“Per frenare l’aumento dell’inflazione legato al costo dei carburanti, Governo e Parlamento potrebbero valutare l’adozione della didattica a distanza“.
Lo dice Marcello Pacifico, presidente di Anief, il sindacato degli insegnanti della scuola al seguito dell’ipotesi del collocamento dei lavoratori pubblici in smart working per effetto della crisi energetica.
“L’ipotesi della Dad da Maggio potrebbe sembrare una soluzione eccessiva, ma sarebbe consequenziale all’entrata in vigore di misure atte a risparmiare le risorse energetiche, dalla razionalizzazione di luce, gas, petrolio allo smart working per tutti i dipendenti pubblici” spiega Pacifico che porta ad esempio altre iniziative adottate in diversi altri paesi del mondo.
“La scuola – conclude Pacifico – dovrà essere l’ultima a chiudere ma se la guerra in Medioriente continua potrebbe essere colpita dalla attuale crisi“.
La presa di posizione del sindacato aprirà, inevitabilmente, un dibattito nel mondo della scuola e tra le forze politiche, sul ritorno alla didattica a distanza dopo l’esperienza della pandemia da Covid.
Resta da capire, come scrive today, se il Governo e il Parlamento valuteranno effettivamente la proposta.
Per ora il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha già categoricamente escluso l’opzione.
Ma quanto è probabile quello che è ormai diventato lo spauracchio di un lockdown energetico?
Lo scenario emergenziale su elettricità, gas e carburanti si dipana a partire dall’ultimo rapporto del gestore della rete nazionale, che segnala consumi elettrici in rialzo e riserve di gas più basse delle attese a fronte del proseguire delle ostilità in Medio Oriente.
A pesare l’attività industriale: ma la ripresa economica potrebbe vedere una frenata non solo dall’interruzione dell’approvvigionamento di materie prime che transitano dallo Stretto di Hormuz, ma anche da azioni “mirate, temporanee e proporzionate” messe in campo dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
La prima risposta del governo è stata quella di comprare tempo tamponando con interventi su prezzi e scorte anticipato le aste per gli stoccaggi gas. Se la crisi dovesse aggravarsi, la misura più semplice da rimettere in campo.
La Commissione europea ha chiesto agli Stati di prepararsi in anticipo a uno shock energetico potenzialmente lungo, sia sul fronte del gas sia su quello del petrolio e il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen ha invitato i governi a coordinarsi e a valutare misure di risparmio, soprattutto nei trasporti.
Tra le opzioni studiate circolano tre misure principali:
- limitazioni sull’uso dei condizionatori negli uffici pubblici e nei centri commerciali, con temperature fissate per legge tra 27 e 28 gradi;
- l’istituzione di giornate con circolazione a targhe alterne nei centri urbani, per ridurre la domanda di carburante;
- giornate di smart working d’emergenza non solo per i dipendenti statali.
Il governo rassicura sul fatto che non vi siano in programma restrizioni immediate, ma non esclude interventi mirati.
Intanto i principali stimoli verteranno sulla produzione nazionale di rinnovabili con incentivi semplificati per fotovoltaico e comunità energetiche, ma anche sulla promozione di campagne di risparmio energetico per famiglie e imprese, sull’esempio del modello tedesco di “sobrietà energetica”.
Gli analisti economici concordano su un punto: l’Italia non è a rischio blackout, ma se la crisi dovesse aggravarsi, la misura più semplice da rimettere in campo sarebbe quella sui condizionatori replicando quanto successo nel maggio 2022: per gli edifici pubblici, la legge ha fissato la temperatura media a un massimo di 19 gradi in inverno e a un minimo di 27 gradi in estate, con due gradi di tolleranza.
Una norma da affiancare allo smart working, anche qui da imporre per la pubblica amministrazione e incoraggiare nel privato.
Le targhe alterne verrebbero poi, prima di un vero razionamento anche se ancora si parla soprattutto di misure volontarie di risparmio, non di blocchi generalizzati del traffico.
Il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), Fatih Birol, si dichiara “molto pessimista” riguardo all’attuale crisi energetica, che a suo dire è peggiore di quelle del 1973, 1979 e 2022 messe insieme, e teme un “aprile nero” se lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto entro la fine del mese.
In un’intervista sul quotidiano francese Le Figaro, Birol spiega che finché Hormuz rimarrà chiuso, l’economia globale continuerà ad affrontare difficolà molto significative:
“Il mondo non ha mai sperimentato un’interruzione dell’approvvigionamento energetico di questa portata.
Ci troviamo di fronte a un grave shock energetico che combina uno shock petrolifero, uno shock del gas e uno shock alimentare”.
Secondo Birol i paesi in via di sviluppo “saranno i più colpiti dagli alti prezzi del petrolio, del gas e dei prodotti alimentari, nonché dall’accelerazione dell’inflazione”.
“La guerra in Medio Oriente ha danneggiato 75 infrastrutture energetiche e che “oltre un terzo” sono “gravemente o molto gravemente compromesse”, e che il loro ripristino richiederà “molto tempo”.





















