“Da giugno scorso in Italia sono entrate in vigore nuove disposizioni che rafforzano la tutela del cosiddetto ‘salario giusto’, individuando nei contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative il riferimento per la determinazione delle retribuzioni. È certamente un passo avanti.
Tuttavia, considerando che l’Italia è tra i Paesi europei in cui i salari reali hanno registrato la crescita più debole negli ultimi decenni, il percorso da compiere è ancora lungo.
Per questo non dovrebbe essere accantonata la proposta del salario minimo legale, anche perché il potere d’acquisto delle retribuzioni nel nostro Paese è stato fortemente penalizzato negli ultimi trent’anni”.
Lo dichiara il capogruppo socialista in Consiglio regionale, Antonio Bochicchio, che prosegue:
“Un lavoro scarsamente retribuito è spesso accompagnato da maggiore precarietà, minori tutele e condizioni di lavoro più difficili.
Rafforzare la contrattazione collettiva è giusto, ma è altrettanto importante individuare una base minima incomprimibile di tutela.
Il salario minimo, infatti, avrebbe proprio la funzione di fissare una soglia sotto la quale non sarebbe possibile scendere, garantendo una protezione universale.
Le due misure possono convivere, una garantirebbe un livello essenziale di tutela, l’altra continuerebbe a valorizzare il ruolo della contrattazione collettiva e il miglioramento delle condizioni economiche dei lavoratori.
Anche il Codice dei contratti pubblici prevede il cosiddetto ‘salario giusto’ ma le norme spesso restano inapplicate.
Per questo occorrerà verificare nella pratica quanto le ultime disposizioni saranno efficaci nel contrastare il dumping salariale e il fenomeno dei contratti pirata.
Anche la Basilicata può fare la sua parte.
Pur non avendo competenze per introdurre un salario minimo, la Regione può intervenire attraverso le proprie politiche di sviluppo e di sostegno alle imprese e ai lavoratori.
Il centrosinistra ha già avanzato proposte concrete che andrebbero prese in considerazione, ad esempio nelle gare pubbliche, premiando le imprese virtuose che garantiscono maggiori tutele economiche e di sicurezza in fase di appalto.
Le risorse pubbliche devono contribuire a creare occupazione dignitosa e non alimentare forme di concorrenza basate esclusivamente sulla riduzione del costo del lavoro.
Come socialisti continueremo a sostenere questa battaglia.
Salari più dignitosi significano maggiore giustizia sociale, ma anche più consumi, maggiore competitività per le imprese corrette e meno giovani costretti a lasciare la Basilicata e l’Italia in cerca di opportunità migliori.
La competizione tra le imprese non può essere giocata sulla compressione del costo del lavoro, ma sulla qualità, sull’innovazione e sulla produttività”.





















