Matera, VivaVerdi Multikulti chiude il ciclo Schumann: tre concerti tra musica da camera, voce e strumenti

Tre sere di fila, da giovedì 29 a sabato 31 ottobre, chiudono “Eusebio e Florestano. Le due anime di Robert”, la rassegna nella rassegna che VivaVerdi Multikulti ha costruito intorno all’integrale della musica da camera di Robert Schumann (Zwickau, 1810 – Endenich, 1856).

Tutti i concerti iniziano alle 20.30 nel Salone de Le Monacelle.

Con queste date si completa un percorso di otto serate cominciato il 24 settembre, dentro il cartellone di “oi diálogoi”, la trentesima edizione del festival ideato e prodotto da Arterìa – Associazione d’arte e cultura Aps di Matera.

Il senso del ciclo Schumann a Matera, Eusebio e Florestano

Schumann diede un nome alle due metà del proprio carattere. Florestano era l’impeto, Eusebio la fantasticheria. Con queste due firme recensiva la musica dei contemporanei sulle pagine della Neue Zeitschrift für Musik, e con le loro iniziali segnava i brani delle sue raccolte pianistiche. Il ciclo prende il titolo da questa doppia identità e la insegue attraverso tutti i generi cameristici del compositore, sempre con il pianoforte al centro.

Per la direttrice artistica Loredana Paolicelli è stata un’impresa che il Mezzogiorno non aveva mai visto, e Arterìa ha scelto di legarla al trentennale. Schumann resta per lei il musicista che più di ogni altro ha fatto incontrare suono, immagine e parola, e che nelle forme brevi ha trovato la voce più personale. Accanto a lui il ciclo evoca due figure decisive, Clara Schumann, pianista e compositrice, e il giovane Johannes Brahms.

Tra gli interpreti figurano diversi docenti e allievi del Conservatorio di Musica “E. R. Duni” di Matera, chiamati a misurarsi con pagine che chiedono grande dedizione. Per l’associazione il ciclo schumanniano ha rappresentato un motivo di vanto. «È stata una rassegna bella e impegnativa, che non ha fatto paura ad Arterìa, anzi ne ha alimentato un grande senso di orgoglio», sottolinea la direttrice artistica.

Le tre serate finali seguono una logica precisa. Raccolgono le pagine per strumenti a fiato, il Lied, gli organici più rari e le melodie di sapore popolare, e coprono l’intero arco creativo del compositore, dal 1840 dei grandi cicli liederistici al 1853 delle ultime opere da camera.

Schumann per clarinetto, viola e pianoforte, giovedì 29 ottobre

Sul palco Luca Tonolli al clarinetto, Emanuele Sasso alla viola e Andrea Di Cecca al pianoforte. «I protagonisti sono un trio collaudato per viola, clarinetto e pianoforte», spiega Loredana Paolicelli. «Ci saranno i bellissimi Pezzi fantastici e due brani dedicati ai racconti e alle fiabe, sia per viola e pianoforte sia per trio. In questa serata trionfa la piccola forma, il terreno su cui Schumann non ha rivali».

Si comincia con i Fantasiestücke (Pezzi fantastici) op. 73 per clarinetto e pianoforte, scritti a Dresda in due giorni del febbraio 1849. I tre pezzi sono legati da un filo tematico e vanno eseguiti senza interruzione. Le indicazioni dicono già il percorso, dal tenero ed espressivo del primo al vivace e leggero del secondo, fino al rapido e infuocato del finale. Schumann li aveva chiamati in origine pezzi da soirée, e il clarinetto vi canta con la naturalezza di una voce.

Seguono i Märchenbilder (Quadri fiabeschi) op. 113 per viola e pianoforte, del 1851, in quattro movimenti (Nicht schnell; Lebhaft; Rasch; Langsam, mit melancholischem Ausdruck). Le quattro immagini di fiaba scelgono il timbro scuro della viola, strumento che il primo Ottocento relegava ancora in secondo piano, e ne fanno una voce narrante. La raccolta si chiude con un movimento lento, dall’espressione malinconica, scelta insolita che lascia l’ascoltatore sospeso.

