Il Delegato Regionale ASSIUM per la Basilicata – Vito Palladino -commenta il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri:
“Il Consiglio dei Ministri ha approvato il cosiddetto DDL Bollette, presentato come la risposta attesa al caro energia che da anni penalizza famiglie e imprese italiane. Come Delegato Regionale ASSIUM — Associazione Italiana degli Utility Manager — per la Basilicata, ritengo doveroso fornire una lettura tecnica e oggettiva delle misure adottate, a tutela delle imprese e dei consumatori lucani.
Un territorio già penalizzato
La Basilicata è una regione che produce energia — oltre al petrolio è sufficiente guardare le distese di pale eoliche e pannelli fotovoltaici che caratterizzano il nostro paesaggio — eppure le sue imprese e i suoi cittadini continuano a pagare l’energia a prezzi tra i più alti d’Europa.
Questo paradosso non viene affrontato dal decreto, che non prevede alcuna misura territoriale specifica né interventi strutturali sulla distribuzione dei benefici della produzione energetica locale.
Cosa prevede il decreto: la lettura tecnica
Il decreto introduce una riduzione degli oneri di sistema pari a 6,8 euro per megawattora consumato nel 2026 per le imprese non energivore.
Tradotto in termini concreti: una piccola attività lucana con un consumo annuo di 10.000 kWh — un artigiano, un esercizio commerciale, uno studio professionale — risparmia 68 euro l’anno.
Meno di 6 euro al mese, a fronte di bollette che possono superare i 3.000-4.000 euro annui.
Si tratta di un risparmio inferiore al 2% della spesa energetica, temporaneo e destinato a ridursi ulteriormente: lo sconto scende a 4 euro/MWh nel 2027 e a 0,54 euro/MWh nel 2028. Senza ulteriori interventi strutturali, tra due anni si torna al punto di partenza.
Per le famiglie, il decreto introduce contributi reali solo per chi già percepisce il bonus sociale (ISEE fino a 9.796 euro): 115 euro aggiuntivi annui, per un totale di 315 euro. P
er il resto delle famiglie — la maggioranza — lo sconto previsto fino a 25.000 euro di ISEE è volontario da parte dei fornitori, che non hanno alcun obbligo di aderire. Una misura sulla carta, non una tutela concreta.
Il nodo strutturale irrisolto
ASSIUM da tempo segnala che il vero problema del caro energia italiano non è congiunturale ma strutturale.
Gli oneri di sistema valgono circa 11 miliardi di euro annui a livello nazionale e rappresentano la componente che più distanzia il costo dell’energia in Italia rispetto agli altri paesi europei.
Il decreto ne riduce meno dell’8% per le sole imprese, senza toccare i meccanismi che li generano.
Allo stesso modo, il cosiddetto “disaccoppiamento” del prezzo dell’elettricità da quello del gas — annunciato come storico dal governo — non è stato realizzato nel senso tecnico del termine.
Il vero decoupling richiederebbe una riforma del mercato energetico a livello europeo. Le misure adottate, pur utili, sono strumenti parziali i cui effetti si vedranno nel medio-lungo termine.
L’appello alle istituzioni locali
Come rappresentante territoriale di ASSIUM, rivolgo un appello alla Regione Basilicata e ai parlamentari lucani affinché si facciano portatori, nelle sedi competenti, di un’ istanza concreta: la revisione della struttura degli oneri di sistema che oggi penalizza le imprese rispetto alle concorrenti europeee.
Le imprese lucane non possono continuare ad attendere.
Il costo dell’energia è una variabile competitiva determinante, e ogni anno di ritardo si traduce in margini più bassi, investimenti rimandati e posti di lavoro a rischio”.





















