Per gli adolescenti, le piattaforme digitali non sono semplicemente strumenti di intrattenimento ma spazi di relazione, confronto, costruzione dell’identità e presenza quotidiana.
In questi ambienti passano conversazioni, contenuti, mode, pressioni sociali e, sempre più spesso, anche dinamiche delicate che riguardano benessere, privacy e sicurezza.
È per questo che, fa sapere il sole 24 ore, il tema della tutela dei minori online non può più essere affrontato solo come una questione educativa o familiare, ma chiama direttamente in causa anche le responsabilità delle piattaforme.
Negli ultimi mesi, i grandi operatori del digitale hanno iniziato a rafforzare il proprio arsenale di strumenti dedicati agli utenti più giovani.
Lo hanno fatto anche per rispondere alle crescenti anticipazioni dei governi sulla possibilità di vietare del tutto i social a determinate fasce d’età.
È partita l’Australia a cui hanno fatto seguito le discussioni di alcuni Paesi europei, come la Spagna e il Regno Unito.
L’Italia non è da meno, con il dibattitto politico che si è intensificato dopo l’episodio dell’accoltellamento della professoressa in provincia di Bergamo.
Dal punto di vista dei colossi americani, un po’ tutti si sono preparati a offrire un’esperienza più vicina alle esigenze degli adolescenti.
Meta ha puntato sugli account per teenager, profili con protezioni più rigide attivate in automatico e con maggiori vincoli per gli under 16, mentre TikTok continua a sviluppare il sistema del collegamento familiare per permettere ai genitori di affiancare i figli nella gestione di tempo, privacy e sicurezza.
Anche WhatsApp, pur non essendo un social network in senso stretto, rientra a pieno titolo in questo scenario come una delle app più usate dagli adolescenti per chattare, condividere contenuti e partecipare ai gruppi.
Per questo, ha rafforzato negli anni funzioni legate a privacy, blocco, segnalazione e protezione dell’account.
Snapchat punta invece su un equilibrio tra supervisione familiare, protezione dell’account e rispetto della riservatezza dei minori.
Nel mondo Meta il riferimento principale è quello degli account per teenager, introdotti su Instagram e poi estesi anche a Facebook e Messenger, con impostazioni protettive attivate in automatico per i ragazzi.
Queste servono a limitare chi può contattare i minori, quali contenuti possono vedere e quanto tempo trascorrono online.
Per gli under 16, inoltre, alcune modifiche richiedono l’approvazione dei genitori o dei tutori.
Meta segnala anche promemoria di utilizzo e l’attivazione della “quiet mode” nelle ore notturne, nel tentativo di ridurre uso eccessivo e contatti indesiderati.
Su TikTok il perno è Family Pairing, ossia il collegamento familiare, per dare a genitori e ragazzi l’opportunità di collegare i rispettivi account e gestire insieme le impostazioni di sicurezza.
Tra i controlli disponibili ci sono limite giornaliero di tempo, riepilogo dell’uso dell’app, fasce orarie di pausa, silenziamento delle notifiche, una modalità limitata, filtri per parole chiave e gestione della visibilità del profilo.
I genitori possono anche controllare commenti, post piaciuti, account bloccati, follower e following, mentre i messaggi diretti restano disponibili solo dai 16 anni in su.





















