“Gli ultimi incidenti mortali sulla SS7 Appia, nel tratto tra Matera e Ferrandina, segnano un punto di non ritorno”. La richiesta

“Dopo gli ultimi tragici eventi, basta alibi. Servono cantieri subito”.

Questo è il commento di Leonardo Santantonio, Presidente della Sezione Traporti e Logistica di Confapi Matera, che aggiunge:

“Gli ultimi incidenti mortali sulla SS7 Appia, nel tratto tra Matera e Ferrandina, segnano un punto di non ritorno.

Non siamo più davanti a emergenze imprevedibili, ma a conseguenze dirette di criticità strutturali note da anni e mai risolte.

Questa arteria continua a operare sotto standard minimi di sicurezza: sezione inadeguata, intersezioni pericolose, assenza di interventi organici. Elementi tecnici chiari, documentati, che rendono ogni ulteriore incidente non solo possibile, ma prevedibile.

Non esistono più giustificazioni accettabili. Quando il rischio è conosciuto e persistente, non intervenire significa assumersi una responsabilità precisa.

Come Presidente di Confapi Trasporti e Logistica della provincia di Matera, affermo con nettezza: il problema non è più tecnico.

È una questione di decisione. Le competenze sono definite, gli interventi individuati, le risorse annunciate. Ciò che manca è l’esecuzione.

Chi ha la responsabilità della SS7 Appia – a partire dall’ANAS e dalla Regione Basilicata – deve agire immediatamente.

Lo stesso Presidente, Vito Bardi, ha più volte e giustamente rimarcato la necessità di adeguare un’arteria che, oltretutto, ha anche una funzione importante di sviluppo economico per il trasporto delle merci.

Da collo di bottiglia a arteria di sviluppo, da percorso pericoloso a strada a quattro corsie, questo è il salto di qualità che auspichiamo.

A oggi, tuttavia, il progetto complessivo, suddiviso in tre lotti funzionali e stimato in circa 560 milioni di euro, sconta carenze di finanziamento che impediscono una piena attuazione.

Servono: cantieri aperti subito; tempi certi e pubblici; risorse disponibili e utilizzate; responsabilità chiare.

Ogni giorno senza interventi è un’assunzione di rischio consapevole. Ogni nuova vittima è la prova che non si è fatto ciò che andava fatto.

Non intervenire oggi, non è più un ritardo. È una scelta. E qualcuno dovrà risponderne”.