“Il turismo lucano può diventare l’emblema della Basilicata che vince, importante la crescita ma c’è ancora tanto da fare”. I dettagli

“Il percorso civico e culturale della nostra associazione non può trascurare uno dei settori strategici della Basilicata: il turismo.

Il turismo potrebbe diventare l’emblema della Basilicata che può vincere.

I numeri parlano chiaro e sono in crescita anno per anno.

Tutti i dati sono positivi e mettono in luce che ci sono le caratteristiche per raggiungere risultati significativi anche nelle zone della regione attualmente marginali e non coinvolte negli itinerari turistici”.

E’ questo il punto di vista dell’associazione socio culturale Medinlucania in merito alla situazione del turismo lucano che prosegue:

“Quello che fa più riflettere è che a trainare i risultati positivi di oggi non sono stati dei mega investimenti o strepitosi piani economici e di marketing.

I veri attrattori sono stati la lucanità, le genti lucane, lo spirito dell’accoglienza, la tranquillità, il calore dei nostri borghi, la storia. 

Ad attrarre è stata la bellezza dei nostri monti, dei boschi, del mare e della natura incontaminata, è stata l’unicità dei nostri prodotti locali e del cibo genuino e inimitabile.

I buoni risultati del turismo lucano appartengono, prima di tutto, al dna delle nostre comunità e non alle scelte o alla pianificazione e lungimiranza politica.

La questione non è politica, è antropologica.

Senza l’atteggiamento, l’abnegazione, la disponibilità dei lucani, degli operatori piccoli e grandi (dalla trattoria alla guida turistica, dall’agriturismo con tre stanze all’hotel 4 stelle), nessun piano politico o programmatico avrebbe potuto fare lo stesso.

E tale contesto, guarda caso, esalta e si innesta proprio con i principi base della nostra associazione.

Come ripetiamo da sempre i protagonisti della Basilicata devono essere i cittadini, i territori, la partecipazione dal basso, la voglia dei lucani di incidere e contare.

Tante individualità e esperienze, insieme e coese, che devono svolgere il proprio compito per se stessi e per il bene comune.

Naturalmente, servono anche una regia complessiva e un mix di azioni concertate con la politica, le istituzioni, le categorie economiche e sociali e le complessità della società contemporanea regionale, nazionale e internazionale nella quale viviamo.

Tuttavia, per capire bene quello che sta accadendo, non possiamo trascurare i numeri del turismo lucano.

Come primo aspetto esaminiamo le ricadute economiche.

Stando ai dati disponibili, nel 2022 il turismo made in Basilicata ha generato circa 560 milioni di euro di Pil, l’1% del Pil turistico italiano (una percentuale più alta rispetto alla popolazione lucana che rappresenta lo 0,8% della popolazione complessiva italiana).

In percentuale, il turismo della Basilicata vale circa il 5% del Pil complessivo della regione con circa 20 mila addetti coinvolti in modo diretto e indiretto.

Tali numeri possono crescere e addirittura raddoppiare.

A condizione, però, che la Basilicata sia capace di valorizzare il trend in corso e i tanti riconoscimenti conquistati nell’ultimo periodo.

Tra i riconoscimenti più importanti, non bisogna dimenticare che la Basilicata è entrata nella Top ten 2020 Demoskopika delle regioni italiane con la migliore reputazione turistica;

Matera è ritenuta da Booking la città più accogliente al mondo, oltre ad essere tra quelle più cercate nel web; il territorio lucano è in cima alla classifica italiana per incremento, in percentuale, di arrivi e spesa turistica; nel 2023 la Basilicata è tra le destinazioni mondiali consigliate dalle riviste americane Vogue e Forbes.com.

Ovviamente, oltre alle rose, ci sono anche le spine.

Tra le tante criticità, segnaliamo quanto ha sostenuto alcuni giorni fa la Cgil della Basilicata rispetto alla mancanza di lavoratori lucani specializzati nel turismo.

Non sono i lavoratori a mancare, ha denunciato il sindacato, manca un’offerta lavorativa regolare, con retribuzioni secondo i contratti vigenti, con turnazioni nella norma, straordinari pagati, riconoscimento dei riposi, ferie e malattia.

I lucani non dicono no al lavoro, ha sottolineato la Cgil, dicono no alla precarietà, all’illegalità e allo sfruttamento.

Quindi, possiamo dire che il turismo, se ben armonizzato con i settori primari della regione, potrebbe diventare uno dei grimaldelli virtuosi, autopropulsivi e “puliti” che i lucani aspettano da decenni.

Dobbiamo essere consapevoli, però, che il lavoro da compiere ancora è enorme e si dovrebbe fare molto di più rispetto a quello che la politica e le istituzioni hanno fatto finora”.

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