Diocesi Matera-Irsina e Tricarico: ecco il messaggio di Mons. Caiazzo per il tempo di Quaresima che inizierà domani con la Messa delle Ceneri

Di seguito il primo messaggio di Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, Arcivescovo di Matera-Irsina e Amministratore Apostolico della Diocesi di Tricarico, indirizzato alle due Chiese sorelle in occasione del tempo di Quaresima che inizierà mercoledì 22 febbraio con la Messa delle Ceneri:

“Carissimi,

è il primo messaggio che scrivo alle due Chiese sorelle da quando sono stato nominato anche Amministratore Apostolico della Chiesa di Tricarico.

Lo faccio con il cuore del padre e del pastore che sente sempre lo stesso amore e il medesimo slancio nel servizio che il Signore, per mezzo della Chiesa, mi ha affidato, in vista della Quaresima che ci prepara alla Pasqua.

Vi scrivo sulla scia di quanto ci siamo detti nel tempo di Avvento-Natale (per Matera-Irsina), in sintonia con il cammino sinodale della Chiesa italiana (Tricarico, Matera-Irsina), tenendo fisso lo sguardo sull’immagine dei “Cantieri”, per continuare la nostra riflessione.

Mi permetto di suggerirvi per l’animazione liturgica la consultazione del sussidio proposto dall’Ufficio Liturgico Nazionale, in collaborazione con il Settore Biblico dell’Ufficio Catechistico Nazionale, il Servizio Nazionale per la Pastorale delle persone con disabilità e la Caritas Italiana (https://liturgico.chiesacattolica.it/sussidio-quaresima-pasqua-2023/).

In questi giorni ho avuto modo di conoscere una giovane figura sacerdotale, Don Vincenzo Abbondanza, originario di Gorgoglione, colpito a morte la sera del 16 marzo 1993 da un colpo di fucile sparato nel buio da un suo carissimo amico.

Faremo nostre le parole di D. Vincenzo, il quale scrivendo ai suoi parrocchiani di Anzi in preparazione alla Pasqua, pochi giorni prima di morire dice: «Quaresima: rinnovarsi nell’amore per giungere insieme alla Pasqua di Cristo.

Quaresima: tempo forte di verifica e di conversione, per camminare insieme, con novità di vita, verso la risurrezione di Cristo, la nostra Pasqua.

Con la forza della nuova primavera che esplode intorno a noi, ecco, essa ci spinge a rinnovarci, a uscire dai nostri cancelli, ad accorgerci di ciò che avviene nel mondo, nella famiglia, e a deciderci gesti che ci liberino dall’egoismo per farci prossimo a tutti» .

Nel cammino sinodale l’icona biblica alla quale stiamo attingendo è collocata a Betania, nella casa di Lazzaro, Marta e Maria (Lc 10,38-42): il dialogo tra Gesù e le due sorelle continua a essere dialogo e servizio tra Gesù e noi, tra noi e il mondo.

1. “Maria ha scelto la parte migliore”

Seduta ai piedi di Gesù, Maria di Betania ascolta la sua Parola.

E’ interessante notare come l’evangelista ci presenta Gesù sempre in cammino, incontra l’uomo lungo le strade, entra nelle loro sofferenze e nei loro drammi, partecipa alle loro gioie, trasmette vita e liberazione attraverso il suo insegnamento, la sua stessa persona.

Fondamentale risulta essere l’ascolto: Gesù ascolta il grido dell’umanità e l’umanità è chiamata ad ascoltare la Parola di Gesù.

Il Maestro entra in tante case, s’intrattiene con le famiglie, rimane a condividere il pane sulla mensa: è occasione per annunciare la sua Parola che diventa cibo da spezzare nella fraternità.

Anche l’incontro nella casa delle sorelle di Betania è segnato dalla sacralità dell’ospitalità. In questo caso, appare evidente quasi una ospitalità reciproca perché ognuno si prende cura dell’altro in modalità diverse.

E’ l’esperienza più bella della “parrocchia”, casa nella casa.

