L’oro non si ferma: è prezzo record. Cosa sta succedendo

Sembra ormai un qualcosa di scontato – l’oro ha raggiunto un nuovo record storico anche questa mattina – ma la crescita bruciante delle quotazioni del metallo prezioso sta facendo la differenza per molti investitori, che hanno stabilmente inserito il metallo prezioso nei loro portafogli, immunizzandoli dal rischio di shock improvvisi.

Una risposta soprattutto alle tensioni geopolitiche, ma dovuta ad una serie di fattori diversi, che hanno costretto anche e banche d’affari ad aggiornare il target di prezzo.

Secondo le ultime notizie riportate da quifinanza, il future di aprile sul gold ha raggiunto questa mattina un massimo di 5.625 dollari l’oncia, per poi assestarsi a 5.588 dollari (+4,4%).

Stesso movimento per il prezzo spot, che ha raggiunto un picco di 5.595 dollari.

Parallelamente, l’argento quota oltre 119 dollari (+2%) dopo aver raggiunto un picco di 120,4 Usd/oncia.

L’aumento delle quotazione dell’oro ha costretto molte banche d’affari a rivedere le stime di prezzo.

Sicuramente il 2026 sarà meno brillante del 2025 che ha visto l’oro balzate del 70%, ma l’oro potrebbe salire ancora.

La più ottimista è Deutsche Bank che ha indicato un valore di 6.000 dollari, adesso decisamente alla portata, perché implicherebbe un potenziale upside del 7% rispetto alle quotazioni attuali.

Più basso il target indicato da altre banche d’affari, con Goldman Sachs che ha fissato un valore di 5.400 entro dicembre 2026, HSBC che indica un valore di 5.000 entro il primo semestre 2026, J.P. Morgan che segnala 5.000 entro il quarto trimestre del 2026, Morgan Stanley che fissa il prezzo a 4.800 e Citigroup che indica un prezzo target da qui a tre mesi di 5.000 dollari.

Gli analisti sono generalmente positivi sull’oro.

“Manteniamo un posizionamento positivo sull’oro, che riflette l’ampliamento della base di investitori e il suo ruolo costante nella diversificazione del portafoglio”, afferma Peter Kinsella, Head of Investment Services UK di Union Bancaire Privée (UBP), aggiungendo “dopo un anno eccezionale come il 2025, in cui l’oro ha registrato un aumento di circa il 70% e ha ottenuto una delle performance più solide dagli anni ’70, prevediamo che i rendimenti torneranno alla normalità nel 2026”.

L’analista indica anche quali sono i fattori che manterranno alto il prezzo.

L’ennesimo strappo al rialzo è avvenuto in concomitanza con gli avvertimenti lanciati dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump all’Iran e della possibilità di un intervento militare americano.

Le tensioni geopolitiche sono infatti fra i fattori che hanno spunto l’oro in quest’ultimo anno: dalla politica dei dazi alle minacce di intervento in Groenlandia ed ora in Iran.

“Nel 2025, l’oro ha offerto significativi vantaggi agli investitori in termini di diversificazione del portafoglio, poiché il metallo giallo ha mostrato correlazioni relativamente basse con le altre principali asset class.

Ciò è stato particolarmente evidente durante il calo dei mercati ad aprile, a seguito degli annunci sui dazi del presidente degli Stati Uniti Trump – sottolinea UBP – Riteniamo che le preoccupazioni relative alla diversificazione del portafoglio dovrebbero essere un forte motore della domanda, dati i profili di valutazione elevati in molti altri mercati”.

Gli acquisti delle banche centrali sono un altro fattore destinato a sostenere le quotazioni nel lungo termine e si prevede che questo trend continuerà ancora per diversi anni.

Nel 2025, le banche centrali hanno continuato ad aumentare le loro riserve auree, con la maggior parte delle stime che indicano un aumento di circa 850 tonnellate nel corso dell’anno.

Tale quantità – spiega Kinsella – è stata leggermente inferiore alla media annuale degli acquisti dal 2022. Le stime di consenso indicano che le banche centrali dovrebbero continuare ad acquistare oro a un ritmo di circa 800 tonnellate nel corso del 2026, pari a circa il 26% della produzione mineraria annuale.

Nel 2025, gli investitori retail hanno aumentato in modo significativo le loro allocazioni in oro.

Solo nel quarto trimestre, gli ETF orientati al retail hanno registrato afflussi pari a oltre 280 tonnellate di acquisti, superando la domanda delle banche centrali.

Si prevede quindi che l’incremento di allocazione sui metalli preziosi sarà un forte driver all’aumento dei prezzi nel 2026.

Lo scorso anno, la Federal Reserve ha ridotto il tasso sui fondi federali e, attualmente, le stime di consenso derivate dalla curva OIS (Overnight Index Swap) indicano che gli investitori prevedono ulteriori tagli dei tassi di circa 75 punti base nel 2026.

Questi tagli dovrebbero ridurre il profilo dei tassi di interesse reali negli Stati Uniti.

Tale sviluppo è normalmente positivo per l’oro, che mostra una correlazione negativa con l’andamento dei tassi di interesse reali.

La maggior parte delle economie avanzate presenta livelli di indebitamento estremamente elevati e sta compiendo pochi sforzi concreti per ridurre il profilo complessivo del debito sovrano.

Attualmente, il disavanzo non mostra segnali di rallentamento, il che significa che sia il deficit fiscale che i livelli di indebitamento sono destinati a continuare a crescere.

Ciò è positivo per l’oro e anche piccole riallocazioni dai mercati dei titoli di Stato verso l’oro possono avere un impatto significativo sui prezzi.