Basilicata, cinghiali: “Possibilità all’Agricoltore possessore di porto d’armi di preservare le colture e le produzioni dall’aggressione della fauna selvatica”. I dettagli

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato della Cia-Agricoltori Potenza e Matera:

“La Corte Costituzionale con sentenza n° 160/2020 ha bocciato il ricorso del Tar delle Marche contro la legge regionale che autorizza gli agricoltori muniti di licenza di caccia a partecipare all’abbattimento dei cinghiali all’interno delle proprie aziende.

Di fatti il ‘Giudice delle Leggi’ cioè la Corte ha respinto il ricorso, aprendo di fatto alla possibilità per tutte le Regioni di seguire l’esempio delle Marche ed autorizza gli Agricoltori in regola con porto d’armi adifendere e tutelare la propria azienda ed il relativo patrimonio colturale e zootecnico.

La Regione Basilicata riprenda la decisione della Corte e adegui la norma regionale per fronteggiare l’emergenza cinghiali nei nostri territori che vedono la presenza incontrollata e pericolosa di oltre 100.000 capi di cinghiali che devastano terreni e colture e mandano in fumo lavoro investimenti e redditi.

E’ indispensabile procedere verso una nuova modalità di regolamentazione del sistema faunistico e venatorio.

A tal fine come CIA, nelle more della più generale riforma, pensiamo che possa rivelarsi efficace modificare l’art. 19 della 157/92, dando la possibilità all’Agricoltore possessore di porto d’armi e in regola con le vigenti norme in materia di prelievo venatorio, di poter preservare e tutelare la proprietà fondiaria, le colture e le produzioni agricole in campo, dall’aggressione e dalla devastazione da parte della fauna selvatica, senza che bisogna organizzarsi con la presenza delle autorità preposte che di fatto inficiano la possibilità di preservare e porre rimedio a forme di continua aggressione e danni anche agli impianti.

Infine, richiamiamo l’esigenza di affrontare in modo serio e definitivo la problematica tramite la generale e organica rivisitazione della legge che come CIA la incardiniamo su 7 capisaldi proposti alle 20 Regioni e al Governo:

1. Passare dal concetto di protezione a quello di gestione;

2. Ricostruire il Comitato tecnico venatorio presso la Presidenza del Consiglio:

3. Distinguere le attività venatorie da quelle della gestione della fauna;

4. Prevedere personale ausiliario per il controllo e la gestione della fauna;

5. Prevedere il risarcimento totale dei danni;

6. Costituire una filiera venatoria che deve essere tracciata per la sicurezza e la salute pubblica;

7. Rafforzare l’autotutela degli Agricoltori”.

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