Meglio ancora: ognuno trova casa nell’altro.

Nel linguaggio biblico la figura femminile, rappresentata da Marta e Maria, esprime l’umanità intera, capace di accogliere ma nello stesso tempo di rendere feconda ogni cosa e dare vita necessaria e indispensabile per continuare a respirare il profumo dell’esistenza.

Maria, più che Marta, esprime sicuramente meglio questi tratti della dolcezza, della bellezza, dell’armonia, rimandandoci a un’altra Maria, la mamma di Gesù che da madre diventa discepola del Figlio, ascoltandolo e meditando ogni cosa nel suo cuore.

La vera fecondità è il richiamo alla Parola che si fa carne nella propria carne, perché questa diventi cibo spezzato, nutrimento per quanti sono affamati e assetati di vita.

Ogni credente deve continuamente andare a scuola da Gesù, desideroso di ascoltare la sua voce, imparando a camminare come Lui e dove Lui vuole.

Non è forse questo il motivo per cui Dio si è fatto bambino?

Perché un bambino ha bisogno di essere accudito, custodito, amato, coccolato. Il bambino, ogni bambino, ci ricorda la sacralità della vita, l’amore alla vita, l’impegno per la crescita della vita.

Ma il Dio bambino cresce, diventa adulto, muore inchiodato su una croce, perché noi, guardando e ascoltando il dolore dell’umanità torniamo a fasciare le ferite e a profumare i corpi. Il testamento più bello che ci ha lasciato Gesù lo troviamo nel memoriale dell’Eucaristia: in quel pezzo di pane e in quel sorso di vino si fa cibo e bevanda di salvezza.

Da questa esperienza, se è vera partecipazione, si aprono le mani a forma di croce, come un trono, per ricevere ma soprattutto per donare, tornando al gusto del pane, della condivisione.

Da Maria di Betania impariamo che, anche nelle nostre comunità parrocchiali, la vita attiva serve a ben poca cosa se viene tralasciata quella contemplativa.

La “parte migliore” scelta da Maria, che Gesù sottolinea, mette in evidenza quanto bisogno ci sia oggi di silenzio, di ascolto dei gemiti, delle grida, delle sofferenze di un’umanità che ha bisogno non solo di un pezzo di pane, ma di tempo da ricevere, di cammino da fare insieme, quindi di accompagnamento, di condivisione di gioie e di dolori.

Papa Francesco ci dice: «L’ascesi quaresimale è un impegno, sempre animato dalla Grazia, per superare le nostre mancanze di fede e le resistenze a seguire Gesù sul cammino della croce.

Proprio come ciò di cui aveva bisogno Pietro e gli altri discepoli.

Per approfondire la nostra conoscenza del Maestro, per comprendere e accogliere fino in fondo il mistero della salvezza divina, realizzata nel dono totale di sé per amore, bisogna lasciarsi condurre da Lui in disparte e in alto, distaccandosi dalle mediocrità e dalle vanità.

Bisogna mettersi in cammino, un cammino in salita, che richiede sforzo, sacrificio e concentrazione, come una escursione in montagna.

Questi requisiti sono importanti anche per il cammino sinodale che, come Chiesa, ci siamo impegnati a realizzare.

Ci farà bene riflettere su questa relazione che esiste tra l’ascesi quaresimale e l’esperienza sinodale» .

Questo tempo di Quaresima diventa un’opportunità per ritornare, sia in casa sia nelle diverse attività sociali, amministrative, lavorative, ad ascoltarci.

Il dialogo, l’ascolto reciproco, la forza di fare un passo indietro, l’incontro evitando lo scontro, sono prerogative essenziali affinchè ci si accorga delle proprie responsabilità.

2. “…che non le sarà tolta”

Contemplazione, silenzio, ascolto, meditazione, preghiera…. è diventato tutto così difficile e complicato.

Nell’era dei rumori, delle corse frenetiche, della liberalizzazione del pensiero unico, il rischio è quello di rimanere incantati dai palcoscenici dei nuovi paladini, dai pulpiti dei nuovi messia che parlano un linguaggio a senso unico, senza possibilità di replica o di confronto.

