Matera, emergenza cinghiali: “maggiori danni alle colture e aumentano il rischio stradale ma non si possono abbattere senza aver tentato altri metodi”

Riceviamo e pubblichiamo la nota inerente al sovrappopolamento di cinghiali di Mario Montemurro, Consigliere Comunale – Europa Verde Matera:

“Il “controllo” delle specie di fauna selvatica rientra nell’ambito della previsione di cui all’art. 19 comma 2, della L. n. 157 del 1992, in forza del quale esso va praticato di norma mediante l’utilizzo di metodi ecologici su parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica (attualmente l’ISPRA).

Per metodi ecologici si devono intendere quelli che condizionano la dinamica della popolazione di cinghiali in maniera indiretta, ad esempio limitandone le risorse di cibo o la disponibilità dei siti di riproduzione; costituiscono quindi metodi ecologici anche i sistemi di prevenzione dei danni (recinzioni, dissuasori di varia natura, guard rail adeguati) ed i sistemi di contraccezione.

Occorre pertanto prendere atto che da una parte la legge prevede che il “controllo” venga praticato mediante l’utilizzo di metodi ecologici e che solo qualora l’ISPRA verifichi l’inefficacia di questi metodi, le regioni possano autorizzare piani di abbattimento.

Dall’altra ci tocca constatare che “di norma” la Regione Basilicata non ha mai “controllato” la specie Sus scrofa impiegando – come chiaramente prescritto dalla Legge –  metodi ecologici per il contenimento del loro sovrappopolamento, né per salvaguardare i campi coltivati, né per migliorare la sicurezza stradale e dei cittadini.

Questo significa che è la sistematica inadempienza regionale ad aver creato l’emergenza che oramai si vive ogni giorno a Matera, nel suo agro, come in tutta la Basilicata.

Non aver promosso guard rail che impediscano il passaggio degli animali ed il loro attraversamento della carreggiata, non aver incentivato l’utilizzo in agricoltura di reti elettrificate per proteggere i coltivi, non aver mai avviato – nemmeno in forma sperimentale – una sterilizzazione vaccinale per via alimentare (e non) è il risultato senza alibi di un lungo sonno amministrativo che ha innescato, giorno dopo giorno, anno dopo anno, una bomba ecologica fatta di esseri viventi senzienti e intelligenti e che oggi si vuole sanguinosamente sterminare.

I cinghiali pagheranno con la vita le colpe del mondo venatorio che in passato ha ripopolato i boschi lucani per il suo divertimento sanguinario di sparare a creature viventi.

Ed il massacro passerà per necessario a causa di una emergenza costruita sulla colpevole inattività nella gestione ecologica del sovrannumero di cinghiali.

E quel che è peggio è che i “salvatori del mondo” saranno, paradossalmente gli attori del mondo venatorio.

Insomma, la caccia la causa, la caccia la soluzione.

Le istituzioni devono reagire all’inerzia regionale e in questa direzione va la volontà del Sindaco Domenico Bennardi che ha manifestato l’intenzione, insieme all’assessore Giuseppe Digilio, di promuovere presso la Prefettura, un tavolo tecnico per affrontare il tema e magari giungere anche a produrre un vademecum operativo riguardante sia le specie selvatiche che domestiche, da diffondere tra le forze dell’ordine, enti, scuole e cittadini che sempre più spesso entrano in contatto con i cinghiali e che hanno diritto ad essere informati su “chi deve fare cosa” in modo che la filiera dell’intervento, dalla segnalazione alla soluzione, sia definitivamente chiara, fluida e rapida per scongiurare inutili pericoli, sprechi di tempo e risorse.

Nessuno infatti può negare che gli onnivori e prolifici ungulati stiano invadendo sempre con maggiore frequenza gli spazi urbani, causano sempre maggiori danni alle colture, aumentano progressivamente il rischio stradale.

 Ma la caccia, che ieri era consentita quanto lo è oggi, non solo è stata la causa del disequilibrio dell’ecosistema ma ha anche ampiamente dimostrato di non poter essere la soluzione per porre rimedio agli errori umani compiuti in passato e perpetrati attualmente.

Una totale mancata gestione ecologica della problematica da parte della Regione Basilicata, ci ha condotti oggi ad una situazione di emergenza in cui dover decidere se essere favorevoli ad una sanguinosa mattanza di cinghiali, cruenta, costosa e poco efficace, oppure convivere con il rischio indotto dal loro esagerato sovrappopolamento.

Noi chiediamo invece che venga rispettata la Legge”.

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