CRESCE LA DISOCCUPAZIONE IN BASILICATA: “LA NOSTRA REGIONE INCAPACE DI SFRUTTARE IL VENTO DI RIPRESA”

People wait outside an unemployed registry office in Madrid, Spain, Wednesday Oct. 2, 2013. The number of people registered as unemployed in Spain has risen by 22,572 in September, bringing an end to a six-month streak of gradual declines. Labor Ministry figures released Wednesday showed the total number of people registered as out of work remained at a rounded 4.7 million. (AP Photo/Paul White)

Michele Napoli, Presidente del Gruppo Consiliare Forza Italia della regione Basilicata con riferimento al tradizionale studio elaborato da Confindustria sullo stato di salute del Mezzogiorno d’Italia, ha dichiarato:

“Nei primi nove mesi del 2017, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il Mezzogiorno fa registrare un incremento di quasi 109 mila occupati, gran parte dei quali (ben 65 mila unità) concentrati in due regioni, Campania e Abruzzo, mentre in Basilicata il numero degli occupati è addirittura in calo di 3800 unità, un dato sconfortante che la dice lunga sulla incapacità della nostra regione di sfruttare il vento della ripresa che da più di un anno soffia sul Sud del Paese.

Il report elaborato da Confindustria in collaborazione con il Centro Studi e Ricerche per il Mezzogiorno conferma ancora una volta il fenomeno della estrema diversificazione territoriale della ripresa economica in questa parte del Paese, dove gli occupati sono abbondantemente tornati sopra la soglia dei 6 milioni, anche se ancora  inferiori di circa 200 mila unità rispetto ai livelli occupazionali del periodo precrisi, e le performance migliori vengono dalle regioni (Campania, Abruzzo e Sardegna) che possono vantare una più solida base imprenditoriale, che le istituzioni regionali sono riuscite a consolidare, garantendo loro opportunità di crescita attraverso investimenti in innovazione e ricerca.

I dati poco lusinghieri della Basilicata sul fronte dell’occupazione confermano quanto sia fallace l’idea che il lavoro si possa creare per legge, laddove le dinamiche occupazionali sono effetto della crescita economica guidata dalle imprese, nelle cui mani risiede la capacità di innovazione dell’economia e alle cui esigenze deve essere indirizzata la spesa pubblica per investimenti, ferma sui minimi da molti, troppi anni”.

Di seguito la tabella con il dettaglio dei dati:

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