Anche noi che frequentiamo la messa domenicale, facciamo un cammino di fede, anche noi consacrati, stiamo correndo il rischio di trovare il tempo per tutto ma non per pregare, per ritirarci in silenzio, per staccare la spina e fare un ritiro, gli esercizi spirituali, vivendo la gioia di ritrovarsi con i propri confratelli e condividere l’esperienza di vita quotidiana.

L’azione nasce dall’ascolto, dalla meditazione, dal silenzio che diventa preghiera e mette in movimento.

La parte migliore non consiste nel fare ma nel ricevere da Colui che si è fatto nutrimento, Gesù, la Parola che illumina.

Così cambiamo il modo di vedere la storia, di assolutizzare le nostre certezze o il nostro agire come se fosse l’unico, il più giusto, mentre gli altri…

La parte migliore significa essere presenti a se stessi, non lasciarsi travolgere dagli eventi della storia, vivere la bellezza di una esistenza che l’esistenza stessa potrebbe rubarci, travolgendoci nel vortice degli eventi quotidiani.

Nelle due sorelle, Marta e Maria, ci specchiamo perché esprimono due modi diversi di vivere che hanno bisogno di essere coniugati: l’azione che nasce dalla contemplazione. Guardare Maria, ai piedi di Gesù, che si fa nutrire dalla sua Parola, ci fa capire come la relazione d’amore con il Maestro nasce esattamente dal bisogno di stare con l’amato, guardarlo negli occhi, ascoltarlo, per poi agire in forza dell’amore ricevuto.

E’ esattamente ciò che a Maria non sarà mai tolto.

Una Chiesa attiva, non mossa dalla forza dell’amore per Cristo, si ripiega su se stessa, mostra il suo volto umano ma non quello divino.

«Il cammino ascetico quaresimale e, similmente, quello sinodale, hanno entrambi come meta una trasfigurazione, personale ed ecclesiale.

Una trasformazione che, in ambedue i casi, trova il suo modello in quella di Gesù e si opera per la grazia del suo mistero pasquale.

Affinché tale trasfigurazione si possa realizzare in noi quest’anno, vorrei proporre due “sentieri” da seguire per salire insieme a Gesù e giungere con Lui alla meta»

Lungo il percorso quaresimale cerchiamo quotidianamente un po’ di tempo per fare silenzio, ascoltare il brano del vangelo del giorno, assaporare la Parola per poi concretizzarla nel servizio ai fratelli, in gesti concreti.

3. Nei cantieri del mondo

Tutti ci rendiamo conto che il tempo che stiamo vivendo, così duro, sofferto e conflittuale, ha bisogno di essere ascoltato nei suoi lamenti, nelle sue grida, nel sangue versato, nella distruzione di intere città attraverso guerre fratricide e assurde.

Ma anche attraverso il grido della terra che scuote tutto, radendo al suolo tante città e seppellendo decine di migliaia di persone.

Come credenti abbiamo l’obbligo morale di ascoltare cosa Dio vuole comunicare a tutti noi attraverso questi fatti apocalittici che mettono ansia e paura e cosa siamo chiamati a fare.

D. Vincenzo Abbondanza scriveva: «E così può succedere che le parole “solidarietà, fratellanza, condivisione, pace, giustizia” quante volte le abbiamo lette o sentite pronunciare nei nostri incontri! – ci risuonano dentro vuote, utopiche, irraggiungibili, in una realtà umana che continuamente la smentisce.

Ma noi crediamo all’utopia dell’amore; di quello vero, trasformante, che viene da Cristo. In suo nome continueremo i nostri piccoli passi, dando la mano a tanti nostri fratelli e sorelle che insieme a noi sognano e si impegnano a rinnovarsi e a rinnovare il mondo» .

3.1. Cantiere della Pace

Di certo emerge il bisogno di pace, di fraternità, di aiuto.

