I segretari regionali Basilicata della SLC CGIL – Fistel CISL – UILFPC UIL – UGL TLC fanno sapere:
“La vertenza CallMat non può più essere affrontata con dichiarazioni di circostanza, rinvii e tavoli interlocutori.
Al centro di questa vicenda ci sono circa 350 lavoratrici e lavoratori, centinaia di famiglie e un pezzo importante dell’economia del territorio materano e lucano che attendono risposte concrete dopo mesi di incertezza.
Mentre si continua a parlare di crisi, difficoltà e mancanza di condizioni, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha annunciato lo stanziamento di oltre 505 milioni di euro destinati alle imprese del Mezzogiorno per progetti di innovazione, digitalizzazione, intelligenza artificiale, cloud computing, cybersicurezza e sviluppo tecnologico.
Ancora una volta emerge una realtà evidente: quando si vogliono trovare le risorse, le risorse si trovano. Per questo riferiscono i segretari regionali lucani, Anna Russelli (SLC CGIL), Vincenzo Piccinni (FISTel CISL), Giovanni Letterelli (UILFPC UIL) e Pino Giordano (UGL Telecomunicazioni), chiediamo al MIMIT, al Governo nazionale e alla Regione Basilicata di passare immediatamente dalle parole ai fatti, destinando una parte di queste risorse alla tutela occupazionale dei lavoratori CallMat e alla loro riqualificazione professionale nei processi di trasformazione digitale che le stesse istituzioni continuano a indicare come strategici per il futuro del Paese e del Mezzogiorno.
Da mesi si discute della possibilità di coinvolgere i lavoratori CallMat in attività di digitalizzazione e dematerializzazione degli archivi regionali, della documentazione amministrativa e delle cartelle cliniche del sistema sanitario lucano.
Un progetto che non rappresenta soltanto una risposta occupazionale, ma un investimento per modernizzare la pubblica amministrazione e la sanità regionale.
Per questo chiediamo al Presidente della Regione Basilicata Vito Bardi, all’Assessore allo Sviluppo Economico Francesco Cupparo e all’Assessore alla Salute Cosimo Latronico di assumersi fino in fondo la responsabilità politica di trasformare queste ipotesi in attività concrete, finanziate e immediatamente avviabili.
Se davvero si vuole realizzare la digitalizzazione degli archivi regionali, delle cartelle cliniche e dei servizi sanitari, non esiste occasione migliore per utilizzare e valorizzare professionalità già presenti sul territorio, evitando l’ennesima ferita occupazionale alla Basilicata.
Risulta inoltre incomprensibile come, da una parte, si continuino a prorogare incarichi e professionalità legate al PNRR e alla trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione, riconoscendo la necessità di garantire continuità alle competenze necessarie per raggiungere gli obiettivi di innovazione, e dall’altra non si riesca ancora a dare una prospettiva certa a circa 350 lavoratori che potrebbero rappresentare una risorsa fondamentale proprio per quei processi di digitalizzazione.
La verità è che oggi non mancano le idee. Non mancano i progetti. Non mancano nemmeno le risorse. Quello che continua a mancare sono decisioni rapide e atti concreti. TIM ha garantito i flussi di attività a CallMat fino al 30 settembre. Questa data rappresenta il limite oltre il quale nessuno potrà più nascondersi dietro procedure, verifiche o interlocuzioni istituzionali.
Il tavolo convocato presso il MIMIT il prossimo 29 luglio, deve produrre risultati concreti, impegni finanziari definiti e un cronoprogramma chiaro. Non accetteremo ulteriori rinvii né scaricabarile tra Governo, Ministero e Regione.
La Basilicata ha già pagato un prezzo altissimo in termini di perdita di lavoro, spopolamento e desertificazione produttiva. Non può permettersi di perdere altri posti di lavoro qualificati né di vedere disperse competenze costruite in anni di esperienza.
Come Organizzazioni Sindacali continueremo a sostenere con determinazione la mobilitazione dei lavoratori e a pretendere che le istituzioni assumano le decisioni necessarie.
I lavoratori CallMat non chiedono privilegi.
Chiedono lavoro.
Chiedono dignità.
Chiedono futuro.
E dopo mesi di attesa hanno il diritto di ottenere risposte”.





















