giusta, più civile e anche più sicura”.





