Già qualche anno fa Papa Francesco, nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, faceva un’analisi chiara di quanto l’umanità stava vivendo e che ora sta apparendo chiara in tutta la sua drammaticità. Rileggiamo le sue parole:

«All’interno del Popolo di Dio e nelle diverse comunità, quante guerre!

Nel quartiere, nel posto di lavoro, quante guerre per invidie e gelosie, anche tra cristiani!

La mondanità spirituale porta alcuni cristiani ad essere in guerra con altri cristiani che si frappongono alla loro ricerca di potere, di prestigio, di piacere o di sicurezza economica…» .

Ci stiamo rendendo conto che lo sviluppo e la prosperità della nostra società si fonda anche su industrie capaci di produrre armi con l’intento di uccidere, arricchendo ulteriormente un mercato di potenti sulla pelle dei paesi più poveri.

Invece di aiutare le nazioni in via di sviluppo costruendo ospedali, scuole, dando loro attrezzi per coltivare la terra, sono state consegnate loro micidiali armi per uccidere.

La terra, il mare stanno diventando enormi cimiteri dove fosse comuni accolgono decine, centinaia, migliaia di corpi.

Ci sono tanti giovani che hanno il coraggio di sfidare le dittature e le repressioni scendendo in piazza affinchè la giustizia prevalga, la dignità della persona, soprattutto della donna, sia salvaguardata e promossa, la legge promuova la libertà per tornare a camminare insieme.

Il Cantiere della Pace ha bisogno dell’aiuto di tutti.

Non abbiamo bisogno di essere assunti e avere un contratto di lavoro a tempo determinato.

Siamo chiamati ad essere tutti “operatori di pace” a tempo indeterminato, coscienti che la pace non significa assenza di guerra ma va costruita quotidianamente promuovendo, secondo il volere di Dio, la giustizia, la fraternità, mettendo a frutto il comandamento dell’amore che trova nel perdono il suo fondamento.

Durante questo tempo di Quaresima apriamo il Cantiere della pace in famiglia, tra i parenti, con gli amici, con i vicini di casa. Il Cantiere della pace va aperto anche nella propria vita chiedendo aiuto e sostegno.

Spesso non si è in pace con se stessi perché in guerra con i propri sentimenti, i propri fallimenti, gli amori malati.

3.2. Cantiere tra i terremotati della Siria e Turchia

Un devastante e apocalittico terremoto ha interessato una consistente porzione della nostra terra: Turchia e Siria, quest’ultima già prostrata da anni di guerra, di silenzio, da embargo, da fame.

La macchina della solidarietà si è mossa prontamente con mezzi, persone competenti e aiuti umanitari.

Decine di migliaia di morti, di dispersi.

Tanta disperazione e lacrime.

Tanta gioia e festa ogni volta che anche una sola persona viene trovata ancora in vita: neonati, bambini, ragazzi, giovani, adulti, anziani.

E’ la vittoria della vita sulla morte, su ogni disastro o calamità, vittoria che fa ritornare la speranza.

Intanto la Chiesa, tramite la Caritas, insieme ad altre organizzazioni umanitarie, si è mobilitata da subito con il contributo di tutte le diocesi italiane, anche delle nostre.

Ogni iniziativa è coordinata da Caritas Italiana.

Anche la colletta ufficiale della Chiesa italiana è programmata per domenica 26 marzo, la quinta di Quaresima.

Le Caritas vicine, come Caritas Libano, inviano gruppi di volontari, che distribuiscono generi umanitari, accolgono le persone sfollate nelle chiese, nelle strutture, allestendo mense, così come mi sta informando in alcuni messaggi vocali l’Arcivescovo S. E. Mons. Joseph Tobji. A nome delle nostre Chiese locali ho dato la massima disponibilità.

Sarà lui ad indicarci ciò di cui hanno maggiormente bisogno. Di sicuro, come viene detto dalla Caritas Italiana, si fa il massimo sforzo in questa fase di primissima emergenza in vista del lunghissimo lavoro per la ricostruzione.

