Coronavirus: “Siamo ancora in tempo per salvare l’ospedale di Matera dal collasso”. Questo il grido di aiuto

“L’emergenza Covid sta purtroppo mettendo in evidenza tutte le falle dell’ospedale Madonna delle Grazie di Matera.

Le criticità più grandi sono tutte legate alla carenza di personale, cui gli infermieri fanno fronte – ogni giorno – con un forte spirito di abnegazione che però non basta”.

A lanciare il grido d’allarme dell’Ordine dei Professioni Infermieristiche di Matera:

“Nel reparto di Rianimazione Covid ed in quello di Rianimazione non Covid (dove il personale infermieristico impiegato è il medesimo), solitamente il rapporto infermiere-paziente è di 1:2 ma all’ospedale di Matera spesso si arriva a seguirne anche quattro contemporaneamente, e dirottare qui colleghi provenienti da altri reparti dell’ospedale in questo caso serve a poco, poiché occorrono delle specializzazioni in ambito emergenziale che questi ultimi (non per loro volontà) non hanno, col risultato di accrescere il lavoro dei pochi già presenti.

Intanto si annuncia un aumento dei posti letto, ad esempio aprendo l’ospedale da campo del Qatar poco distante dall’ospedale Madonna delle Grazie ma, la domanda sorge spontanea: a cosa serve se non si ha personale a disposizione? A peggiorare l’assistenza già precaria?

Purtroppo la situazione attuale è il risultato del mancato coinvolgimento dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche da parte della Regione Basilicata nel calcolo delle unità necessarie nelle strutture.

Nonostante le istanze reiterate da parte dei nostri rappresentanti, infatti, né gli Ordini né i dirigenti delle professioni sanitarie presenti nelle aziende sono stati coinvolti in questo tipo di valutazioni che restato tutte teoriche e quasi mai commisurate alla realtà della sanità lucana.

In questo stesso contesto, la Regione dovrebbe iniziare a dare valore al curriculum formativo e professionale degli infermieri, spesso in possesso di specializzazioni e di percorsi formativi che restano fini a sé stessi, come quella per l’infermiere di famiglia, figura per cui l’Asm ha predisposto un progetto apposito che però si è arenato.

Una figura come quella dell’infermiere di famiglia, invece, se fosse stata istituita come nelle intenzioni, in questo quadro emergenziale avrebbe assicurato una diminuzione dei ricoveri e permesso di gestire agevolmente altre patologie come quelle oncologiche e croniche che oggi inevitabilmente non stanno avendo adeguata assistenza proprio perché mancano le risorse.

L’emergenza Covid è una battaglia che si può e si deve vincere, ma servono strategie efficaci e condivise che fino ad oggi sono mancate.

Ma siamo ancora in tempo. Ancora per poco”.

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