Matera, taglio agli asili: “Famiglie colpite e umiliate”! Ecco chi si unisce al coro di denuncia

Riceviamo e pubblichiamo il Comunicato Stampa dell’Alleanza delle cooperative sociali (Agci, Confcooperative, Legacoop) sull’emendamento recentemente approvato dal Consiglio comunale di Matera sulle risorse destinate ai voucher per gli asili accreditati.

Ecco nei dettagli quanto dichiara l’Alleanza delle cooperative sociali Basilicata:

“Mentre il Governo nazionale riporta in classe milioni di bambini, ribadendo con fermezza la necessità di assicurare il diritto alla socialità e a un’istruzione di qualità soprattutto per i più piccoli, a Matera, città che ha sempre manifestato attenzione per le politiche della famiglia e per l’inclusione, assistiamo sgomenti e indignati al pressapochismo di un emendamento che, in un colpo solo, svilisce i servizi essenziali per la prima infanzia.

Lo sconsiderato taglio viene motivato da mere esigenze di sostenibilità e di bilancio tutte da dimostrare, visto che è di pochi giorni fa la nota del Ministero dell’Istruzione che destina al Comune di Matera somme pari a € 284.236,69 e € 239.199,90 per il sistema integrato 0/6 anni.

In ogni caso l’emendamento colpisce e umilia le famiglie che da oltre un anno si destreggiano tra impegni di cura, lavoro e smart working, ignorando che i servizi di cura all’infanzia non sono un optional, a maggior ragione nel corso di una pandemia che ha reso esponenziale il rischio di isolamento e povertà educativa in tutte le fasce della popolazione.

Un vero paradosso nel momento in cui il governo Draghi investe sul potenziamento dell’assistenza a domicilio e dell’offerta educativa integrata.

Nell’offerta all’infanzia, l’Italia ha una copertura di posti asili nido ben al di sotto della media europea e la Basilicata, con una percentuale del 14,2% a fronte della copertura nazionale del 21,7%, è già maglia nera nella disponibilità di opportunità e servizi per il contrasto alla povertà educativa.

Una carenza di risposte che non riflette il fabbisogno reale delle famiglie, costrette a farsi carico di esborsi onerosi per l’accesso a quelli che, evidentemente, sono servizi essenziali per la crescita dei figli.

I tagli ridurranno sbrigativamente i posti asili nido disponibili, minacciando anche la continuità dei percorsi educativi già attivati.

La gravità dei tagli stride ulteriormente in tempi di pandemia.

La morsa dell’emergenza sanitaria non allenta, mettendo a dura prova tanto la salute quanto la capacità di spesa delle persone.

Ebbene, sembra scontato ribadire che sono proprio queste famiglie ad avere più bisogno di servizi per i loro cari e opportunità educative per i propri figli, perché è proprio dove la pandemia ha creato voragini (di senso oltre che economiche) che dev’essere più forte l’offerta e l’accessibilità di risposte compensative”.

Il riferimento è in particolare ai nuclei monoreddito, quelli che possono delegare la responsabilità educativa alla madre casalinga, un’umiliante negazione della cultura della parità di genere che ci si sforza di promuovere nella famiglia come nel lavoro.

Mentre la pandemia fa esplodere i bisogni di cura e di socializzazione delle persone un emendamento al bilancio previsionale riesce di colpo ad azzerare la lenta evoluzione verso l’affermazione di un sistema di welfare territoriale fatto di puntuali scelte metodologiche e di buone prassi diffuse”.

Afferma in proposito la presidente della Commissione regionale Pari Opportunità, Margherita Perretti:

“La cronaca sociale, politica ed economica ogni giorno ci riconferma, qualora ce ne fosse bisogno, che il predominio di una cultura arcaica e patriarcale rappresenta il principale ostacolo all’affermazione delle pari opportunità ed all’eliminazione delle discriminazioni tra i generi.

Nella seduta del Consiglio comunale materano del 9 Aprile, avente ad oggetto Il ‘Documento Unico di Programmazione’ per il 2021 e i successivi due anni, il consigliere Michele Paterino ha presentato un emendamento, poi approvato a maggioranza, per tagliare i voucher per gli asili nido accreditati della città di Matera.

La cosa più grave, però, che come Commissione regionale Pari Opportunità riteniamo nostro dovere evidenziare, è stata la giustificazione a questa scelta, basata su una logica che ci ha riportati indietro di vari decenni.

Affermare che oltre il 50 per cento dei bambini frequentanti i nidi sono figli di casalinghe, donne che stanno a casa, e quindi possono stare tranquillamente con le mamme, e fare un confronto di priorità tra 10 posti all’asilo nido, ritenuti meno indispensabili di 100 buche nelle strade da colmare, intervento quest’ultimo che la cittadinanza sicuramente apprezzerebbe di più, significa contribuire a mantenere la nostra regione carente di servizi all’infanzia, mense, tempo pieno, infrastrutture sociali, carente di politiche di conciliazione, col 30 per cento di disoccupazione femminile e una grave denatalità.

Ricordiamo che le donne lucane scontano da sempre l’insufficiente qualità e quantità della spesa pubblica, ricordiamo anche al consigliere Paterino della già Capitale della Cultura Europea che l’obiettivo europeo è la presenza nei nidi del 33 per cento dei bambini, mentre in Basilicata i posti autorizzati sono solo il 9,7 per cento.

Gli asili nido hanno una triplice valenza: un valore formativo in quanto consentono di realizzare il concetto di ‘educazione fin dalla nascita’, uno strumento di inclusione e di uguaglianza sociale, di riequilibrio delle distanze socioeconomiche, un diritto per tutti i bambini (a prescindere se si è figli di casalinghe o meno); sono uno strumento di conciliazione vita-lavoro, quindi di superamento delle disuguaglianze di genere.

Come tutte le infrastrutture sociali rappresentano un grande volano per l’occupazione femminile, per ogni posto occupato si creano tre posti di lavoro.

Non è possibile, inoltre, tollerare questa visione delle donne relegate a casa alla cura dei figli, una vera e propria negazione della parità di genere che ha prodotto fin troppi danni, creando un welfare all’italiana la cui colonna portante sono state le donne, con l’illusione sbagliata che non fosse necessario investire nelle infrastrutture sociali.

Come Commissione regionale Pari Opportunità, pur nel pieno rispetto dell’amministrazione comunale materana non possiamo evitare di stigmatizzare scelte che ledono i diritti alla piena cittadinanza delle donne”.

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