Il tempo di Quaresima è un invito a guardare le ferite dell’umanità provata e sofferente, nel silenzio della preghiera, della meditazione sul senso del soffrire, nell’agire concretamente dilatando il cuore per aiutare tramite le nostre Caritas Diocesane.

4. Nei cantieri delle Chiese sorelle di Matera-Irsina e Tricarico

Da pochi giorni si è aperto un nuovo Cantiere che coinvolge, nella persona del vescovo, le due Chiese sorelle di Matera-Irsina e Tricarico.

Due comunità diocesane che rimangono autonome, unite insieme nella persona del vescovo, cioè dal ministero della mia persona.

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8), sono le parole che mi ritornano in questo momento nell’allargare la famiglia.

Siamo tutti chiamati a lavorare nello stesso Cantiere per realizzare il progetto di Dio e fare la sua volontà, ascoltando la voce dello Spirito che ci guida e orienta verso il futuro.

Riprendo un passaggio dell’omelia di domenica 12 a Tricarico: «Ma non possiamo dimenticare che ogni novità suscita interrogativi, perplessità, dubbi, mortificazioni, paure per il futuro.

Lo è anche per le cose belle della vita.

Penso a una coppia che deve affrontare la vita matrimoniale, a un giovane in vista dell’ordinazione sacerdotale o di una giovane che sente la chiamata alla vita religiosa.

Gioie e dubbi, paure e speranze albergano insieme nel fare quel passo decisivo» .

Lavoriamo con gioia e rinnovato entusiasmo. Impariamo a conoscerci sempre meglio, mettendoci in ascolto della Parola, fiduciosi di quanto la Chiesa ci indica, in obbedienza e in comunione con Papa Francesco.

4.1. Pensando ai giovani: GMG di Lisbona

Dopo la pandemia riprende l’appuntamento della GMG (Giornata mondiale della gioventù) a Lisbona che coinvolge tutte le comunità parrocchiali e i confratelli parroci affinchè i nostri giovani si sentano accompagnati fisicamente e supportati.

Ricordo con gioia ed entusiasmo le esperienze vissute da parroco a Denver, a Parigi, a Roma, a Loreto (europea)…, e a Cracovia da vescovo.

Incoraggio tutti i confratelli sacerdoti, non solo i responsabili della Pastorale Giovanile, affinchè a loro volta incoraggino i giovani che sicuramente, dopo la pandemia, sono demotivati, vivono l’incertezza del momento storico difficile e la paura, ma anche tanta fragilità. Si portano dentro ferite che non sempre riusciamo a vedere ma che li segnano profondamente.

Bisogna saper intercettare il loro linguaggio, leggerlo e interpretarlo.

Di certo sono desiderosi di futuro e se a volte appaiono apatici o indifferenti alla proposta cristiana (forse tutti dovremmo interrogarci per capirne il perché), in realtà aspettano dei segnali, delle spinte positive.

Mi ritorna spesso davanti l’icona biblica dei discepoli di Emmaus.

Giovani fortemente delusi che camminano verso la depressione del Mar Morto (indica un altro tipo di depressione). Gesù «si accostò e camminava con loro» (Lc 24,15).

Li ascolta, parla con loro, si ferma e condivide la cena riportandoli all’essenza del vero cibo di vita eterna, l’Eucaristia.

Da questa esperienza il cuore ricomincia ad ardere per farli risalire con entusiasmo verso Gerusalemme.

A voi giovani dico: probabilmente noi adulti siamo più fragili di voi.

Stiamo vivendo le stesse vicende storiche con preoccupazione e ansia come voi.

Viviamo sicuramente la paura del futuro, pensiamo a voi e avvertiamo l’incapacità di non sapere come potervi aiutare.

Vi sembrerà strano quanto sto per dirvi, ma sento di farlo dal profondo del cuore: aiutateci ad aiutarvi! Abbiamo bisogno di voi, del vostro entusiasmo, dei vostri sogni!