Chiudono le Märchenerzählungen (Racconti fiabeschi) op. 132 per clarinetto, viola e pianoforte, anch’esse in quattro movimenti (Lebhaft, nicht zu schnell; Lebhaft und sehr markirt; Ruhiges Tempo, mit zartem Ausdruck; Lebhaft, sehr markirt), composte in pochissimi giorni nell’ottobre 1853. Per questo organico l’unico vero precedente era il Trio K. 498 di Wolfgang Amadeus Mozart, detto dei birilli.

Sono settimane particolari. Brahms, ventenne, aveva appena bussato alla porta di casa Schumann a Düsseldorf, e nel giro di pochi mesi la salute del compositore sarebbe crollata. Queste pagine, tra le ultime che abbia scritto per la musica da camera, conservano una freschezza che sorprende. Il pianoforte fa da tessitore, clarinetto e viola si scambiano le voci come due narratori della stessa storia. Il cuore del ciclo è il terzo racconto, in tempo tranquillo e dall’espressione delicata, una ninna nanna incastonata tra movimenti vivaci e marcati.

I Lieder di Schumann tra voce e strumenti, venerdì 30 ottobre

La serata più sorprendente del ciclo mette accanto il Lied nella sua forma originale e il Lied affidato agli strumenti. «La particolarità è che Frauenliebe und Leben viene cantato in originale, con la voce, dai due giovani Helena Dell’Abate e Giovanni Amoriggi», racconta Loredana Paolicelli, «mentre Dichterliebe viene eseguito nella forma trascritta per trombone e pianoforte dal duo Reda e Ippolito e, per alcuni Lieder, anche per fisarmonica bayan e pianoforte dai giovani fratelli Larato».

Il programma si apre con Frauenliebe und Leben op. 42, otto Lieder su versi di Adelbert von Chamisso, poeta e naturalista nato in Francia e cresciuto in Germania, autore della celebre Storia straordinaria di Peter Schlemihl, l’uomo che vendette la propria ombra. Li canta la soprano Helena Dell’Abate con Giovanni Amoriggi al pianoforte. Il ciclo segue la vita di una donna dal primo incontro al lutto, e nel finale il pianoforte chiude il cerchio riprendendo da solo la melodia d’apertura, come un ricordo che ritorna.

Il secondo ciclo è Dichterliebe op. 48, sedici Lieder su poesie di Heinrich Heine, la storia di un amore che si consuma tra illusione e ironia amara. Qui la voce passa agli strumenti. Antonio Reda al trombone e Antonio Ippolito al pianoforte ne eseguono tredici, mentre tre, il quinto, il settimo e l’ottavo, sono affidati al Duo Larato, con Giuseppe Mattia Larato alla fisarmonica bayan e Guglielmo Larato al pianoforte, due giovanissimi talenti materani formati al Conservatorio della città. Il primo Lied si chiude su un accordo che non risolve, come una domanda lasciata in sospeso, e l’ultima parola spetta al pianoforte, con un lungo epilogo che ripensa l’intero ciclo.

Entrambi i cicli nacquero nel 1840, l’anno in cui Schumann sposò Clara dopo una lunga battaglia legale con il padre di lei e scrisse oltre cento Lieder. Ascoltare Dichterliebe senza parole significa seguirne la pura linea di canto. Il trombone ha una cantabilità vicina alla voce umana, il bayan, la fisarmonica cromatica a bottoni di scuola russa, aggiunge un suono sostenuto che il pianoforte da solo non può dare.

Con Antonio Fracchiolla al corno arriva, tra gli altri, In der Nacht, dallo Spanisches Liederspiel op. 74 del 1849, su testi spagnoli nella versione tedesca di Emanuel Geibel. Nell’originale è un duetto, la confessione notturna di un cuore che veglia mentre tutti dormono, e qui le due voci diventano corno e trombone, con Ippolito al pianoforte. Chiude l’Adagio und Allegro op. 70, del febbraio 1849, per Fracchiolla e Ippolito.

È tra le prime pagine importanti per il corno a pistoni, strumento allora recente. Schumann ne esplora le nuove possibilità cromatiche, con un Adagio dal canto disteso e un Allegro brillante che mette alla prova il solista.

«La particolarità della serata sta anche nel corno di Antonio Fracchiolla, che esegue con il trombonista Reda alcuni duetti tratti da un ciclo di altri duetti di Lieder», aggiunge la direttrice artistica. «Insomma una serata in cui domina la “vocalità”, nella sua accezione più pura e melodica, e in cui voce e trombone si scambiano la “leader voice” nei due cicli liederistici».

