Impianto di biogas a Policoro: presentata un’interrogazione parlamentare. Ecco che cosa sta succedendo

“Un impianto industriale di biogas nel cuore di uno dei distretti agricoli più pregiati del Mezzogiorno, a ridosso di coltivazioni certificate, strutture turistiche e persino di un ospedale”.

È su questo che il deputato Arnaldo Lomuti ha presentato un’interrogazione parlamentare a risposta scritta ai Ministri dell’Ambiente e dell’Agricoltura in cui precisa:

“Nel territorio di Policoro, in contrada Acinapura, è infatti prevista la realizzazione di un impianto destinato al trattamento di circa 94.000 tonnellate annue di reflui e biomasse, in un’area a forte vocazione agricola e turistica.

Un progetto che, come evidenziato nell’atto parlamentare, solleva gravi criticità ambientali, sanitarie ed economiche, anche in considerazione della presenza, entro un raggio di circa due chilometri, di una struttura ospedaliera.

Siamo di fronte a una scelta che rischia di compromettere un equilibrio costruito in decenni di lavoro, sacrifici e investimenti da parte degli agricoltori del Metapontino.

Qui non parliamo di un’area marginale, ma di un distretto agricolo strategico, riconosciuto anche a livello internazionale.

L’area interessata ospita infatti produzioni di eccellenza, tra cui la Fragola della Basilicata, che ha recentemente ottenuto il riconoscimento di Indicazione geografica protetta (IGP) con l’iscrizione nel registro ufficiale dell’Unione europea.

Un traguardo che certifica qualità, tracciabilità e legame con il territorio, e che rischia di essere messo in discussione da un insediamento industriale incompatibile con tale vocazione.

Accanto all’agricoltura di qualità, il Metapontino rappresenta anche un importante polo turistico, sia enogastronomico – espressione diretta di quel modello agroalimentare che ha portato la cucina italiana a essere riconosciuta patrimonio culturale immateriale dell’umanità – sia balneare e di riviera, con una ricettività che basa la propria attrattività sulla salubrità ambientale, sul paesaggio e sull’assenza di fattori di disturbo industriale.

L’interrogazione richiama inoltre i rischi legati alle emissioni odorigene e ai residui di ammoniaca, all’aumento del traffico pesante, ai potenziali impatti su suolo e acque e all’alterazione dell’immagine complessiva del territorio, elementi che possono avere ricadute dirette sulla salute dei cittadini e sull’economia locale.

La transizione energetica non può diventare un alibi per sacrificare territori di eccellenza.

Se questo progetto beneficia di fondi pubblici, anche riconducibili al PNRR, il Governo ha il dovere di spiegare come si concili con la tutela delle filiere agricole di qualità, del turismo e della salute pubblica.

Con l’atto parlamentare si chiede al Governo di chiarire la compatibilità territoriale dell’impianto, di verificare l’esistenza di alternative localizzative meno impattanti e di definire criteri più stringenti affinché la transizione energetica non si traduca in un danno irreversibile per agricoltura, lavoro e comunità locali.

Difendere il Metapontino significa difendere un modello di sviluppo fondato su qualità, lavoro e rispetto dei territori.

Un modello che lo Stato non può celebrare a parole e poi compromettere nei fatti”.