Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa della Rete degli Studenti Medi Basilicata:
“La decisione della Consulta Statutaria di dichiarare inammissibile il quesito referendario per l’abolizione dei mini-vitalizi rappresenta un grave affronto al principio di partecipazione democratica.
Infatti, pur riconoscendo la piena legittimità procedurale della richiesta referendaria, la Consulta ha deciso di negare il diritto di voto e di espressione dei cittadini lucani, senza fare un passo indietro sulla sospensione della democrazia da mesi in corso nella nostra regione, sostenendo che l’indennità differita dei consiglieri regionali costituirebbe una forma di tutela “costituzionalmente necessaria”.
Una motivazione che non condividiamo e che troviamo profondamente contraddittoria.
Per oltre dodici anni la Regione Basilicata ha funzionato senza alcuna indennità differita per i consiglieri regionali.
Solo nel dicembre 2025 il Consiglio regionale ha deciso di introdurre questo nuovo istituto.
Oggi, a pochi mesi dalla sua approvazione, ci viene detto che quella stessa norma sarebbe addirittura “costituzionalmente necessaria” e che, per questo motivo, i cittadini non possono nemmeno essere chiamati a pronunciarsi.
Perciò la domanda è inevitabile: se dal 2013 al 2025 l’ordinamento regionale poteva legittimamente funzionare senza indennità differita, perché dal 2026 la sua eliminazione produrrebbe improvvisamente un vuoto costituzionalmente intollerabile?
Noi crediamo che i privilegi non possano essere una prerogativa costituzionale, per questo non faremo un passo indietro e continueremo la nostra lotta nelle scuole e nelle piazze contro una classe dirigente che continua ad arrampicarsi sugli specchi pur di difendere i propri interessi personali.
Anche perché il costo di tutto questo non è collegato solo alla pura economia, ma ricade a cascata sulla condizione giovanile lucana: in una regione dove migliaia di giovani scappano ogni anno viene negata la possibilità di esprimersi attraverso uno strumento di democrazia diretta, alimentando l’allontanamento dei giovani dalla politica e contribuisce alla costruzione di una visione utilitaristica di questi ultimi, richiamati alla partecipazione solo finché non mette in discussione gli interessi di chi governa.
Come giovani lucani, studenti e studentesse, continueremo a portare avanti un modello diverso di politica, basata sulle necessità reali dei cittadini, sul confronto e soprattutto sull’espressione e sulla partecipazione collettiva”.





















