Nel nuovo numero di Congiunture (il report periodico del centro studi della Cisl Basilicata) il sindacato lancia l’allarme sulla tenuta finanziaria dei servizi pubblici locali a causa della progressiva erosione del gettito delle addizionali IRPEF e IRAP.
Nel pezzo di apertura il segretario generale Vincenzo Cavallo evidenzia che «la nostra regione mostra segnali evidenti di stagnazione economica, con un’evoluzione del Pil in controtendenza rispetto alla media nazionale e del Mezzogiorno».
Un dato confermato dai principali osservatori, non ultimo quello della Banca d’Italia.
Secondo il sindacalista «a pesare in modo determinante sono le sofferenze del comparto industriale, a partire dalla criticità più rilevante: quella della filiera automotive di Melfi; oltre alla contrazione del valore complessivo della produzione estrattiva e al progressivo diradamento del tessuto produttivo delle piccole imprese.
A questa debolezza strutturale dell’apparato manifatturiero si somma il fenomeno destabilizzante dello spopolamento e dell’invecchiamento demografico.
Infatti, la costante perdita di residenti, in particolare dei giovani qualificati, incide negativamente sia sull’offerta di lavoro sia sulla domanda interna».
Ma a preoccupare la Cisl sono le conseguenze sistemiche di queste criticità.
Spiega Cavallo:
«Un esempio è la progressiva erosione della base imponibile per le addizionali regionali IRPEF e IRAP.
Se il numero di lavoratori e di residenti diminuisce e il reddito complessivo ristagna le entrate derivanti dalle addizionali locali subiranno una contrazione inevitabile nei prossimi anni.
Mantenere l’attuale livello, già non sufficiente, di servizi pubblici essenziali – sanità, trasporto pubblico locale, politiche sociali e manutenzione del territorio – diventerà presto economicamente insostenibile senza una revisione profonda delle strategie di incasso e di spesa.
Per garantire la tenuta dei conti pubblici, senza gravare ulteriormente sulle tasche di famiglie e pensionati, è indispensabile agire con decisione sul lato delle entrate fiscali e patrimoniali».
Per la Cisl una possibile via di uscita è la valorizzazione patrimoniale delle risorse naturali:
«La Basilicata è una terra ricca di beni naturali che spesso producono profitti per grandi player nazionali e multinazionali senza generare una corrispondente ed equa ricaduta sul bilancio regionale.
Per quanto riguarda petrolio e gas, occorre ridiscutere gli accordi di compensazione e le royalties sull’estrazione degli idrocarburi, vincolando tali risorse non alla spesa corrente fluttuante, ma ad un fondo sovrano regionale destinato a finanziare infrastrutture, ricerca e innovazione industriale.
Allo stesso tempo, la Basilicata rappresenta il maggiore accumulo idrico del Mezzogiorno.
È indilazionabile applicare una tariffazione di ristoro ambientale e di concessione equa nei confronti delle regioni e degli enti confinanti che usufruiscono dell’acqua lucana».
Secondo Cavallo «anche la transizione energetica non può tradursi in una nuova forma di estrattivismo selvaggio.
Le società che installano impianti eolici e fotovoltaici sul territorio lucano devono corrispondere royalties e canoni concessori congrui, destinati all’efficientamento energetico dei comuni e all’abbattimento delle bollette per i cittadini, ma anche al risanamento del territorio che non deve essere deturpato poiché il paesaggio costituisce un bene fondamentale e da tutelare per la qualità della vita dei cittadini.
Infine, è necessario aggiornare e ricalibrare i canoni di estrazione per il settore estrattivo-minerario, garantendo sia la tutela ambientale sia un ritorno economico adeguato per le casse degli enti locali da cave e torbiere».
«Il recupero di entrate dalla valorizzazione delle risorse naturali deve essere accompagnato, a nostro avviso, anche da un rigoroso piano di contenimento dei costi istituzionali e burocratici: non è pensabile infatti che, a fronte di una tassazione regionale alta, i cittadini lucani ricevano servizi essenziali inadeguati o in alcuni contesti addirittura un assenza di servizi.
La Basilicata possiede una ricchezza patrimoniale e naturale straordinaria che, se valorizzata con equità e visione prospettica, può bilanciare il calo demografico e garantire la tenuta finanziaria della Regione».
In conclusione il segretario della Cisl afferma che «non si tratta di prendere atto con rassegnazione dei dati statistici, ma di suscitare una chiamata all’azione per il Governo regionale, le parti sociali, il mondo produttivo e anche l’associazionismo civico.
Come Cisl chiediamo un’immediata convocazione del tavolo di concertazione regionale che affronti il tema della sostenibilità finanziaria, per definire un patto per lo sviluppo, basato sull’equità fiscale, sul lavoro di qualità e sulla corretta e redditizia gestione delle nostre risorse naturali».





















