Lo sconto sulle accise dei carburanti voluto dal governo Meloni per contrastare i rincari figli della crisi energetica è agli sgoccioli.
L’ultimo taglio disposto dal governo Meloni scade il 3 luglio.
L’esecutivo, come ricorda today, ha sempre detto di valutare di volta in volta cosa fare in base all’evoluzione della situazione internazionale e adesso che formalmente lo Stretto di Hormuz è tornato navigabile potrebbero non esserci nuovi tagli.
Finora infatti non ci sono annunci in questa direzione. Cosa succede quindi? La conseguenza che appare più probabile è quella di un aumento dei prezzi già da sabato 4 luglio. Facciamo due conti.
L’ultimo taglio delle accise disposto dal governo vale 5 centesimi di euro sia per il gasolio che per la benzina.
In base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese oggi, 2 luglio, i prezzi medi alla pompa in modalità “self service” lungo la rete stradale nazionale sono di 1,804 euro per litro per la benzina e 1,882 per il gasolio.
Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,893 euro per litro per la benzina e 1,968 per il gasolio.
Usando queste cifre come parametro, senza lo sconto e tenuto conto anche dell’Iva che pesa sulle accise i prezzi medi alla pompa in modalità “self service” lungo la rete stradale nazionale salirebbero a 1,865 euro per litro per la benzina, 1,943 per il gasolio.
Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self sarebbe a 1,954 euro per litro per la benzina e 2,029 per il gasolio. Senza lo sconto fiscale, l’impatto complessivo su un pieno medio da 50 litri comporterebbe un aumento immediato di circa 3,05 euro.
Proprio in vista della fine dello sconto, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, nei giorni scorsi ha convocato le principali compagnie petrolifere per verificare l’andamento dei prezzi.
“Ho convocato le compagnie petrolifere per richiamarle alla loro responsabilità nell’adeguare il più velocemente possibile il prezzo dei carburanti all’andamento dei mercati”, ha detto lo stesso Urso.
Appare quindi plausibile che la scelta del governo sia quella di non intervenire con nuovi sconti, ma di monitorare il mercato vigilando sul “ritorno alla normalità”.
Un ulteriore “indizio” è dato dal fatto che il tema accise non compare tra i temi nell’agenda del Consiglio dei ministri, in programma oggi a Palazzo Chigi.
All’ordine del giorno figurano il disegno di legge sul Rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato per l’esercizio finanziario 2025 e il disegno di legge di assestamento del bilancio dello Stato per il 2026.
Per avere certezza di cosa accadrà dovremo comunque aspettare le prossime ore.





















