Coronavirus: operatori di questa struttura nel materano chiedono vaccino da settimane, intanto un infermiere è risultato positivo! La denuncia

Riceviamo e pubblichiamo il Comunicato Stampa di Alleanza delle cooperative italiane Basilicata (Agci, Confcooperative, Legacoop) sulla questione che vede gli operatori sociali non ancora tutti protetti.

Sottolinea l’Alleanza delle cooperative Basilicata:

“Con indignato stupore si apprende che, addirittura ‘con cinque giorni di anticipo rispetto al cronoprogamma annunciato’, sarebbe partita in Basilicata la fase 2 della campagna vaccinale quando la fase 1, quella che avrebbe dovuto ottimizzare il risultato di contenimento del contagio concentrando le risorse sulla protezione del personale dedicato a fronteggiare l’emergenza pandemica e sui soggetti più fragili (operatori sanitari e sociosanitari, personale e ospiti dei presidi residenziali per anziani), è ancora lungi dall’essere completata.

Ancora oggi, nonostante ripetuti solleciti, tante cooperative sociali si chiedono perché non sono state contattate, cercano invano di avere riferimenti per capire se ci sono procedure da attivare per mettere in sicurezza il proprio personale che, ricordiamo, non ha mai fatto mancare il proprio sostegno nelle comunità alloggio, nei servizi per i minori e per i soggetti più fragili, in tutti i servizi di assistenza domiciliare.

Si ricorda che, secondo le classi di priorità individuate dalla nota ministeriale per la fase I del Piano vaccinale, riprese dalla nota del 7 Gennaio del Dipartimento Politiche della Persona della Regione Basilicata, subito dopo il personale operante nei presidi ospedalieri sarebbe dovuto toccare al personale sanitario e sociosanitario afferente ai servizi territoriali (cominciando da 118, USCo e Igiene e Sanità pubblica per poi continuare con tutti gli altri) e, immediatamente dopo, al personale addetto all’assistenza nelle Residenze sanitarie assistenziali e nelle altre strutture socioassistenziali, per finire con degenti e ospiti delle Residenze sanitarie assistenziali e medici di medicina generale e pediatri di libera scelta.

Si riscontra invece che le categorie individuate dalle istituzioni stesse come prioritarie non sono ancora state tutte sottoposte alla vaccinazione.

Esemplare, in negativo, è la vicenda della Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza) di Tinchi , una struttura sanitaria di accoglienza per gli autori di reato affetti da disturbi mentali, gestita da un’Ati (Associazione temporanea di imprese) di cooperative sociali.

Da settimane gli operatori chiedono di essere sottoposti al vaccino, a maggior ragione perché ai lavoratori della vigilanza e delle pulizie è stata da tempo regolarmente iniettata la prima dose.

Dopo continue sollecitazioni, ottengono la calendarizzazione dell’intervento per loro e per gli ospiti, salvo scoprire il giorno precedente che la vaccinazione è rinviata a data da destinarsi per non meglio precisati motivi.

Succede quello che si temeva: Mercoledì si apprende che un infermiere risulta positivo al Covid-19.

Adesso l’intera struttura è in allarme e ci si augura vivamente che i test scongiurino l’accensione di un focolaio.

A questo punto non si tratta soltanto di sanare la situazione e di procedere con priorità assoluta alla vaccinazione del personale e degli ospiti di tutte le strutture sociosanitarie e socioassistenziali mancanti.

Occorre altresì individuare con esattezza gli inceppi organizzativi e i profili di responsabilità al fine di migliorare la macchina organizzativa che, in tutta evidenza e al di là dei proclami, non ha funzionato correttamente, affinché non si verifichino situazioni analoghe nel corso di una campagna che si annuncia ancora molto lunga”.

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