“Archivi Ritrovati”, a Matera le foto conservate in archivio tornano ad essere interrogate nel presente: la mostra in programma

Martedì 22 Settembre 2026, alle ore 18.30, il MIP – Matera International Photography APS-ETS inaugura presso la sede l’Archivio di Stato di Matera “Archivi Ritrovati – II edizione”, progetto curatoriale di Carla Cantore, docente di Fototerapia nel Master di II livello in Neuroestetica dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

L’esposizione sarà visitabile gratuitamente fino al 31 Ottobre e costituisce il settimo appuntamento del MIPphest2026 – 10^ Festival Internazionale di Fotografia e Arti Visive, diretto artisticamente da Antonello Di Gennaro.

Il progetto nasce da una ricerca della curatrice sul rapporto tra immagine, memoria e percezione, e da una domanda semplice quanto centrale: cosa accade quando un’immagine conservata nell’archivio torna a essere interrogata dal presente?

È da questa prospettiva che Cantore guarda al patrimonio fotografico e documentario del MIP, non come a un insieme di materiali da preservare, ma come a una materia ancora attiva.

Fotografie, libri, pubblicazioni, opere e documenti vengono sottratti alla condizione di testimonianze concluse per essere nuovamente messi in relazione.

Il gesto del “ritrovare” non coincide quindi con il semplice recupero di qualcosa che appartiene al passato: significa riattivare una traccia, modificarne la percezione attraverso il presente e consentirle di produrre nuovi significati.

L’archivio diventa così un dispositivo aperto, nel quale la memoria non è immobile ma può essere continuamente ricomposta.

È uno spazio in cui tempi differenti entrano in contatto e nel quale ciò che è stato può tornare ad agire, non perché venga ricostruito fedelmente, ma perché viene osservato da una posizione nuova.

In questa direzione si colloca anche il rapporto con “Terre Immerse”, tema di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026.

La stratificazione è infatti il principio che attraversa l’intero progetto: non una successione lineare di epoche e territori, ma una compresenza di tracce, luoghi e sguardi.

La mostra procede da Matera verso la Basilicata, si apre al paesaggio italiano e al Mezzogiorno e raggiunge infine la dimensione mediterranea, fino a Tétouan.

Più che una geografia, ne emerge una costellazione di visioni, accomunate dalla necessità di interrogare il modo in cui i luoghi vengono osservati, rappresentati e ricordati.

Il primo nucleo riconduce lo sguardo a Matera con La storia non si ripete ma si fa in rime di Andrea van der Straeten, realizzato con la partecipazione di Martin Bilinovac, Natalia Jobe, Anna Pech e Sarah Rinderer.

Il progetto nasce dall’esperienza del laboratorio temporaneo di arte sperimentale sviluppato a Matera nel 2016 dalla Kunstuniversität Linz, che coinvolse studenti e docenti insieme a scienziati, artisti, architetti, filosofi, musicisti e istituzioni locali.

Al centro della ricerca era la “simultaneità dell’ineguale”: la possibilità che tempi diversi possano coesistere nello stesso spazio.

Pubblicato nel 2018 da Schlebrügge.Editor, il volume è concepito come un oggetto ibrido, a metà tra libro, mostra, catalogo e rivista.

Fotografie, opere, conversazioni, materiali audio e video e tracce dell’esperienza costruiscono una forma editoriale che non si limita a documentare il progetto, ma ne conserva il carattere esplorativo.

La grafica stessa riproduce i gesti dell’attraversamento — cercare, aprire, dispiegare, voltare — trasformando il libro in un dispositivo di memoria capace di mantenere aperta la lettura di Matera.

Dalla città alla regione, il percorso incontra Lucania ’61, attraverso le fotografie di Henri Cartier-Bresson, Antonello Di Gennaro e Folco Quilici.

Le immagini restituiscono una Basilicata osservata nel rapporto tra paesaggio, comunità e trasformazione, mentre il testo critico di Maria Angelastri, pubblicato nel volume edito da Giuseppe Barile nel 2019, introduce una riflessione sulla rappresentazione di un territorio segnato da forme di distanza e isolamento.

Riguardare oggi quelle immagini significa inevitabilmente confrontarle con la Basilicata contemporanea.

Il tempo dell’archivio non restituisce dunque un’immagine definitiva del territorio, ma rende leggibili le differenze tra ciò che permane e ciò che è cambiato.

La fotografia diventa uno strumento di confronto tra tempi diversi, capace di far emergere la trasformazione proprio attraverso la persistenza delle tracce.

Con Viaggio in Italia, il campo si allarga all’intero paesaggio italiano.

Il progetto, ideato da Luigi Ghirri e curato dallo stesso Ghirri insieme a Gianni Leone ed Enzo Velati, riunisce le fotografie di Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Gianantonio Battistella, Vincenzo Castella, Andrea Cavazzuti, Giovanni Chiaramonte, Mario Cresci, Vittore Fossati, Carlo Garzia, Luigi Ghirri, Guido Guidi, Shelley Hill, Mimmo Jodice, Gianni Leone, Claude Nori, Umberto Sartorello, Mario Tinelli, Ernesto Tuliozi, Fulvio Ventura e Cuchi White.