Andante und Variationen op. 46 e Stücke im Volkston, il finale di sabato 31 ottobre

«Con il 31 chiudiamo il ciclo Schumann», anticipa Loredana Paolicelli, «e vedremo protagoniste le doppie figure dei pianisti e dei violoncellisti insieme al cornista».

L’ultima sera si apre con i 5 Stücke im Volkston op. 102, della primavera 1849, affidati a Sebastiano Severi al violoncello e Alessandro Licchetta al pianoforte. Il primo pezzo porta un’indicazione spiazzante, da suonare con umorismo. Gli altri alternano malinconia, un canto da eseguire con molto suono e un finale forte e marcato. Il tono popolare del titolo è quello di una semplicità cercata, la conversazione intima tra due strumenti.

Il duo pianistico Alessandro Licchetta e Andrea Sequestro propone poi i 6 Studien in kanonischer Form op. 56 nella versione per due pianoforti. Schumann li scrisse nel 1845, l’anno in cui Robert e Clara si immersero nello studio del contrappunto di Johann Sebastian Bach, per il pianoforte a pedaliera, dotato di una tastiera per i piedi simile a quella dell’organo. Sono canoni, pagine in cui una voce insegue l’altra a distanza, eppure di scolastico non hanno nulla. La regola diventa canto e il rigore si scioglie in lirismo. La loro bellezza ha attirato molti trascrittori, tra cui Claude Debussy, che ne firmò una versione proprio per due pianoforti.

Il ciclo si chiude con una rarità, l’Andante und Variationen op. 46. Schumann lo scrisse nel 1843 per due pianoforti, due violoncelli e corno, un organico che non ha uguali nel repertorio. Poco dopo lo ridusse ai soli due pianoforti, ed è in quella veste che il brano si è fatto conoscere. A Matera si ascolta la versione originale, con Severi ed Emanuele Rigamonti ai violoncelli, Fracchiolla al corno e il duo Licchetta e Sequestro. Il tema, cantabile e raccolto, genera una serie di variazioni in cui corno e violoncelli colorano la scrittura pianistica con sfumature quasi orchestrali.

Schumann dal 1840 al 1853, un ritratto in tre serate

Messe una accanto all’altra, queste serate compongono un ritratto. Il 1840 è l’anno del Lied e delle nozze con Clara. Il 1843 e il 1845 sono gli anni della ricerca, tra organici inediti e studio dell’antico. Il 1849 a Dresda, l’anno della rivoluzione, fu per sua stessa ammissione il più fecondo della sua vita, e da lì vengono i Fantasiestücke op. 73, l’Adagio und Allegro, lo Spanisches Liederspiel e gli Stücke im Volkston. Il 1851 e il 1853 portano le fiabe di Düsseldorf, l’ultima stagione prima del silenzio. Eusebio e Florestano attraversano tutte queste pagine. Il sognatore parla nei Lieder e nelle fiabe, il combattente negli slanci del corno e nei finali più accesi.

Jazz a Matera a novembre con VivaVerdi Off

Chiuso il ciclo schumanniano, il trentennale cambia passo. L’apertura al jazz e ad altri linguaggi è scritta nel nome stesso della rassegna. VivaVerdi Multikulti è nata pensando alla multiculturalità, all’incontro tra musiche, generi e tradizioni diverse, e quest’anno quella vocazione trova un’eco particolare. Il 2026 è infatti l’anno in cui Matera è Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo, e il dialogo è anche la parola che dà il titolo alla trentesima edizione.

Da sabato 7 a sabato 28 novembre “VivaVerdi Off” dedica l’intero mese al jazz e porta la musica fuori dalle sale da concerto, in diversi luoghi della città. Sui palchi si alternano figure del jazz italiano e di ricerca come Eugenio Colombo, Sabina Mayer e Biagio Orlandi, Legacy del Gianfranco Menzella Quartet, Francesco Cusa and the Assassins, Sandro Savino, Fabio Accardi, Pierluigi Balducci, Giacomo Aula in piano solo e il Mario Rosini Trio, con un progetto sulla canzone italiana.