Basilicata: “un sistema di Servizio civile della terza età per i cittadini over 65 auto-sufficienti”. Cosa ne pensate?

“La Basilicata pecca di un deficit reputazionale ai minimi storici nei confronti dei suoi stessi cittadini.

Credo che una situazione di crisi sociale a questi livelli, di decadimento dei servizi, in particolare quelli sanitari, di qualità della vita e povertà diffusa, non si era mai toccata.

E’ improrogabile un’inversione di marcia che solo la programmazione può darci.

Anche se manca un anno e mezzo alla fine della legislatura, Bardi e la sua giunta sono chiamati a fare ciò che sin d’oggi non hanno fatto o hanno fatto male: condivisione e visone sul futuro.

Anche in virtù del miliardo e mezzo dei fondi del Pnrr.

E’ più che mai necessaria l’apertura alle forze sociali e una forte dose di progettualità che abbia una visione a lungo termine Altrimenti si rischia il collasso”.

Sono le riflessioni del segretario della Uil Pensionati di Basilicata, Carmine Vaccaro, alla luce della diffusa inquietudine sociale, vissuta sulla pelle dai cittadini provati dalla pandemia, dai rincari, dalla crisi dei consumi, dall’assenza di lavoro, da un sistema sanitario ko, a cui aggiungere la fuga dei giovani.

Dichiara Vaccaro:

“E’ stato un anno molto difficile, i cittadini sono esausti, provati.

Gli anziani sempre più poveri, dei 196mila pensionati lucani, il 48% vive sotto la soglia minima pensionistica, tradotto: si campa con meno di 500 euro al mese.

A questo c’è da aggiungere una sanità praticamente assente.

Quanto accaduto al Cup con l’aggressione dell’operatrice è l’emblema del fallimento nelle politiche sanitarie della nostra regione e della disperazione dei cittadini.

Condanniamo la violenza sic et simpliciter, ma l’assessore Fanelli non può giustificarsi con la solita litania dell’eredità del passato o della situazione oggettiva in tutta Italia.

Da tre anni sono al governo di questa Regione e le cose sono in questo stato comatoso, sotto gli occhi di tutti.

Pensate un anziano, pensionato che campa con la minima, costretto a dover prenotare una visita in un Ospedale al Nord, o a rivolgersi ai privati, perché in regione non ci sono date, si trova così a dover affrontare spese che non può permettersi.

La task force promessa sulle liste d’attesa ha un senso se gestita con l’ausilio di tutti i rappresentanti delle categorie coinvolte nel processo, e soprattutto garantendo alle strutture della sanità privata quanto dovuto.

E’ assurdo che si vedano costrette a dover uscire dal Servizio sanitario regionale.

Senza un Piano Sanitario, senza un riordino complessivo non sarà facile monitorare e garantire tempistiche rapide, tanto per il recupero delle prestazioni non erogate, quanto per garantire ai presidi ospedalieri professionalità adeguate.

Servono incentivi per attirare medici e specialisti, come stanno facendo diverse regioni, come il Veneto, la Liguria e l’Emilia Romagna con importanti investimenti sul personale sanitario,ma anche nuovi standard minimi di accessibilità oraria, l’apertura degli ambulatori da un minimo di sette ad un massimo di 24 ore al giorno.

E se si investe sulla sanità se vogliamo salvare questa regione dal depauperamento, dalla desertificazione, servono incentivi anche per i giovani.

Lavoro e opportunità di crearsi un futuro.

La bolletta scontata può essere l’inizio ma non basta.

Dobbiamo attrarre investimenti da parte dei grandi player, ma anche per le piccole e medie imprese, le uniche in grado di rimettere in moto territori di periferia, isolati e senza prospettive reali di crescita e sviluppo.

Nei piccoli Comuni inoltre, penso sia necessaria una rete integrata di servizi, non possiamo lasciare i cittadini, per lo più anziani, abbandonati a loro stessi.

Ho sempre pensato che il motore delle nostre comunità siano gli anziani.

Ammortizzatori sociali durante le crisi, come quella pandemica, ma anche tesoro delle nostre radici.

Mi piacerebbe poter progettare con chi ci amministra un sistema di Servizio civile della terza età, ovviamente rivolto ai cittadini over 65 auto-sufficienti.

Per loro un’occasione per tornare al lavoro e servire la comunità, per i nostri centri un aiuto concreto per sopperire all’assenza di servizi.

Chi ci amministra, tanto a livello locale che nazionale, deve capire questo: i giovani corrono veloci e non possiamo lasciarli scappar via senza far nulla, ma gli anziani conoscono la strada e solo con una visione inclusiva si possono migliorare le cose.

Mi auguro che il nuovo anno possa portare maggiore saggezza in chi ci amministra e serenità nelle famiglie della Basilicata”.

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