Pubblicato nel 1984 da Il Quadrante di Alessandria in occasione dell’omonima mostra, il volume è accompagnato dai testi di Arturo Carlo Quintavalle e Gianni Celati.

La pluralità degli sguardi mette in discussione l’idea di un paesaggio italiano unitario e idealizzato, privilegiando invece luoghi quotidiani, periferici, marginali e in trasformazione.

L’Italia emerge come un territorio complesso, nel quale convivono memoria e contemporaneità, natura e costruzione, permanenza e mutamento.

Il quarto nucleo introduce infine la dimensione dell’attraversamento con Verso il Mediterraneo.

Sezioni del paesaggio da Salerno a Reggio Calabria, pubblicato nel 2016 da Planar Books.

La ricerca riunisce fotografie di Andrea Botto, Gaia Cambiaggi, Martin Errichiello, Filippo Menichetti, Marco Introini, Allegra Martin, Maurizio Montagna, Armando Perna, Marcello Ruvidotti, Francesco Stelitano e Giulia Ticozzi, con una sezione dedicata a Olivo Barbieri, Gabriele Basilico e Mario Cresci.

I curatori Emilia Giorgi e Antonio Ottomanelli e i contributi di Stefano Boeri e Joseph Grima ampliano il progetto attraverso una riflessione sul paesaggio e sulle infrastrutture.

La linea dell’A3 diventa una sezione del territorio meridionale: una traiettoria attraverso Campania, Basilicata e Calabria nella quale infrastrutture, periferie, comunità e paesaggi costruiscono una geografia in continuo mutamento.

Nato nell’ambito dell’Osservatorio Internazionale sulle Grandi Opere (OIGO), il progetto utilizza il viaggio come strumento di osservazione, sottraendo il Mezzogiorno alle rappresentazioni stereotipate e restituendone la complessità contemporanea.

La strada diventa così una forma di lettura del territorio e, insieme, una metafora del movimento della memoria.

I quattro nuclei non costruiscono una storia lineare della fotografia italiana.

Non sono pensati come capitoli successivi, ma come frammenti che si attivano reciprocamente.

Matera, la Basilicata, l’Italia, il Mezzogiorno e il Mediterraneo non compongono una sequenza geografica, ma una rete di prossimità e distanze attraverso cui osservare il modo in cui i luoghi sedimentano, cambiano e vengono nuovamente interpretati.

È in questo passaggio che la scelta dell’Archivio di Stato di Matera assume un valore che va oltre la sede espositiva.

Il luogo deputato alla conservazione dei documenti entra direttamente nella ricerca curatoriale e mette in relazione due forme differenti di memoria: quella istituzionale, affidata ai documenti, e quella più mobile delle immagini, dei libri e delle pratiche artistiche.

L’archivio non è quindi soltanto il contenitore della mostra, ma il suo contesto concettuale: il luogo nel quale la domanda sulla memoria può diventare una pratica di rilettura.

“Archivi Ritrovati – II edizione” parte dunque da un patrimonio specifico per aprirsi progressivamente a una riflessione più ampia sul rapporto tra fotografia e tempo.

Ritrovare non significa tornare indietro, ma creare le condizioni perché ciò che è stato possa essere nuovamente interrogato.

Un archivio non è soltanto il luogo in cui il tempo viene conservato: è anche il luogo in cui il tempo può tornare a muoversi.

La fotografia, custodendo le tracce di ciò che è accaduto, non ne fissa necessariamente il significato.

Al contrario, ogni nuovo sguardo può modificarne la lettura e stabilire relazioni inattese tra immagini, territori e memorie.

È proprio in questa possibilità di riattivazione che “Archivi Ritrovati” individua la propria ragione curatoriale: fare dell’archivio non un luogo del passato, ma uno spazio contemporaneo di incontro tra ciò che ricordiamo e ciò che il presente ci permette ancora di vedere.

All’inaugurazione saranno presenti il Direttore dell’Archivio di Stato di Matera Pietro Sannelli, la Presidente del MIP e curatrice Carla Cantore, il Direttore artistico Antonello Di Gennaro e gli artisti.

L’evento sostenuto dalla Camera di Commercio della Basilicata, è realizzato in collaborazione con l’Archivio di Stato di Matera.

Patrocinato dal:

  • Ministero della Cultura, Direzione Generale Archivi, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Basilicata, Archivio di Stato di Matera, Regione Basilicata, Provincia di Matera, Comune di Matera, APT Basilicata, Fondazione Matera Basilicata 2019, Master Universitario di II livello in Neuroestetica, Dipartimento di Medicina dei Sistemi della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e Università degli Studi Aldo Moro Bari.

Ecco la locandina dell’evento.