“In Basilicata avere un lavoro non significa essere al riparo dalla povertà.
È questo il dato più preoccupante che emerge dall’analisi Inapp-PLUS: anche chi ha un contratto a tempo indeterminato può ritrovarsi con una retribuzione insufficiente per costruire la propria autonomia, sostenere una famiglia e guardare al futuro con serenità.
Quando il lavoro non garantisce un’esistenza dignitosa, non siamo di fronte soltanto a un problema salariale, ma a una questione sociale che chiama in causa il modello di sviluppo, la qualità dell’occupazione e le politiche pubbliche“.
Lo dice Vincenzo Tortorelli, segretario generale regionale Uil Basilicata, che aggiunge:
“I numeri parlano chiaro.
Tra i lavoratori dipendenti under 35 con contratto a tempo indeterminato, la quota di sottopagati raggiunge il 13,7%, contro il 7,8% delle altre fasce d’età. Per le giovani donne sale al 15%.
Nel Mezzogiorno il dato arriva al 16,6%.
È una fotografia che deve interrogare anche la Basilicata, dove salari contenuti, percorsi professionali discontinui e limitate opportunità di carriera rischiano di trasformare il lavoro in una condizione di fragilità anziché in uno strumento di emancipazione.
Non possiamo accettare che essere giovani significhi dover accettare stipendi più bassi, rinunciare a una casa, rinviare la costruzione di una famiglia o considerare inevitabile l’emigrazione.
E non possiamo rassegnarci all’idea che una donna debba pagare un prezzo economico per la maternità o per le responsabilità di cura. Il divario retributivo non è una fatalità: è il risultato di disuguaglianze che possono e devono essere contrastate con politiche concrete.
Per la Basilicata la questione è ancora più delicata.
Il reddito disponibile pro capite, indicato dalle elaborazioni richiamate nell’analisi intorno ai 17.335 euro, resta sensibilmente inferiore alla media nazionale.
Questo significa che, quando aumentano il costo della spesa, le bollette, i carburanti e gli affitti, le famiglie lucane dispongono di margini più ridotti per assorbire i rincari.
Il problema non riguarda soltanto chi è disoccupato o precario: coinvolge anche chi lavora, ma non riesce a mettere da parte risorse, affrontare una spesa imprevista o progettare il proprio domani.
Come UIL Basilicata chiediamo che il tema dei salari torni al centro dell’agenda regionale e nazionale.
Servono rinnovi contrattuali tempestivi, aumenti retributivi capaci di recuperare il potere d’acquisto perduto, contrasto al lavoro povero e maggiore diffusione della contrattazione di qualità.
Il lavoro stabile deve essere anche un lavoro adeguatamente retribuito. La stabilità contrattuale, da sola, non può diventare un alibi per ignorare stipendi che non tengono il passo con il costo della vita.
Occorre, inoltre, rafforzare le politiche attive del lavoro, la formazione e l’orientamento, collegandoli alle reali esigenze del sistema produttivo lucano.
Non basta creare occupazione: bisogna creare lavoro qualificato, con prospettive di crescita professionale e retribuzioni coerenti con le competenze.
Le risorse pubbliche destinate alle imprese devono contribuire a generare occupazione stabile e di qualità, con impegni verificabili sul piano salariale, professionale e della permanenza sul territorio.
La condizione delle donne richiede interventi altrettanto incisivi.
Non si può parlare di pari opportunità se la cura dei figli e delle persone fragili continua a ricadere prevalentemente sulle lavoratrici, condizionandone orari, carriera e reddito.
Per questo chiediamo più servizi per l’infanzia, un sistema di welfare territoriale accessibile, una rete adeguata di assistenza e strumenti efficaci di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro. I congedi parentali devono essere realmente fruibili da entrambi i genitori, senza che la perdita di reddito diventi un ostacolo al loro utilizzo.
Investire nei servizi significa sostenere l’occupazione femminile, alleggerire il carico sulle famiglie e contrastare le disuguaglianze fin dall’inizio dei percorsi professionali.
Nei piccoli Comuni lucani, dove la distanza dai servizi può rendere ancora più difficile conciliare lavoro e responsabilità familiari, questa esigenza è particolarmente evidente.
C’è poi il tema del futuro della regione.
Se un giovane, dopo aver studiato e acquisito competenze, è costretto a trasferirsi perché altrove trova salari migliori e maggiori possibilità di crescita, la Basilicata perde non soltanto un lavoratore, ma competenze, energie e prospettive di sviluppo.
Per fermare questa emorragia non bastano gli appelli a restare: bisogna creare le condizioni economiche e sociali perché restare sia una scelta possibile, non un sacrificio.
La Regione deve aprire un confronto strutturato con sindacati, imprese e rappresentanze sociali per definire un piano contro il lavoro povero, con obiettivi misurabili su qualità dell’occupazione, salari, formazione e partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
Servono dati territoriali aggiornati e strumenti capaci di individuare i settori e le categorie maggiormente esposti, così da orientare le risorse dove il bisogno è più forte.
La UIL Basilicata continuerà a sostenere la necessità di salari dignitosi, diritti esigibili e servizi pubblici adeguati.
La crescita economica non può essere valutata soltanto contando gli occupati, senza considerare quanto guadagnano e quale futuro possono costruire.
Un lavoro che non consente di vivere dignitosamente è un problema che riguarda l’intera comunità. Perché il lavoro deve garantire autonomia, sicurezza e possibilità di scegliere il proprio futuro, non limitarsi a tenere le persone appena sopra la soglia della sopravvivenza”.





















