È approdato in Gazzetta Ufficiale il decreto legge numero 66/2026, meglio noto come il nuovo piano casa.
Il provvedimento, che punta a dare una risposta strutturale all’emergenza abitativa in Italia, mette in campo un investimento complessivo di circa 10 miliardi di euro.
Il piano, come riporta today, si muove su un doppio binario: da un lato interventi di recupero edilizio e semplificazioni burocratiche, dall’altro una “stretta” sui requisiti per garantire che gli alloggi a canone agevolato vadano realmente a chi ne ha bisogno.
L’architettura del piano si poggia su tre direttrici fondamentali.
Il primo obiettivo è il recupero del patrimonio pubblico: circa 1,7 miliardi di euro sono destinati a rimettere in sesto 60mila alloggi popolari attualmente inutilizzabili perché fatiscenti. Non solo condomini: il piano prevede la riconversione di ex caserme e scuole dismesse per creare nuovi spazi abitativi senza ulteriore consumo di suolo.
Il secondo e il terzo pilastro riguardano invece il potenziamento del social housing e il coinvolgimento dei privati.
Attraverso fondi gestiti da Invimit Sgr e incentivi per le imprese, il Governo punta a creare un’offerta massiccia di case destinate alla “fascia grigia”: studenti, giovani coppie, genitori separati e lavoratori fuori sede che guadagnano troppo per le case popolari ma troppo poco per i prezzi di mercato.
Una parte centrale del piano casa riguarda le agevolazioni dirette per le famiglie.
Prima di tutto viene prorogata fino al 31 dicembre 2027 la garanzia statale sull’80% della quota capitale per l’acquisto della prima casa.
Nella platea rientrano i giovani under 36, giovani coppie e nuclei numerosi. C’è poi una “super garanzia” al 90%: per le famiglie con almeno cinque figli e un Isee entro i 50mila euro, la copertura del fondo di garanzia sale al 90%.
L’altra misura nell’ambito delle agevolazioni dirette è il cosiddetto affitto con riscatto (Rent to Buy): viene incentivata la possibilità di abitare un alloggio pagando un canone che, nel tempo, si trasforma in acconto per l’acquisto definitivo dell’immobile.
Infine il fondo morosità incolpevole, dedicato a chi si trova in difficoltà economica non dipendente dalla propria volontà, che viene rifinanziato con 22 milioni di euro per il 2026.
Per accelerare i cantieri, il decreto introduce novità rilevanti sul fronte dei permessi edilizi.
Il punto di rottura rispetto al passato è l’addio al permesso di costruire per molti interventi: ristrutturazioni urbanistiche, demolizioni e ricostruzioni potranno essere effettuate tramite Scia (Segnalazione certificata di inizio attività).
Nonostante il braccio di ferro politico iniziale, il testo finale mantiene un ruolo di controllo per le Soprintendenze.
Sebbene sia stata istituita una Conferenza dei servizi semplificata per velocizzare i pareri, gli enti di tutela del paesaggio manterranno il potere di opporsi ai progetti di riqualificazione.
Per i grandi investimenti (sopra il miliardo di euro) interverrà invece un Commissario straordinario con l’obiettivo di rilasciare un’autorizzazione unica in tempi record.
L’aspetto più concreto per il cittadino è l’obbligo, imposto ai privati che usufruiscono delle semplificazioni, di destinare almeno il 70% degli immobili realizzati a edilizia convenzionata.
Questi alloggi dovranno essere offerti a un prezzo o un canone inferiore di almeno un terzo (33%) rispetto ai valori medi di mercato della zona.
L’accesso a questi sconti sarà regolato dai limiti Isee stabiliti dai Comuni, solitamente non superiori ai 20.000 euro.
Il piano casa non è solo una lista di benefici, ma introduce una sorveglianza digitale rigorosa.
Comuni e Agenzia delle Entrate incroceranno costantemente i dati per verificare la permanenza dei requisiti. I controlli non si fermeranno alla firma del contratto, ma saranno periodici.
L’Agenzia delle Entrate elaborerà delle “black list” (liste nere) basate su anomalie patrimoniali o reddituali. Chi risulterà fuori dai parametri rischia: la revoca immediata dell’alloggio; il passaggio forzato dal canone agevolato a quello di mercato e la restituzione della differenza di prezzo accumulata negli anni, con l’aggiunta di interessi e sanzioni.
Infine, il decreto affronta il tema della legalità e della certezza del possesso.
Per la liberazione degli immobili occupati o in caso di morosità, viene introdotta una procedura d’urgenza: il giudice potrà emettere un decreto di rilascio entro 15 giorni dal ricorso.
Per scoraggiare chi non riconsegna le chiavi, è prevista una penale giornaliera pari all’1% del canone mensile per ogni giorno di occupazione abusiva oltre il termine stabilito.





















