Sport e inclusione, la missione dell’Associazione “Giovanni Manicone” di Matera in Namibia lascia un segno: “Per alcuni bambini un’ancora di salvezza”. I dettagli

Si è conclusa la seconda missione “Giò Can Do for Namibia 2026” dell’Associazione “Giovanni Manicone” di Matera, tornata in Namibia per il secondo anno consecutivo per dare continuità al percorso avviato nel 2025.

La missione, patrocinata dal Consiglio Regionale della Basilicata, è il risultato di un anno di lavoro condiviso con le realtà locali.

Hanno partecipato alla missione Milena Manicone, presidente dell’Associazione, Gianni Fontanarosa, referente delle attività sportive e formative e Brunella Barbaro, responsabile delle attività sanitarie.

Tra le novità più importanti di quest’anno, la collaborazione con Special Olympics Namibia, accanto al lavoro con BNC, Side by Side e Ascent Empowerment and Development Foundation.

Grazie al sostegno di sponsor e sostenitori è stato possibile allestire un’area sportiva a Katutura, acquistare abbigliamento, scarpe, materiale scolastico e sportivo e generi alimentari, oltre a sostenere i trasporti per permettere a bambini e atleti, anche con disabilità, di partecipare alle attività.

Materiali e attrezzature resteranno sul territorio e continueranno a essere utilizzati.

Durante la missione sono state realizzate giornate di tennis e sport inclusivo, attività con gli atleti del programma MATP, formazione dei coach locali, educazione al BLS e al primo soccorso.

La delegazione è inoltre tornata nell’Ospedale oncologico pediatrico, portando materiale sanitario e trascorrendo del tempo con i piccoli pazienti.

Il viaggio è proseguito nel nord della Namibia, fino a Rundu, raggiungendo scuole, villaggi e comunità.

Importanti anche gli incontri con il Presidente di Special Olympics Africa, il Presidente della Federazione Tennis della Namibia, il Presidente della circoscrizione John Pandeni di Windhoek e il Presidente del Consiglio Regionale di Khomas, che hanno espresso apprezzamento per il lavoro svolto e per le relazioni costruite sul territorio.

Sottolinea Milena Manicone:

«Siamo tornati in Namibia con relazioni già costruite e un lavoro portato avanti per un anno anche a distanza.

Ritrovare le persone, vedere crescere le attività e sapere che quanto realizzato continuerà anche senza di noi è forse il risultato più importante di questa missione».

Sottolinea Gianni Fontanarosa:

«In questi contesti lo sport assume un valore ancora più grande: diventa un’occasione per uscire dalla propria quotidianità, stare con gli altri, scoprire le proprie capacità e avere uno spazio in cui sentirsi al sicuro.

Per alcuni di questi bambini può rappresentare davvero un’ancora di salvezza».

Al termine della missione sono arrivati numerosi messaggi dai partner locali, rivolti anche a sponsor e sostenitori.

Uno, in particolare, racchiude il senso di questo percorso:

«Non possiamo fare tutto.

Nessuno di noi può.

Ma ciascuno di noi può fare qualcosa».

“Giò Can Do for Namibia” continua anche dopo il rientro in Italia: il lavoro con i partner è già ripartito e nuovi passi sono già in programma.

Perché il valore più grande di questa seconda missione è ciò che resta: attività che continuano, collaborazioni che si rafforzano e nuove possibilità da costruire insieme.