La GMG è un’esperienza unica per riprendere rapporti d’incontro tra noi, tra i popoli; di fraternità, di comunione e dare dei segnali a questa umanità che ha perso il suo equilibrio. Sicuramente preparandoci all’incontro di Lisbona diciamo da subito insieme: no alla guerra, ad ogni tipo di guerra, ad ogni ingiustizia, allo sfruttamento selvaggio della terra.

Vogliamo dire si alla bellezza della vita, al rispetto dei diritti fondamentali della persona e alla dignità dell’uomo e della donna, alla pace, alla realizzazione della pace.

Seminiamo giustizia nei solchi di questo momento storico. In una parola: il cuore del Vangelo di Gesù Cristo è l’Amore! Accogliamolo e diamolo.

4.2. Il Cantiere dei “Ministeri”

Questo tempo di Quaresima è sicuramente propizio per scavare le fondamenta e capire come realizzare il progetto di Dio in questo nuovo Cantiere delle nostre Chiese.

Gesù a Marta rimprovera una cosa: «Tu ti affanni e ti agiti per molte cose» (Lc 10,41).

E’ un richiamo che il Signore fa a tutti, laici e consacrati.

A volte è come se nelle nostre comunità parrocchiali possiamo contare solo su alcune persone che fanno tutto, creando terra bruciata intorno.

Anche noi pastori stiamo correndo il rischio di occuparci di cose burocratiche, di correre da una parte all’altra, di fare di tutto senza renderci conto che magari trascuriamo la parte essenziale del nostro ministero: la priorità della vita spirituale, l’attenzione alle anime, l’evangelizzazione, la preghiera, il silenzio.

Non si tratta di affidare dei compiti ad altri laici, seppure formati (sarebbe la cosa più semplice da fare con conseguenze molto negative), bensì promuovere veri e propri itinerari spirituali, attraverso una formazione che attinga con continuità all’unica Parola di Dio che Gesù ha portato a compimento.

Siamo noi, vescovo, sacerdoti, diaconi, religiosi/e, chiamati a riprendere il nostro ruolo di guida nella Chiesa come servitori particolari della Chiesa e non come comandanti della vita degli altri. A noi spetta il compito della formazione dei laici orientata all’ascolto del Maestro che parla oggi e qui.

I ministeri sono istituiti nella Chiesa per aiutare a stare bene insieme, realizzare la comunione.

Come ci insegna S. Paolo: siamo un solo corpo che ha tante membra.

Queste hanno una funzione unica: far stare bene il corpo, per cui nessuno dovrà mai dire che non ha bisogno dell’altro (Cfr Rm 12 – 13). Nessun membro opera per i fatti suoi ma è unico e irripetibile e ciascuno ha una sua funzione diversa che dà armonia all’intero corpo.

Bisogna stare attenti a non correre il rischio di affidare ministeri in modo arbitrario, inopportuno ed equivoco. Da non confondere con i carismi (avremo modo di chiarire a tempo opportuno).

In ogni caso non bisogna avere fretta.

Il tempo di Quaresima ci serva per fare un cammino spirituale, una formazione opportuna, una risposta ad una chiamata ben precisa del Signore.

5. Concludendo

Ci affidiamo alla Madonna che veneriamo sotto titoli diversi (della Bruna, del Carmine, di Fonti), dei santi patroni Potito, Eustachio, Eufemia, Pancrazio, Giovanni da Matera, del venerabile Raffaello Delle Nocche e della Serva di Dio Maria Marchetta.
Chiudo con questa preghiera alla Madonna di S. Teresa di Calcutta:

«Silenzio di Maria parlami, insegnami come posso imparare da te, come te, a tenere tutte queste cose dentro il mio cuore.

Insegnami a pregare sempre nel silenzio del mio cuore come hai fatto tu.

Umiltà del Cuore di Maria, riempi il mio cuore, come hai insegnato a Gesù.

Insegnami, ti prego, a pregare come facevi tu con Tuo Figlio Gesù”.

Augurandovi buon cammino di Quaresima e buon lavoro nei cantieri aperti vi abbraccio e benedico”.

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