Prezzi: l’allarme di Coldiretti Basilicata. Ecco che cosa sta succedendo

“Sono necessari maggiori controlli sulle importazioni e occorre puntare con decisione sui contratti di filiera”.

È quanto ribadisce la Coldiretti di Basilicata per contrastare il forte calo dei prezzi agricoli, tutelare il reddito delle imprese e garantire trasparenza ai cittadini consumatori.

Emblematico il caso del grano duro, sceso in un anno da 0,34 a 0,29 euro al chilo, con una perdita stimata in circa 200 milioni di euro per gli agricoltori italiani.

L’organizzazione agricola lucana evidenzia:

“Solo la mobilitazione di Coldiretti che ha visto in piazza migliaia di agricoltori, molti della Basilicata, ha evitato un ulteriore scivolamento sotto i 0,25 euro, ottenendo l’avvio della Cun del grano duro e la pubblicazione dei costi medi di produzione Ismea per Sud e Centro-Nord, strumenti fondamentali per garantire trasparenza e contrastare le manovre speculative”.

Nel 2025 sono arrivate in Italia 2,3 milioni di tonnellate di grano duro per la pasta, di cui 555mila dal Canada (+93%).

Preoccupa l’uso del glifosato in fase di pre-raccolta, pratica vietata in Italia per i possibili rischi sulla salute, allarme rafforzato anche dalla recente ritrattazione di uno studio pubblicato su Regulatory Toxicology and Pharmacology per gravi criticità etiche.

Da qui la necessità di rafforzare i controlli alle frontiere e diffondere i contratti di filiera per dare certezze agli agricoltori e sostenere la produzione nazionale.

In questo quadro è stato decisivo anche il recupero di 10 miliardi di fondi Pac, ottenuto grazie alle mobilitazioni di Coldiretti in Europa che hanno portato la Commissione Ue a fare marcia indietro sui tagli annunciati.

Le difficoltà riguardano anche l’ortofrutta.

A pesare è la concorrenza dei prodotti esteri, come i carciofi egiziani, i cui arrivi sono aumentati del 30% nei primi dieci mesi del 2025 (fonte Ismea), spesso coltivati con pesticidi vietati in Europa.

Il calo dei prezzi interessa anche broccoli (-25%), biete (-18%), finocchi (-21%), oltre a clementine, sedani e patate.

La pressione delle importazioni incide infine sull’olio extravergine d’oliva, con l’aumento degli arrivi dall’estero, come il prodotto tunisino venduto a 3,5 euro al chilo, che ha innescato un dumping capace di spingere i prezzi sotto i costi di produzione”.